La colletta si fa dono e incontro: il gesto di pace del Banco Alimentare

Fondazione Banco Alimentare Ets ha presentato ad Assisi la 30esima colletta alimentare, dal titolo “Gesti che costruiscono ponti di pace”, che si terrà il 14 novembre

Un momento della conferenza. Foto gentilmente concessa da Fondazione Banco Alimentare Ets

Da Assisi, nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, la Fondazione Banco Alimentare Ets lancia la prossima colletta alimentare, che si terrà il 14 novembre, e invita i giovani a partecipare. “Gesti che costruiscono ponti di pace” è il titolo della trentesima edizione della raccolta di alimenti da donare a chi è in difficoltà, perché l’aiuto non è solo rispondere a uno specifico bisogno, ma l’occasione per aprire le porte a un incontro in cui cadono le distanze tra chi dà e chi riceve.

Aprire la porta all’incontro

I trent’anni di iniziative non rappresentano una data da celebrare ma sono un nuovo punto di partenza. Lo scorso anno i volontari raccolti nei 12mila punti vendita sono stati oltre 160mila, in quest’occasione si vuole migliorare questo numero e rendere l’esperienza un modo per creare relazione. “La povertà è una questione teologica, affettiva, non sociale”, illustra il poeta e presidente Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi Davide Rondoni. “Il cibo, che consente la sopravvivenza, è un aggancio”, continua il presidente del Fondazione Banco Alimentare Marco Piuri, “portare il pacco a qualcuno è aprire la porta all’incontro”.

Non ci sono differenze

Le parole del Papa forniscono una bussola all’opera del Banco. Quest’anno l’associazione ha scelto il messaggio di Leone XIV per la Giornata mondiale dei poveri. “Ci ha colpito il passaggio in cui dice che i poveri sono ‘derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane’. Significa non essere visti”, prosegue Piuri. Da questa consapevolezza deriva l’invito a “farsi compagno di chi non ha, attraverso la carità”, aggiunge, “diventare povero vuol dire che non ci sono differenze tra chi dona e chi viene aiutato”.

La colletta alimentare. Foto gentilmente concessa da Fondazione Banco Alimentare Ets

La luce dei giovani

In una società che punta sulla performance e genera nelle nuove generazioni una fortissima ansia, c’è chi si rivolge a loro con una testimonianza che propone un nuovo sguardo su di sé e sul rapporto con il mondo. Nel corso della conferenza stampa viene mostrata un’intervista realizzata con Davide Simone Cavallo, giovane studente universitario aggredito nel centro di Milano e segnato nel corpo da quella violenza, che lo ha lasciato con una grave lesione al midollo spinale e un lungo percorso di riabilitazione neurologica davanti. Un segno di tipo diverso è quello rimasto impresso invece nella sua interiorità: per quei ragazzi che lo hanno aggredito non prova odio, ma compassione. Così, parla virtualmente ai giovani che si sentono insoddisfatti o faticano ad accettarsi: “C’è un mondo là fuori che aspetta il tuo aiuto, quella luce che hai solo tu, e tu puoi fare qualcosa. Ai miei coetanei che si sentono come persi in un mare immenso, dico che se salvano anche solo una vita, quella potrà aiutarne altre”.

La logica del dono

“La logica del dono crea abbondanza per tutti”, continua fra Matteo Munari, dell’ordine dei frati minori e Decano dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Il francescano evidenzia l’importanza di riconoscere che quello che tutti noi riceviamo è un dono, non qualcosa che possediamo e ci appartiene, e che il gesto di carità ha valore in quanto gratuito. “Nella logica delle collette si impara il valore della gratuità, si scopre il gusto di donare sinceramente. Sia in ebraico che in arabo la parola ‘elemosina’ è quasi identica, in entrambe le lingue è legata al concetto di sincerità, di verità e di giustizia”.

Gesto di pace

La raccolta alimentare è la manifestazione concreta e visibile della convivenza civile che realtà come il Banco cercano di rendere possibile ogni giorno in qualunque condizione. “E’ un gesto che dà vita a una rete di relazioni tra i volontari, i responsabili dei punti vendita e le persone che avviciniamo. La pace non è l’assenza di contrasti e conflitti, ma la capacità di stare dentro le più varie condizioni in maniera pacificante. Per questo la trentesima colletta non l’occasione di una celebrazione ma il punto di partenza per diventare più consapevoli di quello che facciamo, di maturare e di crescere”, conclude Piuri.

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