Il Papa a Lampedusa: “In questo luogo parlano i gesti”

Leone XIV ha reso omaggio ai migranti morti in mare con una preghiera al cimitero di Cala Pisana, poi ha attraversato la Porta d'Europa e scoperto la targa che intitola Molo Favaloro a Papa Francesco

Fermo immagine dalla diretta Vatican News

I gesti fatti con il cuore parlano in certi luoghi anche più delle stesse parole. Lo ha detto Papa Leone nel suo saluto al sindaco di Lampedusa, l’isola dove si è recato in visita pastorale e dove nel 2013 era stato il suo predecessore Papa Francesco, denunciando la “globalizzazione dell’indifferenza” di fronte ai migranti che perdevano la vita nel Mediterraneo. Proprio alle vittime senza del mare il Santo Padre ha dedicato il proprio primo gesto, con un omaggio floreale e un momento di preghiera sulle tombe nel cimitero di Cala Pisana. Successivamente, il Pontefice si è spostato alla Porta d’Europa, il monumento dell’artista Mimmo Paladino, che ha attraversato per scendere sulla scogliera. A suggello del legame tra il Pontefice argentino e l’isola, Leone ha poi scoperto e benedetto la targa che gli intitola il Molo Favarolo, che da oggi si chiamerà molo Francesco. “Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”, ha detto rivolgendosi alle autorità e alla popolazione.

L’omaggio ai morti senza nome

Omaggio floreale e sosta di preghiera per papa Leone sulle tombe dei migranti morti in mare nel cimitero dei senza nome di Cala Pisana. A segnare le loro sepolture, delle croci ricavate dal legno delle barche naufragate.

Attraverso la Porta d’Europa

Seconda simbolica sosta dopo il cimitero per papa Leone a Lampedusa: Prevost si è recato alla Porta dEuropa, monumento in ceramica e ferro, simbolo di ingresso dei migranti nel Vecchio continente. Qui il Papa sta salutando proprio una famiglia di migranti, ma soprattutto in modo altamente simbolico sta attraversando la porta, poggiando la mano sulla parte destra e guardando il mare dove proprio in questo momento una nave militare si scorge sul fondo. Il Papa ha quindi superato la porta.

Il Mediterraneo come opportunità

E ancora è sceso sulla scogliera da solo, il vento sposta la veste del Papa e la papalina è volata via. Il Papa si è fermato a lungo, da solo, scrutando il mare. Un invito implicito a vedere il Mediterraneo come opportunità e non solo come ‘tomba’

Il molo intitolato a Papa Francesco

Ancora gesti per papa Leone a Lampedusa: Prevost ha appena scoperto e benedetto la targa intitolata a papa Francesco sul Molo Favarolo che da oggi si chiamerà molo Francesco. Quindi si è diretto verso un gruppo di 15 migranti portati dal’hotspot gestito dalla Croce Rossa e posizionato nel centro dell’isola, a cui ha stretto la mano uno per uno.

Gesti che parlano

“Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti”. Lo dice il Papa nel suo primo discorso a Lampedusa, rivolgendo parole di saluto al sindaco e alla popolazione.

Il legame

“Ringrazio il Signor sindaco per il saluto che mi ha rivolto a nome del Comune di Lampedusa e Linosa, e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza! – ha esordito -Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.

Fonte Ansa 

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