I 42 milioni di bimbi non nati in un anno e l’elefantessa incinta uccisa

Nel mondo l'interruzione volontaria di gravidanza è la prima causa di morte. La denuncia di Pro Vita & famiglia e il boom degli aborti farmacologici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:37

“Un orrore indescrivibile, una violenza assurda quella perpetrata contro l’elefantessa incinta uccisa con un ananas pieno di petardi. Ma perché non si sente lo stesso strazio e la stessa indignazione nei confronti delle decine di milioni di bambini abortiti ogni anno per via chirurgica o farmacologica?” , osservano Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita & famiglia onlus, di fronte alla storia un’elefantessa di 15 anni, incinta di due mesi, che è morta in India, nello Stato del Kerala, facendola esplodere con petardi nascosti in un ananas.

La prima causa

“Giusta la compassione per l’elefantino non nato ucciso, ma per i bambini non nati?” hanno poi proseguito. “I decessi per aborto sono stati 42,4 milioni nel 2019. Bambini abortiti, capite? Questo cosa vuole dire? Che la prima causa al mondo per morte è quella dell’aborto. E nessuno si scandalizza di fronte all’emersione della compravendita di organi di bambini abortiti o dell’utilizzo di feti per i vaccini. Nessuno più si addolora di fronte a certe immagini di corpicini spezzati e raschiati via dai grembi” affermano Brandi e Coghe.

Ru486

La professoressa Assuntina Morresi è docente di Chimica Fisica al dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Perugia, dove insegna Chimica fisica avanzata e crioconservazione e biobanche. Dal 2006 fa parte del Comitato nazionale per la bioetica, organo di consulenza della presidenza del Consiglio dei ministri. E’ stata consulente scientifico del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi e consulente esperta del dicastero della Salute, Beatrice Lorenzin; in qualità di esperta  ha rappresentato il governo italiano in diverse sedi (Onu, Consiglio d’Europa, Corte Europea dei Diritti Umani). Fa parte della delegazione italiana dello “European Committee on organ transplantation (CD-P-TO)” del Consiglio d’Europa. Spiega su Avvenire la professoressa Morresi: “Aumentano nel mondo, in proporzione, gli aborti nelle primissime settimane di gravidanza attraverso la diffusione della procedura medica in luogo di quella chirurgica. Laddove non fosse disponibile la modalità ‘combinata’, con la pillola Ru486 in funzione antinidatoria e poi con prostaglandine per la successiva espulsione dell’embrione, viene favorito l’utilizzo del solo misoprostolo, una prostaglandina facilmente reperibile perché commercializzata per problemi gastrici”. E aggiunge: “Un uso consigliato là dove l’aborto ha forti restrizioni, per rendere quello clandestino meno pericoloso, secondo gli autori, anche se l’aborto sarà completo solo nel 75%-90% dei casi, se nel primo trimestre. Non si specifica nient’altro sulla procedura e su effetti avversi e collaterali, citando invece uno studio che dimostrerebbe la pari sicurezza di abortire in clinica e “nella privacy della propria casa“, anche con il solo misoprostolo. La tesi, neanche troppo implicita, è che se tutte fossero bene informate e potessero disporre facilmente di farmaci abortivi potrebbero farlo senza problemi a casa propria. E, aggiungiamo noi, il mondo non lo saprebbe mai, così che l’aborto diventerebbe invisibile“.

 

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