Istat: “Il conflitto in Medio Oriente e il caro energia frenano l’economia”

Lo scrive l'Istat nella Nota sull'andamento dell'economia: nel primo trimestre dell'anno, gli effetti del conflitto in Medio Oriente, hanno inciso sulle spese

L’Istat segnala che gli effetti del conflitto in Medio Oriente stanno già incidendo sui prezzi energetici e sulle prospettive economiche globali, alimentando un clima di forte incertezza. Nel primo trimestre dell’anno l’economia mondiale mostra una crescita sostenuta in Asia e negli Stati Uniti, mentre l’Europa continua a registrare segnali di debolezza. Sul fronte fiscale, le riforme introdotte tra il 2021 e il 2026 avrebbero compensato il drenaggio fiscale, con benefici soprattutto per redditi medio-bassi e lavoratori dipendenti.

La nota dell’Istat

“I dati disponibili incorporano solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che sta determinando una forte riduzione nell’offerta e un marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Le prospettive restano incerte, strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sul mercato energetico”. Lo scrive l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia, sottolineando che nel primo trimestre dell’anno “il ciclo economico internazionale è caratterizzato da un marcato dinamismo della regione asiatica, una buona performance degli Stati Uniti e una persistente debolezza in Europa”.

Le riforme

“Le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente”: lo afferma l’Istat secondo le stime condotte con il modello di micro-simulazione FaMiMod, premettendo che l’impennata inflazionistica registrata tra il 2022 e il 2023 e le recenti pressioni al rialzo dei prezzi hanno riacceso il dibattito sul drenaggio fiscale (fiscal drag), il fenomeno per cui l’aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso scaglioni d’imposta più alti, aumentando l’aliquota media. “Un ruolo cruciale – sottolinea l’Istat – è stato svolto dal passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all’Assegno unico, la cui legge istitutiva ne prevede l’indicizzazione al costo della vita. Le misure hanno avuto un forte profilo redistributivo, favorendo i redditi medio-bassi e i lavoratori dipendenti, mentre i pensionati e i redditi più elevati risultano penalizzati o non interamente compensati”.

Fonte Ansa

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