Leone XIV alle Canarie: l’abbraccio ai migranti della Rotta Atlantica

Per la prima volta un Papa sbarca nell'arcipelago: a Las Palmas l'attesa per il messaggio di Leone XIV sul dramma dell'immigrazione e la solidarietà dei soccorritori

Las Palmas de Gran Canaria attende Leone XIV. Foto Vatican Media

Un cielo grigio-biancastro, la tipica “panza de burro” (pancia d’asino) che i locali conoscono bene, sta avvolgendo Las Palmas nelle ore precedenti l’arrivo di Papa Leone XIV. Un clima insolito per le Canarie, reduci da giorni di vento, pioggia e nebbia fitta, quasi a voler riflettere la complessità di un territorio che è un mosaico del mondo. Definito un “continente in miniatura”, l’arcipelago mescola le dune desertiche di Maspalomas a quartieri in stile coloniale che ricordano l’Avana o Barcellona, l’eleganza di Miami e i vicoli acciottolati dell’entroterra peruviano. Ma oggi, dietro questa straordinaria bellezza da meta turistica globale, batte il cuore di una terra di frontiera. Questa mattina l’Airbus A320 dell’Iberia è decollato da Barcellona alla volta della base aerea di Gran Canaria-Gando. È la penultima e più attesa tappa del viaggio apostolico del Papa in Spagna. Una prima volta assoluta per le Canarie: mai nessun Papa aveva messo piede su queste isole dell’Oceano Atlantico, a soli 150 chilometri dalle coste del Marocco. Nel 1934 ci fu solo una breve sosta di Pio XII, ma allora era Segretario di Stato diretto a Buenos Aires.

Una mobilitazione storica

L’attesa ha letteralmente paralizzato la capitale. Cartelli bianchi e blu con la scritta “Bienvenido” e il motto del viaggio “Alza la mirada” (Alza lo sguardo) tappezzano le strade. Tombini saldati per sicurezza, muri ridipinti a festa e vie interamente cerradas, chiuse al traffico. Il governo locale ha raccomandato lo smart working e il rinvio delle visite mediche non urgenti per decongestionare un’isola in preda a una “frenetica attività”. Dietro i preparativi formali e la targa commemorativa issata a tempo di record sulla facciata della Cattedrale di Sant’Anna, c’è però una priorità pastorale e politica ben precisa. Papa Leone XIV è venuto a portare una “carezza” e una parola di incoraggiamento a una popolazione che, negli ultimi cinque anni, è diventata il fronte drammatico della “Rotta Atlantica” dell’immigrazione.

“Molo della Speranza”

Il cuore emotivo della visita si concentra a sud dell’isola, nel porto di Arguineguín. Una cittadina che profuma di pescado fritto e vita di mare, ma che nel 2020, in piena pandemia da Covid-19, divenne una “Lampedusa spagnola“. In meno di una settimana vi si ammassarono oltre 3.000 persone stipate su imbarcazioni di fortuna (cayucos e pateras) provenienti da Senegal, Mali, Mauritania e Gambia. Sul palco, costruito a forma di prua di nave per richiamare l’oceano, Leone XIV ascolterà le testimonianze dei sopravvissuti e dei soccorritori. Un evento fortemente interreligioso, che vedrà la partecipazione di cristiani, musulmani e non credenti, uniti dal messaggio universale del Papa.

Il numero dei migranti

Se i numeri degli arrivi nel 2026 mostrano un netto calo rispetto al picco drammatico del 2024 (quando si registrarono quasi 47mila arrivi), gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Secondo José Luis Vidales Colinas, direttore della fondazione religiosa Cruz Blanca, la diminuzione è dovuta all’intensificazione dei controlli nei Paesi di partenza e a una stagione prolungata di nubifragi che ha scoraggiato le traversate.

L’appello del Papa

Papa Leone XIV sarà poi attesto stasera allo stadio di Las Palmas, prima di trasferirsi a Tenerife per l’ultima tappa del viaggio. Da qui lanceràuna richiesta di umanità per un popolo, quello canario, che come ricorda il vescovo monsignor José Mazuelos, ha l’accoglienza nel proprio DNA storico, fin dai tempi delle migrazioni transatlantiche dei secoli scorsi: “Da noi non c’è mai stato spazio per il razzismo o il disprezzo. Solo la capacità di guardare la gente dritta negli occhi”.

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