Nel cuore del Principato di Monaco, Papa Leone XIV ha rivolto un forte appello alla pace, responsabilità, alla fede e alla giustizia sociale. Definendo il Paese un microcosmo aperto al mondo, il Pontefice ha sottolineato il valore della “piccolezza” come risorsa capace di generare cambiamento. In un contesto segnato da disuguaglianze e tensioni globali, ha invitato a condividere i beni, proteggere ogni vita e promuovere un’autentica fraternità. La fede, ha ricordato, diventa forza trasformativa solo quando si traduce in impegno concreto nella storia e nella costruzione del bene comune.
Le parole del Santo Padre
“Una città Stato che si distingue per il vincolo profondo che la unisce alla Chiesa di Roma e alla fede cattolica”. Così il Papa ha definito il Principato di Monaco, che visita come primo Papa nell’epoca moderna. Salutando la popolazione dal balcone, insieme al principe Alberto II, Leone XIV – nel suo discorso in francese – ha tracciato un ritratto della terra che lo accoglie: “Affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unità europea, la vostra terra ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza”. “Il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”, il mandato papale: “Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia! Le autentiche spiritualità tengono viva questa consapevolezza. Occorre confidare nella provvidenza di Dio anche quando prevale il senso di impotenza o di insufficienza, perché noi crediamo che il Regno di Dio è simile a un minuscolo seme che diventa un albero”.
Il valore della fede
La fede “cambia il mondo solo se non veniamo meno alle nostre responsabilità storiche”. Ne è convinto Leone XIV che ha definito il Principato “un microcosmo, al cui benessere concorrono una vivace minoranza di persone locali e una maggioranza di cittadini provenienti da altri Paesi del mondo”. “Fra questi, non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario, molti sono coloro che svolgono mansioni di servizio, numerosi sono anche visitatori e turisti”, ha osservato Leone XIV: “Abitare qui rappresenta per alcuni un privilegio e per tutti una specifica chiamata a interrogarsi sul proprio posto nel mondo”. “Agli occhi di Dio, nulla si riceve invano!”, ha esclamato il Papa citando la parabola dei talenti, in cui Gesù ci insegna che “quanto ci è stato affidato non va sepolto sottoterra, ma messo in circolo e moltiplicato nell’orizzonte del Regno di Dio”, che “scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici”. “Ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore”, l’invito del Papa: “Questa logica di libertà e di condivisione è al fondamento della parabola del giudizio universale, che ha i poveri al centro: il Cristo giudice, che siede in trono, si identifica con ciascuno di loro”.
L’esortazione
“Proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità”. È la consegna del Papa alla popolazione monegasca, nel suo saluto in francese. “La fede cattolica, che siete tra i pochi Paesi del mondo ad avere come religione di Stato, ci pone davanti alla sovranità di Gesù, che impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega”, ha detto il Papa nel suo saluto in francese dal balcone del Palazzo del principe: “È la prospettiva dell’ecologia integrale, che so starvi molto a cuore.” “Affido al Principato di Monaco, per il legame così profondo che lo unisce alla Chiesa di Roma, un impegno del tutto speciale nell’approfondimento della dottrina sociale della Chiesa e nell’elaborazione di buone pratiche locali e internazionali che ne manifestino la forza trasformativa”, il mandato di Leone XIV, secondo il quale “anche in una cultura poco religiosa, molto secolarizzata, il modo di accostare i problemi tipico del Magistero sociale può rivelare la grande luce che viene dal Vangelo al nostro tempo, un tempo in cui a molte persone risulta così difficile sperare. Grazie a una fede antica sarete, così, esperti delle cose nuove: non tanto inseguendo i beni che passano, spesso novità che invecchiano in una stagione, quanto trovandovi preparati davanti a sfide senza precedenti, che si affrontano soltanto con cuore libero e con intelligenza illuminata”. Al termine, la citazione delle parole “tanto attuali” di Paolo VI, nel 75° anniversario della Rerum novarum: “Voi comprendete benissimo che per camminare occorre la luce, per promuovere un progresso sociale occorre una dottrina; è il pensiero che guida la vita; e se il pensiero riflette la verità – la verità sull’uomo, sul mondo, sulla storia, sulle cose –, allora il cammino può procedere franco e spedito; se no, il cammino si fa o lento, o incerto, o duro, o aberrante”.
Fonte Agensir

