“Fidiamoci della parola di Cristo che cambia il mondo e i cuori”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:24

Dopo la Santa Messa celebrata nella Basilica di San Pietro in occasione della prima domenica della Parola di Dio, Papa Francesco all’Angelus si sofferma sul Vangelo di oggi, incentrato sull’inizio della missione pubblica di Gesù.

L'Angelus

“Cari fratellie  sorelle, buongiorno. Il Vangelo di oggi ci presenta l'inizio della missione pubblica di Gesù. Questo avvenne in Galilea, una terra di periferia, rispetto a gerusalemme, guardata con sospetto per la mescolanza con i pagani. Da quella regione non ci si aspettava  nulla di nuovo e di buono. Invece, proprio lì Gesù che era cresciuto a Nazareth di Galilea incomincia la sua predicazione. Egli proclama il nucleo centrale della sua missione sintetizzatoo nell'appello “Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino”. Questo annuncio, sottolinea il Papa, “è come un potente fascio di luce che attraversa le tenebre”. “Con la venuta di Gesù, luce del mondo – aggiunge il Pontefice – Dio Padre ha mostrato all’umanità la sua vicinanza e amicizia”, donate “gratuitamente al di là dei nostri meriti”. Sono questi, spiega il Santo Padre, doni da custodie. “Tante volte risulta impossibile cambiare vita, abbandonare la strada dell’egoismo, del male e del peccato perché si incentra l’impegno di conversione solo su sé stessi e sulle proprie forze, e non su Cristo e il suo Spirito. Ma la nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale; deve invece esprimersi in un’apertura fiduciosa del cuore e della mente per accogliere la Buona Notizia di Gesù. È questa la Parola di Gesù, la Buona Notizia di Gesù, il Vangelo che cambia il mondo e i cuori! Siamo chiamati, pertanto, a fidarci della parola di Cristo, ad aprirci alla misericordia del Padre e lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirto Santo”. Da qui comincia “un vero percorso di conversione. Proprio come è capitato ai primi discepoli”. “L’incontro con il Maestro divino, col suo sguardo, con la sua parola – ha spiegato Bergoglio – ha dato loro la spinta a seguirlo, a cambiare vita mettendosi concretamente al servizio del Regno di Dio. La parola di Gesù è giunta fino a noi, perché ci sono stati questi uomini, semplici pescatori, che hanno lasciato le loro reti e gli hanno risposto “sì”. Il Vangelo di oggi ce li presenta 'lungo il mare di Galilea', un territorio di frontiera. Anche loro, come Gesù, si trovano bene in frontiera, quasi mescolandosi ai pagani, per essere luce e annunciare a tutti la vera liberazione, quella portata da Cristo”. In conclusione, il richiamo alla missione universale (“cattolica”, appunto) della Chiesa: “Tutti – sottolinea Francesco – sono chiamati ad essere messaggeri della Parola di Dio. L’incontro sorprendente e decisivo con Gesù ha dato inizio al cammino dei discepoli, trasformandoli in annunciatori e testimoni dell’amore di Dio verso il suo popolo. Ad imitazione di questi primi araldi e messaggeri della Parola di Dio – conclude il Pontefice – ciascuno di noi possa muovere i passi sulle orme del Salvatore, per offrire speranza a quanti ne sono assetati”.

I saluti

“Oggi per la prima volta celebriamo la Domenica della Parola di Dio – ha esordito il Papa dopo la preghiera in latino dell'Angelus – istituita per celebrare ed accogliere sempre meglio il dono che Dio ha fatto e quotidianamente fa della Sua Parola al suo popolo. ringrazio le diocesi, ringrazio le comunità che hanno proposto iniziative per richiamare la centralità della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”. Dopo, Papa Francesco ha ricordato che domani si celebrerà il 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, simbolo della Shoah. “Davanti a questa immane tragedia – ha affermato il Pontefice – non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria. Domani siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento, dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più. Mai più”, ha rimarcato. Una parola anche ai malati di lebbra e alle persone impegnate nel curarla, nella 67esima “Giornata mondiale dei malati di lebbra”, incentrata quest'anno sul tema “Mai più ingiustizie, discriminazioni, lebbre nel mondo”. Non poteva mancare l'accenno alla Cina, il Pontefice ha espresso la propria vicinanza alle persone malate a causa del virus: “Il Signore – ha detto – accolga i defunti nella sua pace, conforti le famiglie e sostenga il grande impegno della comunità cinese già messo in atto per combattere l’epidemia”. Infine, Francesco ha salutato i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica, delle parrocchie e delle scuole cattoliche della Diocesi di Roma venuti numerosi al termine della “Carovana della Pace” e ha fatto leggere a una di loro, dalla finestra papale, un messaggio a conclusione dell'esperienza della Carovana.

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