Il Cairo: Zaky rischia l'ergastolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:36

L'Europa si muove per Patrick George Zaky, arrestato venerdì al Cairo e tuttora detenuto in Egitto. Sassoli chiede che sia rilasciato subito. I genitori del giovane denunciano che a lui è stato chiesto anche dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. 

Ergastolo

Lo studente dell'Università di Bologna rischia di essere condannato all'ergastolo con l'accusa di rovesciamento del regime al potere, secondo quanto previsto dall'ordinamento giudiziario de Il Cairo. Lo ha detto Wael Ghaly, il legale del ragazzo, il quale ha anche aggiunto che “la custodia cautelare può durare fino a due anni, rinnovata ogni 15 giorni, e talvolta tale detenzione può protrarsi per più di due anni”. Secondo Ghaly “il problema di Patrick coincide con gli appelli a manifestare lanciati agli egiziani dall'imprenditore Mohamed Ali”, facendo riferimento all'ex appaltatore delle forze armate egiziano che aveva lanciato appelli a manifestare contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi nel settembre e nel gennaio scorsi. E intanto spunta la testimonianza resa all'Ansa da unamico di Zaky: “Sono stato rapito dalle forze di sicurezzastatali” in Egitto '” interrogato per 35 ore”, “non ho subitoelettroshock ma sono stato picchiato, bendato e legato”.

L'appello della Università di Bologna

Il Senato Accademico dell'Università di Bologna nell’incontro straordinario del 12 febbraio 2020, ha approvato, su proposta del Magnifico Rettore Francesco Ubertini, una mozione relativa all’arresto del giovane studente iscritto al “Master Gemma” attivato presso l’Alma Mater. “Come membri della comunità scientifica e accademica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna – si legge nella mozione – siamo fortemente colpiti e turbati dalle notizie circa l’arresto nei giorni scorsi di un membro della nostra comunità universitaria, lo studente della laurea magistrale Erasmus Mundus “Gemma” in Women’s and Gender Studies. Chiediamo con forza che i rappresentanti del nostro Governo e della Commissione Europea, che si sono peraltro già tempestivamente attivati, seguano con attenzione la vicenda affinché i diritti fondamentali di Patrick Zaky non siano in alcun modo violati. Forti dei valori che contraddistinguono a tutti i livelli la comunità accademica, quali la libertà di pensiero, l’importanza del pensiero critico, la responsabilità e l’impegno sociale, ribadiamo la necessità di difendere, in ogni sede, e con ogni strumento, i diritti umani e più in particolare il diritto alla libertà individuale, i diritti politici e la tutela della libertà d’espressione. Assicuriamo tutto il nostro impegno affinché Patrick Zaky possa tornare al più presto a frequentare le nostre aule universitarie. Fino ad allora, consideriamo nostro compito fare tutto il possibile perché il Governo italiano e l’Unione europea non smettano di prodigarsi in ogni modo per favorire il rientro di Patrick nella nostra comunità”.

I genitori di Regeni

“Stiamo seguendo con attenzione ed apprensione l'arresto al Cairo dello studente egiziano. Patrick, come Giulio, è un brillante studente internazionale e ha cuore i diritti inviolabili delle persone”. Così i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, insieme al loro avvocato Alessandra Ballerini. “I governi democratici – proseguono – dovrebbero preservare e coltivare la crescita di questi nostri giovani impegnati e studiosi e dovrebbero tutelarne in ogni frangente l'incolumità. Auspichiamo che ci sia per Patrick una reale, efficace e costante mobilitazione affinché questo giovane possa essere liberato senza indugi”. “Se si vuole veramente salvare la vita di questo ragazzo occorre che i paesi che si professano democratici abbiano la forza e la dignità di dichiarare l'Egitto Paese non sicuro e richiamare immediatamente i propri ambasciatori. Il resto sono solo prese in giro. Patrick, come Giulio, merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose”, concludono. “Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee – sottolineano i genitori del ricercatore friulano ucciso in Egitto – di porre immediatamente in essere tutte quelle azioni concrete che non sono mai state esercitate per salvare la vita di Giulio o per pretendere verità sul suo omicidio. Siamo empaticamente vicini ai familiari e agli amici di Patrick dei quali comprendiamo l’angoscia e il dolore. Noi sappiamo di cosa è capace la paranoica ferocia egiziana: sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, confessioni inverosimili estorte con la violenza, depistaggi, minacce. Il tutto con la complicità ipocrita di governi e istituzioni che non vogliono rompere l'amicizia con questo Paese”. “Speriamo che ammonite dalla tragica vicenda di Giulio le istituzioni italiane ed europee – scrivono i genitori di Giulio Regeni insieme al loro legale – sappiano questa volta trovare gli strumenti per salvare la vita e l’incolumità di questo giovane ricercatore internazionale, senza far più passare neppure un’ora”.

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