A conclusione del pellegrinaggio a Nicea, Papa Leone XIV ha celebrato la Divina Liturgia con i Capi delle Chiese, ribadendo che il Credo Niceno-Costantinopolitano unisce i cristiani. Il Pontefice ha sottolineato che, 60 anni dopo l’abolizione delle reciproche scomuniche tra Paolo VI e Atenagora, l’obiettivo primario del suo Ministero è il ripristino della piena comunione tra cattolici e ortodossi, nel rispetto delle legittime differenze. Infine, ha esortato le Chiese a rispondere insieme alle sfide contemporanee: essere costruttori di pace, affrontare la crisi ecologica e promuovere un uso responsabile delle nuove tecnologie.
Il discorso
Il nostro pellegrinaggio nei luoghi dove si tenne il primo Concilio ecumenico nella storia della Chiesa, si conclude con questa solenne Divina Liturgia, nella quale abbiamo commemorato l’Apostolo Andrea che, secondo l’antica tradizione, portò il Vangelo in questa città. La sua fede è la nostra: la stessa definita dai Concili ecumenici e professata oggi dalla Chiesa. Con i Capi delle Chiese e i Rappresentanti delle Comunioni Cristiane Mondiali, durante la preghiera ecumenica lo abbiamo ricordato: la fede professata nel Credo Niceno-Costantinopolitano ci unisce in una comunione reale e ci permette di riconoscerci come fratelli e sorelle. Ci sono stati molti malintesi e persino conflitti tra cristiani di Chiese diverse in passato, e ci sono ancora ostacoli che ci impediscono di essere in piena comunione, ma non dobbiamo tornare indietro nell’impegno per l’unità e non possiamo smettere di considerarci fratelli e sorelle in Cristo e di amarci come tali. Ispirati da questa consapevolezza, sessant’anni fa Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora dichiararono solennemente che le decisioni infelici e i tristi eventi che portarono alle reciproche scomuniche del 1054 dovevano essere cancellati dalla memoria della Chiesa. Questo gesto storico dei nostri venerati Predecessori aprì un cammino di riconciliazione, di pace e di crescente comunione tra cattolici e ortodossi, che è cresciuto anche grazie ai contatti frequenti, agli incontri fraterni e a un fecondo dialogo teologico. Alla luce di questo cammino già intrapreso, molti sono stati i passi compiuti anche a livello ecclesiologico e canonico e, oggi, siamo interpellati a impegnarci maggiormente verso il ripristino della piena comunione.

Il dialogo teologico
A tal proposito, desidero esprimere la gratitudine dell’intera Chiesa cattolica e il profondo ringraziamento personale per il continuo sostegno di Sua Santità e del Patriarcato ecumenico al lavoro della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Vi chiedo di continuare a compiere ogni sforzo affinché tutte le Chiese ortodosse autocefale tornino a partecipare attivamente a tale impegno. Da parte mia, desidero confermare che, in continuità con quanto insegnato dal Concilio Vaticano II e dai miei predecessori, perseguire la piena comunione tra tutti coloro che sono battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel rispetto delle legittime differenze, è una delle priorità della Chiesa cattolica e in modo particolare del mio Ministero di Vescovo di Roma, il cui ruolo specifico a livello di Chiesa universale consiste nell’essere al servizio di tutti per costruire e preservare la comunione e l’unità.
Cattolici e Ortodossi costruttori di pace
Per rimanere fedeli alla volontà del Signore di prenderci cura non solo dei nostri fratelli e sorelle nella fede, ma di tutta l’umanità e dell’intero creato, le nostre Chiese sono chiamate a rispondere insieme agli appelli che lo Spirito Santo rivolge loro oggi. Innanzitutto, in questo tempo di sanguinosi conflitti e violenze in luoghi vicini e lontani, i cattolici e gli ortodossi sono chiamati ad essere costruttori di pace. Si tratta certamente di agire e di porre delle scelte e dei segni che edificano la pace, ma senza dimenticare che essa non è solo il frutto di un impegno umano, bensì è dono di Dio. Perciò, la pace si chiede con la preghiera, con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della pace.

Custodi del creato
Un’altra sfida che le nostre Chiese devono affrontare è la minacciosa crisi ecologica che, come Sua Santità ha spesso ricordato, richiede un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato. Cattolici e ortodossi siamo chiamati a collaborare per promuovere una nuova mentalità in cui tutti si sentano custodi del creato che Dio ci ha affidato. Una terza sfida che vorrei menzionare è l’uso delle nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione. Consapevoli degli enormi vantaggi che esse possono offrire all’umanità, cattolici e ortodossi devono operare insieme per promuoverne un uso responsabile al servizio dello sviluppo integrale delle persone, e un’accessibilità universale, perché tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di persone e a interessi di pochi privilegiati.
Il ringraziamento
Nel rispondere a queste sfide, sono fiducioso che tutti i cristiani, i membri di altre tradizioni religiose e molte donne e uomini di buona volontà possano cooperare in armonia e lavorare al bene comune. Santità, con questi pensieri nel cuore, porgo a Lei e ai fratelli e alle sorelle che oggi celebrano la festa del Santo Patrono i miei più fervidi auguri di ogni bene, di salute e serenità. Desidero ringraziarVi sinceramente per la calorosa e fraterna accoglienza che mi avete riservato in questi giorni. Per questo, invocando l’intercessione dell’Apostolo Andrea e di suo fratello, l’Apostolo Pietro, di San Giorgio Megalomartire a cui è dedicata questa Chiesa, dei Santi Padri del Primo Concilio di Nicea, dei numerosi Santi Pastori di questa antica e gloriosa Chiesa di Costantinopoli, chiedo a Dio Padre misericordioso di benedire abbondantemente tutti i presenti.
Hrònia Pollà, Ad multos annos!
Primato dell’evangelizzazione
Nel suo intervento a conclusione dell’incontro di questa mattina nella chiesa di Mor Ephrem, dopo aver ringraziato tutti i presenti, Papa Leone XIV è tornato sul valore del Concilio di Nicea e della celebrazione di ieri, il cui centro era il Vangelo dell’Incarnazione. Ha chiesto e assicurato la preghiera perché si generino nuovi incontri e momenti come quello vissuto, anche con quelle Chiese che non sono potute essere presenti, ha richiamato il primato dell’evangelizzazione e dell’annuncio del kerygma e ricordato come la divisione tra i cristiani sia un ostacolo alla loro testimonianza. Infine ha invitato a percorrere insieme il viaggio spirituale che conduce al Giubileo della Redenzione, nel 2033, nella prospettiva di un ritorno a Gerusalemme, nel cenacolo, luogo dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, dove lavò loro i piedi, e luogo della Pentecoste, un viaggio che porti alla piena unità, citando il suo motto episcopale: “In Illo Uno Unum”.
(fonte: Sala Stampa della Santa Sede)

