Femminicidio di Salemi: condannato all’ergastolo l’ex compagno

Si è conclusa con un ergastolo la tragica vicenda di Angela Stefani, uccisa nel 2019 a Salemi. Il cadavere non venne mai ritrovato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:57
Angela Stefani e Vincenzo Caradonna

Si è conclusa con un ergastolo la tragica vicenda della morte di Angela Stefani. La Corte d’Assise di Trapani presieduta da Enzo Agate ha infatti condannato all’ergastolo il salemitano Vincenzo Caradonna, 48 anni.

L’uomo è accusato dell’omicidio della compagna Angela Stefani, il cui cadavere non venne mai ritrovato, avvenuto nel gennaio 2019 a Salemi, comune in provincia di Trapani. La Corte ha accolto la richiesta del pubblico ministero Antonella Trainito, escludendo che Caradonna fosse meritevole della concessione di alcuna attenuante, nonché ritenendo che l’imputato fosse capace di intendere e di volere.

La scomparsa di Angela dalla casa di Salemi

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Mazara del Vallo e coordinate dal Procuratore capo di Marsala Vincenzo Pantaleo. Secondo gli inquirenti (che si sono avvalsi anche dei colleghi del Ris di Messina) Caradonna, secondo la sentenza, uccise barbaramente la sua convivente tra le mura domestiche.

Nello specifico, la mamma di 48 anni sarebbe stata uccisa a gennaio in casa dal suo convivente al termine di “una violenta lite” – spiegano gli inquirenti – con “almeno sei fendenti”.

Nella fase delle indagini, le analisi dei Ris sulla scena del crimine in relazione agli schizzi di sangue provocati dal movimento dell’arma del delitto, avevano stabilito che l’autore dei colpi inferti ad Angela Stefani non potesse che avere utilizzato la mano sinistra.

Soppressione di cadavere

La donna era scomparsa il 21 gennaio 2019 ma era stato l’ex compagno, Rosario Scianna, a presentare il 5 febbraio la denuncia di scomparsa. Iniziano subito le indagini, coordinate dalla Procura di Marsala.

Caradonna era stato arrestato il 23 ottobre del 2019 con l’accusa di omicidio volontario, occultamento di cadavere e detenzione di ordigni esplosivi. Era poi stato condannato anche per il delitto di soppressione di cadavere del corpo di Angela Stefani.

Le vane ricerche della salma della donna hanno seguito un binario parallelo rispetto alle indagini di polizia che hanno evidenziato come il Caradonna, subito dopo l’omicidio della compagna avesse tentato di allontanare i sospetti da sé, anche inquinando la scena del crimine. L’abitazione infatti è stata oggetto di sopralluogo minuzioso del Ris di Messina che, oltre ad evidenti tracce del delitto, ha rilevato anche una consistente e grossolana attività di ripulitura di altre copiose tracce di sangue.

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