Iran: rinviata ancora l’esecuzione capitale del medico Djalali

Ahmad Reza Djalali, che ha insegnato anche in Italia, era in viaggio d'affari in Iran quando è stato arrestato dall'Intelligence nel 2016

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:23
Una manifestazione per la liberazione di Ahmad Reza Djalali (immagine di repertorio)

Nuovo rinvio in extremis in Iran dell’esecuzione capitale di Ahmad Reza Djalali, il medico iraniano-svedese con un passato da ricercatore in Italia, che è stato condannato a morte in via definitiva per “spionaggio” a favore di Israele.

L’impiccagione, che era prevista oggi, è stata sospesa all’ultimo secondo, come già avvenuto due settimane fa, secondo quanto riferito da fonti della famiglia del ricercatore.

Djalali, 49 anni, resta in isolamento nella prigione di Evin a Teheran e non ci sarebbero al momento informazioni su un’eventuale nuova data fissata per l’esecuzione.

Il post di Amnesty Italia

“L’esecuzione di Ahmadreza Djalali è stata nuovamente rimandata”. Lo ha reso noto Amnesty Italia. “Continuiamo a fare pressione fino a quando non sarà liberato”, si legge nel post pubblicato su Twitter dalla ong.

La pressione della Ue

Lo scienziato, che ha insegnato all’università in Belgio, Italia e Svezia, era in viaggio d’affari in Iran quando è stato arrestato dai funzionari del ministero dell’Intelligence nell’aprile del 2016. Da allora, il lungo calvario nelle carceri iraniane, fino a questo nuovo – inatteso ma sperato – rinvio della pena capitale, senza una nuova data fissata.

Lo stop giunge dopo le forti proteste dei Paesi europei per l’impiccagione sabato scorso del giornalista dissidente Ruhollah Zam, che avevano portato al boicottaggio di un importante business forum tra Ue e Iran, lo Europe-Iran Business Forum, promosso dall’agenzia delle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale del Commercio insieme a Iran Trade Promotion Organization. L’evento era in programma dal 14 dicembre al 16 dicembre 2020 via web.

“I business leader e i rappresentanti istituzionali europei e iraniani sono cautamente ottimisti sul fatto che l’esito delle elezioni negli Stati Uniti possa portare a miglioramenti nel contesto economico generale, considerate le difficoltà esistenti – nel corso degli ultimi tre anni – nell’ambito delle relazioni bilaterali dei Paesi europei con la Repubblica Islamica dell’Iran”, spiegavano gli organizzatori.

“Le esportazioni dell’UE verso l’Iran – aggiungevano nel panel di presentazione dell’evento – sono infatti scese da 10,6 miliardi di euro nel 2017 a 4,4 miliardi di euro nel 2019. Al contempo, le importazioni europee sono scese da 10,1 miliardi di euro nel 2017 a soli 700 milioni di euro dell’anno scorso. Ciononostante, le molte aziende che hanno preservato contatti e relazioni economiche bilaterali sono pronte a riattivarle con dinamicità: ciò anche grazie agli strumenti introdotti dall’UE per mantenere vivo l’interscambio con l’Iran“. Interscambio economico che però potrebbe essere compromesso

Processo “clamorosamente iniquo”

Per Djalai, che si è sempre dichiarato innocente ed è stato condannato in un processo definito da Amnesty International “clamorosamente iniquo”, continuano le pressioni diplomatiche internazionali. Pur senza citare esplicitamente il suo caso, le autorità di Teheran si sono di recente dette pronte a scambi di prigionieri. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif aveva infatti aperto alla possibilità di scambi di prigionieri lo scorso 3 dicembre, intervenendo ai Med Dialogues 2020.

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