L’Italia conosce i due estremi degli effetti del cambiamento climatico sull’acqua. Da un lato la risorsa scarseggia e dall’altro gli eventi climatici come alluvioni e grandinate sono quasi triplicati in poco più di un lustro, facendo danni sempre più ingenti in termini economici. Quasi tre milioni di famiglie vivono in aree a rischio alluvione, al tempo stesso il nostro Paese è il primo in Europa per prelievi d’acqua dal territorio. Lo scrive Italy for Climate nel rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, presentato alla Venice Climate Week.
Troppa o poca acqua
Le alluvioni e le grandinate in Italia si sono quasi triplicate negli ultimi sei anni – dalle 660 nel 2019 alle 1.670 del 2025 – con danni sempre più costosi: tra il 1980 e il 2024, il prezzo delle catastrofi ambientali ha toccato i 145 miliardi di euro, con il 25% delle perdite concentrato tra il 2021 e il 2024. Sull’altro piatto della bilancia, l’Italia è in stress idrico: con 36 miliardi di mü d’acqua è il primo Paese europeo per prelievi. La quantità di acqua pro capite è pari a circa la metà della media europea, in calo del 20% rispetto a un secolo fa. Lo afferma il rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia” – realizzato da Italy for Climate e presentato nell’ambito della Venice Climate Week 2026 – che descrive crisi climatica e crisi dell’acqua come due facce della stessa medaglia.
Rischio alluvione
Per il rapporto 2,9 milioni di famiglie vivono in aree a rischio alluvione e con loro 1,5 milioni di edifici, 643mila aziende e 34mila beni culturali. La cementificazione crescente ha tra l’altro accresciuto l’impermeabilizzazione dei suoli e il rischio di alluvioni.
Prelievi sopra la soglia
Per far fronte alla ridotta disponibilità idrica, l’Italia preleva il 27% dell’acqua complessivamente disponibile sul territorio, soprattutto per agricoltura, usi civili e industria. Solo altri tre Paesi europei (Malta, Cipro e Spagna) hanno superato la soglia di allerta fissata al 20%.
Meno neve e ghiacciai
L’impatto del riscaldamento globale riguarda anche le precipitazioni nevose, dimezzate dagli anni ’50, e i ghiacciai, la cui superficie sempre dagli anni ’50 si è ridotta di più del 30% perdendo decine di metri di spessore.
Fonte Ansa

