In Etiopia la Chiesa è la casa del dialogo

Cardinale Souraphiel: “Dialogo, solidarietà, relazioni internazionali, la Chiesa opera per il bene della nazione nel clima di tensione dovuto al periodo di profonda trasformazione"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39

Nell’Etiopia tragicamente attraversata da conflitti e tensioni, l’uomo del dialogo è il cardinale Berhaneyesus Souraphiel, arcieparca di Addis Abeba. Presiede la commissione per la riconciliazione nazionale, istituita dal primo ministro Abiy Alì, Nobel per la pace 2018 

Dialogo per le riforme

“Stiamo vivendo in un clima di tensione dovuto al periodo di profonda trasformazione e alle numerose riforme avviate dal governo che, evidentemente, non mettono tutti d’accordo- afferma il porporato a Fides– Ma la Chiesa è presente e chiama continuamente al dialogo perché prevalgano i valori comuni e, attraverso l’incontro, si lavori insieme per il bene del Paese”. 

Transizione

L’ Etiopia è il Paese che forse meglio simboleggia la fase di sviluppo e transizione democratica del continente africano. Allo stesso tempo l’Etiopia è oppressa da tensioni profonde aggravate dalla pandemia, “La pandemia sta facendo tanti danni– osserva all’agenzia missionaria vaticana il porporato-. Come Chiesa abbiamo voluto fin da subito dettare delle linee guida di comportamento e lanciare programmi di sostegno”. Ci sono state tante perdite e, tra queste, monsignor Angelo Moreschi, vicario apostolico di Gambella, in Etiopia occidentale: rientrato in Italia per problemi di salute, ha contratto il Covid-19 ed è morto il 25 marzo. “Il coronavirus sta creando tantissimi effetti collaterali nefasti- conclude il cardinale-. Uno di questi è l’enorme aumento di violenza su donne e bambini registrato nel periodo del lockdown che miete ancora molte vittime”.

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