Garofalo: “Dal G7 proposte concrete per promuovere la pace” 

L'appello ai leader del G7 di Mauro Garofalo (Comunità di Sant'Egidio) affinché si trovino soluzioni concrete per la pace in un mondo in guerra

Foto: www.santegidio.org

L’imminente summit del G7, che si terrà dal 13 al 15 giugno a Borgo Egnazia (in Puglia) promette di essere un evento cruciale per discutere alcune delle questioni più pressanti del nostro tempo, tra cui la promozione della pace globale. In un mondo sempre più caratterizzato da conflitti e tensioni, i leader mondiali si riuniranno per studiare soluzioni concrete e collaborative.

Sulle aspettative e le speranze di pace dal G7, Interris.it ha intervistato il dottor Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, una delle più influenti organizzazioni internazionali nel campo dell’aiuto umanitario e della mediazione di pace. Con una lunga storia di impegno per la risoluzione pacifica dei conflitti, la Comunità di Sant’Egidio svolge un ruolo cruciale nel promuovere il dialogo e la cooperazione tra le diverse comunità.

L’intervista a Mauro Garofalo

Nelle intenzioni della premier Giorgia Meloni, il G7 “non sarà una fortezza, ma un’offerta di valori che si apre al mondo. Per questo sarà inevitabile cominciare il vertice dalle aree di crisi: le guerre in Ucraina e Medio Oriente”.

Perché è centrale che il G7 apra mettendo il tema “pace” a inizio lavori?

“Credo non solo che sia centrale, ma che sia assolutamente prioritario. Il mondo sta attraversando un periodo di grande crisi. Recentemente è stato pubblicato uno studio dal PRIO (Istituto di Ricerca per la Pace) di Oslo in cui si evidenzia che non ci sono mai state così tante guerre come in questo momento storico: sono più di 59! I leader dei grandi Paesi democratici del G7 devono quindi urgentemente mettere in campo strategie per diminuire il numero di guerre e il tasso di violenza globale”.

Cosa altro auspica la Sant’Egidio dai grandi del mondo riuniti a Borgo Egnazia?

“Auspichiamo che affrontino con intelligenza e lungimiranza le grandi sfide del nostro tempo. In primi la guerra, come già detto. Ma anche che trovino soluzioni efficaci in fatto di immigrazione e sul grande tema della povertà. Sono tutte tematiche che i Paesi del G7 devono portare al tavolo della discussione con responsabilità. Ma direi che tra tutte, in questo momento, la pace è la questione più urgente. La guerra è un incendio che minaccia tutto e tutti, in ogni continente”.

Ma è ancora possibile una “cura contro il male della guerra” o la pace nel mondo è solo un’utopia?

“Noi della Sant’Egidio ripetiamo che la pace è sempre possibile: ne siamo fortemente convinti e lavoriamo in tanti scenari per aprire vie di negoziato laddove sembra non vi sia alternativa al conflitto. Se c’è unione di sforzi e intenti non solo nella società civili e tra i grandi del mondo, ma anche da parte dei leader religiosi, la pace è possibile e non è un’utopia. Non dimentichiamo che al G7 è presente anche l’Unione Europea come osservatore. L’Europa è stato a lungo un continente che ha dimostrato che è possibile vivere in pace per decenni; e, anzi, rendere quasi impossibile fare una guerra. Questa è una lezione su cui i grandi dovrebbero riflettere”.

Come vivere concretamente la pace?

“La pace deve incarnarsi in una cultura, in un vissuto quotidiano. È quello che noi proviamo a fare con tante altre attività in Italia e all’estero, come le Scuole della Pace in Ucraina. Da alcuni mesi i nostri giovani in Ucraina ne hanno aperta una in un rifugio antiaereo a Kharkiv: costruiscono pezzi di pace in uno scenario difficilissimo. La Comunità di Sant’Egidio testimonia che è possibile stare insieme e vivere in pace tra persone di cultura, età, religione ed etnia diversa. Noi questo lo sperimentiamo tutti i giorni; speriamo che anche altri lo facciano”.