Il Cantico dei Cantici di Sanremo: Gandolfini contro Benigni mentre Ravasi e Avvenire lo plaudono

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:37

Io dormo, ma il mio cuore veglia”. È uno dei versi poetici più densi della Sacra Scrittura, che si trova in quello che la biblistica chiama Cantico dei Cantici. Ma il titolo orginale, dall'ebraico Shìr Hasshirìm – un superlativo – dà bene il senso dell'Assoluto. Perché questo testo di 1250 parole narra dell'amore umano riflesso nell'amore di Dio. Per descriverlo, non servono introduzioni: “Quando Dio parla il linguaggio degli innamorati” lo definì un biblista francese, e sarebbe erroneo svincolare questo testo biblico dal Libro dei Libri, la Bibbia appunto. D'altronde, dello stesso linguaggio sono fatti altri libri contenuti dalla Parola di Dio, come quello dei Profeti – basti citare Osea, che parte dal dramma di una relazione con la sua donna, che diventa parabola. Anche la carnalità del Cantico è tale perché si fa parabola, trascendenza, lettura spirituale e valoriale per un messaggio quindi che rivela il volto e il desiderio di Dio per ogni uomo. Nella tradizione orientale, il corpo è espressione della realtà totale della persona: Dio, che ne riflette la Bellezza, non può che sublimarlo. Se è dunque, un errore svincolare il testo dalla sua dimensione carnale – ci sono tre canti del corpo all'interno del libro -, la sua appartenenza alle Sacre Scritture è tale che sarebbe anche altrettanto erroneo scioglierne i legami riducendolo ad un nobile poema erotico.

Il monologo di Roberto Benigni

Nella terza serata del Festival di Sanremo, l'attore e regista premio Oscar, Roberto Benigni, ha scelto di interpretare sul palco del Teatro Ariston quella che ha definito “la canzone più bella del mondo […] la prima canzone scritta nella storia dell'Umanità […], canzone ardente, sinuosa”, confermando peraltro quello che la tradizione esegetica ha nei secoli affermato sul Cantico. Il quotidiano dei Vescovi, Avvenire, ha scelto di rivolgere un plauso al grande attore attraverso la biblista Rosanna Virgili che ha esultato per la recitazione di Benigni come un'idea “davvero stupenda, appropriata, preziosa per un pubblico tanto vasto e popolare come quello del Sanremo in mondovisione”. Di fatto la platea è rimasta basita a attonita e l'evidenza di un certo disappunto si è manifestata dalla mancanza di quella standing ovation che ci si aspettava per un tale personaggio. Eppure il suo modo di presentare il Cantico dei Cantici non ha convinto. Inoltre c'è da chiedersi se davvero questo testo sublime “imbarazzava i teologi” come Benigni parrebbe suggerire. Per chi conosce la storia, al contrario, il Cantico dei Cantici assume senso e valore proprio perché inserito nelle Sacre Scritture. E di conseguenza commentato dai più grandi padri della cristianità. Per cui, il suo senso più profondo e sacrale è tale perché all'interno di una storia che svela il mistero della Salvezza: il Cantico dei Cantici resta, in poche parole, un testo ispirato all'interno della Rivelazione e proclamato in tutte le Chiese del mondo, spiegato e anche esaltato nelle celebrazioni più importanti così come nella liturgia del Sacramento del Matrimonio. Altro che nascosto!

Il plauso del Cardinale Ravasi

Sul palco dell'Ariston, Benigni ha sottolineato che si è fatto aiutare da poeti come Cesare Angelini e dal cardinale Gianfranco Ravasi, uno dei più autorevoli biblisti al mondo. Lo stesso cardinale ha dato il suo plauso a suon di tweet, riportando anche la traduzione dall'ebraico di uno dei versi più celebri:

#show_tweet#

In un altro tweet, il porporato ha menzionato i ringraziamenti dell'attore sul palco dell'Ariston, quando ha ricordato che, per realizzare il suo monologo, si è avvalso della consulenza di intellettuali, poeti e biblisti, come lo stesso cardinale:

