La povertà energetica sembra essere qui per restare. Dopo l’incremento dal 2022 al 2023, nel 2024 il fenomeno rimane ai livelli massimi per il secondo anno di fila. Si è trovato in questa condizione il 9,1% delle famiglie italiane, pari a 2,4 milioni, passando dal minimo del Lazio (5%) al massimo della Puglia (18,1%) rispetto all’anno precedente, con incrementi maggiori nelle isole e nel Nord Ovest. Le misure di contrasto, come i bonus energetici, hanno avuto un impatto limitato. Lo dicono i dati aggiornati dell’Osservatorio italiano povertà energetica, in collaborazione con il Banco dell’energie.
Quante famiglie
Sono 2,4 milioni le famiglie italiane che nel 2024 si trovavano in povertà energetica, pari al 9,1% del totale. E’ quanto emerge dall’aggiornamento dei dati nazionali a cura di Oipe, Osservatorio Italiano Povertà Energetica, in collaborazione con Banco dell’energia e presentato a Milano. Secondo i dati elaborati da Oipe, il valore rappresenta il massimo storico della serie, anche se risulta “sostanzialmente stabile” rispetto all’anno precedente.
Valore massimo
“Siamo da due anni al massimo degli ultimi 30 anni. Nel 2023, infatti, la percentuale di famiglie in povertà energetica era pari al 9%, la variazione è stata minima. Ma nel 2022 il valore era pari al 7,7%. Se l’anno scorso l’incremento si giustificava con l’esplosione dei prezzi energetici, quest’anno non è così“, ha commentato Luciano Lavecchia, economista Oipe. “Il fenomeno è stabile, aumenta la quota delle famiglie che spendono tanto per l’energia“, ha aggiunto.
Sul territorio
A livello regionale, la percentuale di famiglie in povertà energetica oscilla tra il 5% del Lazio e il 18,1% della Puglia. La Sardegna è la regione che registra l’incremento maggiore (+2,8%) seguita dal Piemonte (+2,3%) e dall’Umbria (+1,6%). La regione che registra la maggiore riduzione è invece la Basilicata (-3,7%) seguita dalla Campania (-1,8%) e dalla Calabria (-1,7%). Questi confronti “vanno considerati con cautela date l’elevata variabilità dello stimatore quando applicato a numerosità campionarie limitate”, spiega Oipe. A livello territoriale, secondo l’analisi di Oipe, la quota di famiglie aumenta nelle Isole (+0,8%) e nel Nord Ovest (+0,7%) mentre si riduce di quasi 1 punto percentuale nel Sud e rimane invariata nel Centro e nel Nord Est. Si conferma inoltre una maggior concentrazione del fenomeno nelle periferie e nei piccoli centri.
Divario
Inoltre, le famiglie italiane con meno disponibilità economiche continuano a destinare una quota molto elevata della propria spesa complessiva ai beni energetici: l’8-9%, contro il 3-4% delle famiglie più benestanti. Questo divario persiste nonostante nel 2024 la spesa domestica per l’energia sia diminuita complessivamente di quasi il 15% rispetto al 2023, grazie a una sostanziale contrazione dei prezzi.
Dai numeri alle azioni
“La giornata di oggi offre un’opportunità di confronto necessario per approfondire, partendo dai dati, un fenomeno che interessa 2,4 milioni di famiglie in Italia con un impatto
differente sui territori. Per la Fondazione Banco dell’energia questi numeri indicano che dobbiamo continuare a costruire interventi capaci di sostenere i nuclei familiari più fragili, affiancandoli anche con attività di sensibilizzazione sui consumi“, ha detto Roberto Tasca, presidente di Fondazione Banco dell’energia. “Di fronte alle 2,4 milioni di famiglie toccate dal fenomeno della povertà energetica in Italia, secondo i nuovi dati Oipe, continuiamo a sentire la responsabilità di trasformare i numeri in azioni concrete”, ha commentato Nicola Monti, vicepresidente di Fondazione Banco dell’energia. “Crediamo nella forza delle alleanze: la Fondazione è il luogo in cui la responsabilità sociale diventa progetto condiviso, misurabile e duraturo”, ha aggiunto.
Impatto limitato
Nel 2024 i bonus sociali, elettrico e gas, hanno avuto un impatto limitato sulla riduzione della povertà energetica. Secondo quanto emerge dagli studi dell’Osservatorio Italiano Povertà Energetica, poco meno di un quinto delle famiglie in povertà energetica risultava beneficiario del bonus elettrico e solo un ottavo delle famiglie in questa condizione è riuscito a uscirne grazie ai bonus. Il report evidenzia inoltre una scarsa sovrapposizione tra bonus e famiglie più vulnerabili, con un maggiore accesso agli aiuti da parte dei nuclei appartenenti al secondo e terzo quintile di spesa rispetto al quinto più povero. Il rapporto ‘La povertà energetica in Italia nel 2024’ di Oipe evidenzia come “si riscontra una scarsa sovrapposizione tra il bonus elettrico e le famiglie vulnerabili” e l’aumento delle soglie Isee “non ha comportato un maggior ricorso ai bonus sociali da parte delle famiglie appartenenti al quinto più povero, bensì un maggiore accesso da parte di quelle appartenenti al secondo e terzo quintile della distribuzione”. Nel documento l’Oipe sottolinea inoltre che nel 2024, l’abbassamento della soglia Isee a 9.530 euro ha determinato una riduzione del 40,5% del numero di bonus erogati e un calo del 78,8% degli importi complessivi, scesi da 2,143 miliardi a 453 milioni di euro, e suggerisce la necessità di interventi più mirati e di una riforma strutturale degli strumenti di contrasto.
Interventi mirati
“Se sommiamo i problemi di povertà crescente nel Paese al fatto che i consumi energetici sono rigidi e più alti per le famiglie povere rispetto a quelle più abbienti, appare evidente che le problematiche di povertà energetica non sono di passaggio, anzi c’è il rischio che si debba affrontare una fase perdurante nel tempo di crescente problematicità“. Lo ha detto Roberto Malaman, segretario generale Arera, intervenendo alla presentazione dei dati dell’Oipe, Osservatorio Italiano Povertà Energetica, in collaborazione con Banco dell’energia a Milano. “Il quadro italiano di riferimento non è confortante, con crescita lenta del Pil, produttività stagnante da decenni, denatalità, povertà in aumento, prezzi dell’energia post crisi tornati a un quadro di serenità dopo la crisi dei prezzi di tre anni fa, ma che faticano a tornare a livelli pre crisi”, ha continuato Malaman. “A fronte di questa situazione – ha sottolineato – l’Italia ha schierato robusti e flessibili strumenti di mitigazione. Come nessun altro in Europa ci siamo trovati pronti a affrontare la crisi dei prezzi del 2022, con uno strumento pronto all’uso, automatico”. Secondo Malaman “siamo stati meno dinamici nell’introdurre strumenti specifici, mirati ai più poveri. Sono state molte le politiche messe in campo nel Paese, ma raramente selettive, ovvero mirate alle face più povere della popolazione” e si potrebbe lavorare su questo punto a livello di Paese.
Fonte Ansa

