Due anni dopo il 7 ottobre 2023, in Israele non ci sarà più alcuna situazione d’emergenza. Dichiarata in tutto il Paese la mattina dell’attacco dei miliziani di Hamas, era rimasta in vigore solo nel sud. Lo ha deciso il ministro della Difesa Israel Katz. L’organizzaziona palestinese ha annunciato che stasera restituirà il corpo – di 28 salme – del 16esimo ostaggio ucciso. Le famiglie dei rapiti chiedono al governo israeliano di non procedere nei prossimi passi dell’accordo di pace fino alla restituzione di tutte le spoglie.
La revoca
Per la prima volta dall’attacco del 7 ottobre 2023, il ministro della Difesa Israel Katz ha deciso che la situazione di emergenza dichiarata nel sud di Israele verrà revocata. È quanto si legge sul Times of Israel. La “situazione speciale” ha consentito al Comando del Fronte Interno dell’esercito di limitare gli assembramenti e chiudere alcune aree. È stata dichiarata la mattina del 7 ottobre in tutto il Paese, ma da allora è rimasta in vigore solo nel sud.
Sicurezza
L’ordine scadrà domani e, per la prima volta in oltre due anni, non ci sarà alcuna “situazione speciale” attiva in Israele. “Ho deciso di adottare la raccomandazione delle Idf e di revocare, per la prima volta dal 7 ottobre, la situazione speciale nel fronte interno”, ha dichiarato Katz in una nota. Afferma che “la decisione riflette la nuova realtà della sicurezza nel sud del Paese, raggiunta grazie alle azioni decise e decise degli ultimi due anni delle nostre eroiche truppe contro l’organizzazione terroristica Hamas”.
Le salme
Hamas ha invece annunciato che restituirà stasera a Israele il corpo senza vita del 16/o ostaggio ucciso. In tutto erano 28 le salme che Hamas doveva consegnare in base all’accordo per il cessate il fuoco. Le famiglie degli ostaggi israeliani hanno chiesto che i prossimi passi del cessate il fuoco a Gaza, mediato dagli Stati Uniti, siano sospesi fino alla restituzione da parte di Hamas dei corpi rimanenti dei prigionieri deceduti. “Hamas sa esattamente dove si trova ognuno degli ostaggi deceduti. Sono trascorse due settimane dalla scadenza stabilita nell’accordo per la restituzione di tutti i 48 ostaggi, eppure 13 rimangono prigionieri di Hamas”, ha dichiarato l’Hostages and Missing Families Forum.
“Le famiglie esortano il governo di Israele, l’amministrazione statunitense e i mediatori a non procedere alla fase successiva dell’accordo finché Hamas non avrà adempiuto a tutti i suoi obblighi e restituito tutti gli ostaggi a Israele”.
Fonte Ansa