#show_tweet2#

Ma la sua performance ha suscitato anche molte polemiche risuonate sui social per le parole utilizzate: “La sua presenza nella Bibbia è strana, ci dev'essere stato un momento di distrazione dei teologi perché dentro al Cantico dei Cantici […] ci sono corpi nudi frementi, baci […]. Per tenerlo nella Bibbia si sono inventate delle cose, per esempio che l'autore era Salomone […] oppure hanno cominciato a dare tutte interpretazioni simboliche […] per tenere nascosto il messaggio d'amore” ha detto. Davvero il messaggio d'amore è stato tenuto volutamente nascosto? Nella sua enciclica Deus caritas est, Papa Benedetto XVI scriveva che “non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeità” per ribattere col fatto che “La fede cristiana, al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà”. Al contrario, il Papa oggi emerito spiegava come della tradizione cristiana è, invece, una critica verso “l'eros degradato a puro sesso” che “diventa merce […], una semplice 'cosa' che si può comprare e vendere”. L'amore visto come “frammento d'Infinito” – come sottolinea Benigni – non implica di certo il suo invito ad una specie di rito orgiastico dove sarebbe giusto “spogliarci qui all'Ariston e fare l'amore”, con chiunque capiti. “Anche l'orchestra, proprio tutti”. 

La reazione di Gandolfini (Family day)

Dura la reazione di una parte del mondo cattolico. Il leader del Family day Massimo Gandolfini ha diramato un comunicato stampa dove ha tuonato contro l'attore Benigni e non solo: “Non possiamo tacere. Abbiamo il dovere morale, dovere di retta coscienza, di condannare duramente il vergognoso monologo di Roberto Benigni durante il Festival di San Remo su RAI Uno, prendendo a pretesto la Bibbia ed il libro del 'Cantico dei Cantici'. Se e quando la televisione pubblica, cioè finanziata dai soldi dei cittadini, decide di portare sul piccolo schermo un tema di grande valore culturale e religioso, non può e non deve lasciare il monopolio interpretativo/comunicativo ad una persona che non ha nessuna qualifica di competenza specifica e che si arroga il diritto di propinare il suo sproloquio, infarcito di ignoranza e di falsità, a milioni di telespettatori. Perfino il pubblico dell’Ariston, in mezzo al quale certo non abbondavano gli esegeti biblici e forse neanche i credenti, se ne è accorto, vista la penuria degli applausi. Il Cantico dei Cantici è uno stupendo libro dell'Antico Testamento in cui si canta la pienezza dell'amore dello sposo, Dio Padre, per il suo popolo, il popolo ebraico. Dopo l'Incarnazione e con la Rivelazione, viene riletto come il canto di amore di Cristo, lo sposo, per il nuovo popolo eletto, la Chiesa, sua sposa. Un amore totale, pieno di passione, che viene descritta con una delicatezza di toni che non ha nulla a che vedere con la sguaiata volgarità del suddetto sproloquio. Passione che arriva fino al sacrificio della Croce. Se si dovesse scrivere a colori quel testo, si dovrebbe utilizzare il colore rosso: il rosso della passione del sentimento amoroso e il rosso del sangue versato sulla Croce. Questo è il canto dell’amore totale, fedele, unico, incancellabile in cui eros, agape, e koinonia si fondano e completano, come ci ha magistralmente insegnato Benedetto XVI nell’Enciclica Deus caritas est (2005). Trasformarlo in un delirante messaggio a cavallo fra pornografia ed erotismo di bassa lega, infarcito di banalità sentimentaloidi, inventandosi di sana pianta una traduzione manipolata ad hoc, è certamente un'operazione politicamente corretta in linea con i tempi, ma che rivela la strategia dell’indottrinamento bieco e menzognero della cultura cristianofobica che non perde occasione per propinarci le 'perle' del suo 'nuovo umanesimo'. Le radici della storica frase di Gesù 'L’uomo non separi ciò che Dio ha unito' (matrimonio, sponsalità, procreazione, genitorialità) trova le sue radici più profonde proprio nel Cantico: l'amore di Dio per il suo popolo, di Cristo per la chiesa, è amore inseparabile, indefettibile, totale, fedele, che giunge fino al sacrificio della vita. Questo è l'amore che, realizzato pienamente in Cristo, ha sempre trovato nella storia, anche ai nostri giorni, testimoni fedeli pur con tutti i limiti della debolezza umana. Chi avesse qualche dubbio, guardi un crocefisso e impariamo da Lui, che ha perdonato, ma non ha fatto nessuno sconto nella proclamazione della verità. Per questo l'hanno appeso ad una croce”.

Insomma, Benigni non ha avuto l'accoglienza che sperava, considerati i precedenti de La Divina Commedia La Costituzione Italiana. Anzi, stavolta la versione sanremese del Cantico dei Cantici ha avuto una stonatura inaspettata.

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