“La mia festa del papà da nuovo povero”

A Interris.it il calvario di un impiegato romano che per pagare gli alimenti e il mutuo si è ridotto in miseria e non può vedere suo figlio per la conflittualità con la ex moglie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:01

“Ho deciso di raccontare la mia dolorosa storia di “padre negato” dopo aver letto su In Terris l’articolo in cui don Aldo Buonaiuto indica giustamente San Giuseppe come modello per noi genitori. Oggi è un giorno di festa per tutti i papà, tranne per quelli che non possono esserlo”, racconta a Interris.it Roberto, impiegato romano 45enne. “La mia ex moglie rende impossibile di fatto ogni contatto tra me e Luca”. Un’anomalia tutta italiana, precisa: più di quattro padri separati su dieci sono precipitati in una situazione di povertà, dovendo dividersi fra più lavori pur di sostentare la famiglia. L’assegno di mantenimento viene dato, nella maggior parte dei casi, alla madre.  E quasi sempre le sentenze sbilanciano una situazione economica già problematica verso il genitore affidatario.

Cosa vorrebbe dire a suo figlio per la festa del papà?

“Gli voglio bene e vivo per lui. Luca è ancora piccolo e non posso ancora relazionarmi a lui senza dover sottostare ai ricatti economici e morali di sua madre. Ma da grande conoscerà il mio calvario, saprà come sono andate veramente le cose. Si smette di essere coniugi, non genitori. E non sono solo io a soffrire questa ingiustizia. Il 66,1% dei separati non riesce a provvedere alle spese per i beni di prima necessità. Noi padri separati siamo le vittime più fragili nel nucleo che si spezza. E ciò oltre alle ripercussioni psicologiche che i figli subiscono a causa dei rapporti deteriorati con l’ex coniuge”.

Perché si definisce un “padre negato”?

“Nel rapporto sulla povertà, la Caritas italiana inserisce, fin dal 2014, i padri separati tra i nuovi poveri. Sono migliaia gli italiani nella mia condizione costretti a dormire in macchina e a fare secondi e terzi lavori in nero per riuscire a pagare gli alimenti, l’affitto o il mutuo. La separazione, quando ci sono di mezzo figli minori e non si raggiunge un’intesa con l’ex coniuge, diventa una pietra al collo per molti lavoratori a medio-basso reddito come me. Tutte le indagini sociologiche e statistiche condotte in Italia negli ultimi anni mettono strettamente in relazione lo sgretolamento dei rapporti familiari con la caduta nell’indigenza”.

Qual è il nesso tra rapporti familiari che si sgretolano e aumento del numero dei poveri?

“Il rapporto Caritas documenta che le separazioni e i divorzi sono tra le cause che portano a vivere in strada. Le tante storie come la mia sono una discesa agli inferi: solitudine, abbandono, diminuzione di stabilità relazionale. La fine traumatica di un matrimonio rischia di far naufragare, assieme alla vita coniugale, anche la normale esistenza sociale. La rottura dei legami familiari diventa un fattore scatenante nell’entrata in uno stato di povertà e di bisogno. Ormai sono gli stessi avvocati matrimonialisti a dirlo apertamente”.

Cosa dicono?

“I maggiori esperti del settore, come l’avvocato matrimonialista Elisa Anania, collegano direttamente l’emergenza delle nuove povertà al dramma che molti di noi padri separati viviamo dopo il divorzio. L’affido condiviso ne risulta gravemente inficiato. La figura paterna viene penalizzata dalla situazione prodotta dalla separazione non consensuale del nucleo familiare. Così è iniziato il mio calvario e da classe media mi sono ritrovato indigente”.

 

 

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