Leone XIV alla Chiesa catalana: “In un mondo frammentato, siate profeti di unità”

Durante la preghiera dell'Ora Media nella cattedrale di Barcellona, Leone XIV richiama l'eredità di Francesco e Giovanni Paolo II, esortando fedeli e pastori a riscoprire lo spirito del martirio per difendere la comunione ecclesiale

Papa Leone XIV durante la preghiera dell’Ora Media. Fermo immagine diretta Vatican News

Un forte appello alla comunione, al superamento di ogni polarizzazione e alla testimonianza coraggiosa in una società segnata dall’individualismo e dai conflitti. È questo il cuore del discorso pronunciato da Papa Leone XVI nella Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia a Barcellona, durante la preghiera dell’Ora Media. Davanti ai fedeli e ai pastori della Chiesa catalana, il Pontefice ha tracciato la rotta per il futuro della comunità diocesana, richiamando il valore teologico dell’unità attraverso due immagini chiave: la Sposa e il Corpo. Citando l’eredità dei suoi predecessori, Francesco e Giovanni Paolo II, Leone XIV ha ricordato a Barcellona la sua storica vocazione di “focolare aperto alla fraternità” e la responsabilità speciale che deriva dal suo essere Cap i Casal de Catalunya (Capo e Casa della Catalogna). Il Santo Padre ha concluso l’omelia affidando la missione della Chiesa locale alla Vergine, pronunciando in lingua catalana l’invocazione finale: “Santa Maria de la Mercè, pregueu per nosaltres”.

L’omelia

Carissimi fratelli e sorelle,
con grande gioia inizio la mia visita pregando insieme a voi, in questa Cattedrale, l’Ora sesta. Il Concilio Vaticano II definisce l’Ufficio divino «voce della sposa che parla allo sposo». (CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 84) e «preghiera che Cristo unito al suo corpo eleva al Padre» (ibid.). Anche la Lettura che abbiamo ascoltato sottolinea che «tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1Cor 12,13). Possiamo allora farci aiutare, nella nostra riflessione, proprio da queste due immagini: la Sposa e il Corpo. La prima ci ricorda che la Chiesa, e in particolare quest’assemblea, ricca di doni e carismi e della varietà delle storie di ciascuno, è anzitutto una Sposa amata. Dio vi ha voluti qui, perché ama in voi e nel vostro essere insieme una bellezza e una bontà uniche e sacre. Lui vi ha scelti, non altri, a rappresentare, oggi, la “Comunità dei santi” (cfr 1Cor 1,2) che è in Barcellona. Ed è con questa consapevolezza che vi invito a rinnovare, concordi, il proposito di camminare insieme, tutti, fedeli e Pastori, sulle orme di Cristo, verso la pienezza della vita. La Chiesa è frutto di un atto d’amore che la precede e che viene da Dio, e cresce anzitutto lasciandosi amare da Lui, unita, con cuore umile e grato, perché solo chi si lascia amare da Dio può costruire, con gli altri, le opere dell’amore.

L’invito di papa Francesco

In proposito, Papa Francesco, non molti anni or sono, raccomandava a questa Comunità diocesana di «partire dall’incontro con Cristo» per crescere «in fratellanza, nell’annuncio della Buona Novella del Vangelo» (Videomessaggio in occasione dell’inaugurazione della Torre della Vergine nella Sagrada Família di Barcellona, 9 dicembre 2021), e, un anno dopo, ripeteva ai seminaristi di questa stessa Diocesi, pellegrini a Roma: «Non smettete mai di assaporare e rievocare questo amore di predilezione che si riversa e si riverserà abbondantemente nel vostro cuore […]. Non spegnete mai quel fuoco che vi renderà intrepidi predicatori del Vangelo» (Discorso alla Comunità del Seminario di Barcellona, 10 dicembre 2022). Le sue parole indicano il clima che siamo chiamati a diffondere nei nostri ambienti, nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro e di formazione, negli ambienti di Curia e in ogni altro ambito di vita: un clima di famiglia, in cui si vive insieme, memori della comune figliolanza e della comune chiamata, solidali, aperti, capaci di misericordia, di sacrificio, di attenzione reciproca, di perdono.

Il ricordo di san Giovanni Paolo II

Carissimi, Barcellona, in questo, ha una grande tradizione di Chiesa. Ne faceva memoria San Giovanni Paolo II quando, in visita qui, lodava l’«animo accogliente che lungo la storia ha portato voi barcellonesi e catalani a condividere la cittadinanza umana e cristiana con innumerevoli genti» (Angelus, Barcellona, 7 novembre 1982), e vi incoraggiava a «proclamare davanti alla Chiesa che questa città e questa regione sono un focolare grande ed aperto alla fraternità cristiana» (ibid.). Nelle sue parole trovano posto i volti di tanti fratelli e sorelle che tra voi si sono spesi e si spendono per costruire armonia e comunione, al di là di ogni polarizzazione. E ancora oggi esse hanno conferma nella vitalità delle numerose opere di annuncio, di formazione e di carità di cui tutti siete animatori e protagonisti.

Come un unico corpo

Questo ci porta alla seconda immagine sulla quale vogliamo fermarci: quella del corpo, tema principale della Lettura che abbiamo ascoltato (cfr1Cor 12,12-13). Se Cristo infatti è lo Sposo che ci ha amato per primo, Egli è anche il Capo a cui siamo uniti come membra di un unico organismo, gli uni al servizio degli altri, «gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione» (Ap 5,9), tutti animati dall’azione dello stesso Spirito, tutti chiamati alla stessa santità. Anche questo è importante, perché ci rammenta che per noi lavorare insieme non è una scelta di “stile”, ma una necessità fisiologica, fondata sulla grazia concessa a ciascuno «secondo la misura del dono di Cristo» (Ef 4,7), e a cui corrispondiamo impegnando i carismi ricevuti nel rispetto dei ministeri affidati. È lo Spirito che, come parti di un’unica compagine viva, ci spinge non solo a donarci senza riserve, là dove la Provvidenza ci chiama, ma a farlo secondo i disegni di Dio, nell’obbedienza e nella fiducia. Come in un corpo, anche tra noi ci sono membra più forti e altre più deboli, alcune visibili, che svolgono funzioni evidenti all’esterno, altre nascoste, che agiscono dal di dentro, in alcuni casi non fermandosi mai e assolvendo funzioni vitali, senza che nessuno nemmeno se ne accorga. Sono molte le immagini con cui potremmo illustrare la varietà e l’importanza dei ruoli e delle missioni che incontriamo tra noi, ma il messaggio è sempre lo stesso: nella ricchezza dei doni ricevuti, siamo forti perché uniti, e siamo uniti perché animati dallo stesso Spirito, lo Spirito di Cristo, che è Spirito di comunione per la salvezza di tutti (cfr Ef 4,4). È importante, perciò, per ciascuno di noi, non permettere che nulla distrugga l’unità in cui Dio ci ha costituito e verso la cui pienezza ci conduce giorno per giorno.

Capo e Casa della Catalogna

Barcellona è detta “Cap i Casal de Catalunya”. Ciò dà a questa comunità, a tutti voi, Barcellonesi e Catalani, una vocazione e una responsabilità speciale a farvi, con l’aiuto di Dio, costruttori di unità. Tra poco venereremo i resti di Santa Eulalia, Compatrona di questa Cattedrale, di questa Diocesi e di questa Città. Sant’Agostino, parlando dei Martiri, diceva: «Non ci sembri poca cosa essere membra di quel corpo del quale sono membra anche coloro ai quali non ci possiamo paragonare […]. Siamo obbedienti allo stesso Signore […], animati dalla stessa carità e […] stretti a quella medesima unità» (Sermo 280, 6). Cari fratelli e sorelle, è con questo spirito che anche noi, in un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una società sempre più frammentata e individualistica, vogliamo essere “martiri”, cioè testimoni e profeti, di unità, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce. Come la Vergine Eulalia e tanti altri Martiri, vogliamo rispondere il nostro “sì”, pronti, dove necessario, a morire a noi stessi, a perderci per ritrovarci, a rinunciare a ciò che è superfluo per costruire su ciò che è essenziale e dura per sempre (cfr Mt 16,24-26). Questo ci insegna il Crocifisso, a questo ci invitano l’Apostolo Paolo e gli esempi dei Santi, questo vogliamo fare insieme, secondo la preghiera di Gesù al Padre, durante l’ultima Cena: «Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gv 17,23). Ci aiuti Maria, Madre della Chiesa e Madre dell’unità ad essere fedeli a questo impegno e a questa missione: Santa Maria de la Mercè, pregueu per nosaltres.

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