Femminicidi, Lamorgese: “Aumento incredibile”. Fico: “Migliorare quadro normativo”

Lamorgese: "Nei primi 8 mesi ci sono stati 75 femminicidi su 182 omicidi. Tra agosto e settembre ce ne sono stati 11, un aumento incredibile". Fico: "Nel nostro Paese scontiamo un gravissimo ritardo culturale"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:09
Luciana Lamorgese e Robero Fico

“Nei primi 8 mesi ci sono stati 75 femminicidi su 182 omicidi. Tra agosto e settembre ce ne sono stati 11, un aumento incredibile”. Lo ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, invitando – nel corso di un convegno alla Camera – a “combattere la cultura della violenza che affonda le radici nell’organizzazione patriarcale della società”.

Fico: “Integrare e migliorare quadro normativo”

“Le notizie di violenze sulle donne, e di omicidi, hanno assunto oramai una drammatica cadenza quasi quotidiana. I dati del Viminale ci dicono che dall’inizio dell’anno, sono state uccise nel nostro Paese 81 donne di cui 70 in ambito familiare/affettivo e 50 per mano del partner o dell’ex partner. E va anche ricordato che nel 2020, 116 omicidi hanno avuto per vittime delle donne, di cui 99 in ambito familiare/affettivo, in aumento rispetto ai 94 dell’anno precedente, probabilmente in conseguenza del confinamento in casa imposto dalla pandemia”. Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico intervenendo al convegno sul tema Femminicidio in corso a Montecitorio riportato da Ansa.

“Una lettura che trova riscontro nella crescita del 120% delle chiamate al numero 1522 – registrate fra marzo e giugno del 2020, nel periodo del lockdown – effettuate per circa un terzo da donne che hanno denunciato violenza di tipo fisico o psicologico”, prosegue Fico auspicando una integrazione del quadro normativo in materia, dopo le tante iniziative già prese dal legislatore.

Fico: “Violenza sulle donne fenomeno di carattere strutturale”

“Purtroppo è soprattutto tra le mura domestiche che le donne rischiano di subire violenza. Dal marito, dal partner o da altri familiari. Queste cifre ribadiscono – come ho detto in altre occasioni – che la violenza sulle donne è un fenomeno di carattere strutturale e non emergenziale, che affonda le sue radici in una molteplicità di fattori di ordine culturale, sociale ed economico. Pertanto – e vado alla domanda esplicita nel titolo del convegno odierno – occorre chiedersi se ed in quale misura sia necessario un ulteriore intervento del Legislatore. Dobbiamo, per rispondere, partire da una premessa: negli ultimi anni il Parlamento ha adottato importanti misure per la prevenzione e il contrasto della violenza, a partire dalla ratifica nel 2013 della Convenzione di Istanbul e dall’apposito decreto-legge che vi ha dato attuazione. È stata prevista l’emanazione ogni due anni del Piano d’azione straordinario contro la violenza di genere, con tre obiettivi: prevenzione dei reati, punizione dei colpevoli e protezione delle vittime”.

“Nel 2019 è stato poi approvato il “Codice Rosso”, al fine rafforzare le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolare riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica. Sono state altresì introdotte disposizioni per l’indennizzo delle vittime dei reati intenzionali violenti – inclusi quelli di violenza sessuale, di omicidio, di lesione personale gravissima e di deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso – o agli altri aventi diritto. Si è disposto, in particolare, un maggiore ristoro ai figli della vittima di omicidio commesso dal partner. Per assicurare un’attenzione costante e qualificata a questi temi, alla Camera opera, dalla passata legislatura, un Intergruppo sulle Donne, i Diritti e le Pari Opportunità mentre al Senato è stata costituita la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, qui rappresentata dalla Presidente Valente”.

“Sicuramente, questo quadro normativo in vigore è suscettibile di ulteriore integrazione e di miglioramenti. E richiede soprattutto che tutte le potenzialità degli strumenti introdotti siano effettivamente utilizzate. Occorre, ad esempio, assicurare un’adeguata formazione di tutti gli operatori competenti. Come occorre valutare l’adeguatezza degli indennizzi previsti per le vittime di violenza. Ma sarebbe illusorio, in questo come in altri ambiti, affidare al solo intervento legislativo, ed in particolare al rafforzamento degli istituti di diritto penale o processuale, il contrasto alla violenza di genere. Sono invece convinto che occorra prioritariamente condurre un’azione volta a rimuovere le condizioni economiche, sociali e culturali che rendono le donne vulnerabili”.

“Nel nostro Paese scontiamo un gravissimo ritardo culturale che investe purtroppo anche le relazioni familiari e sentimentali come quelle in ambito professionale. Per troppi uomini la donna continua a essere un oggetto, una proprietà. Nella nostra società permangono tracce pericolose di maschilismo tossico. Sono questi i germi della violenza”.

“Un’indagine compiuta dall’Istat sugli stereotipi di genere – prosegue il presidente della Camera – ci racconta un dato inquietante: il 24% della popolazione ritiene che la causa degli stupri sia da ricollegare ai comportamenti e al modo di vestire delle donne, considerati troppo provocanti. Il 39,3% addirittura è convinto che le vittime abbiano sempre la possibilità di sottrarsi a un rapporto non consenziente, se davvero non voluto”.

“E ancora il 15% ritiene che una donna che ha subito violenza sotto effetto di alcol o droghe sia almeno in parte responsabile. Questi stereotipi e pregiudizi sono l’humus che alimenta le discriminazioni e la violenza ai danni delle donne. Dobbiamo agire pragmaticamente in due direzioni, per rimuovere gli ostacoli che impediscono di assicurare in senso sostanziale e non solo formale le pari opportunità”.

Stereotipi di genere e parità salariale

“La prima consiste nel colmare i divari di genere nel mondo del lavoro. Sono a tutti voi noti, in particolare, i dati relativi alla occupazione femminile, che a livello nazionale è di circa il 49%, a fronte di una media europea del 62% e scende nelle regioni meridionali a circa il 32%. Addirittura, quattro regioni del Sud sono risultate nel 2020 tra le cinque peggiori nell’Unione europea”.

“Per colmare queste lacune gravissime è decisivo dare attuazione al PNRR, nel quale la parità di genere è una delle tre priorità trasversali. Esso prevede infatti misure concrete per promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, attraverso interventi diretti di sostegno all’occupazione e all’imprenditorialità femminile ed interventi indiretti o abilitanti, rivolti in particolare al potenziamento dei servizi educativi per i bambini e di alcuni servizi sociali”.

“Oltre a garantire una forte spinta per la crescita del Paese, l’aumento della occupazione femminile – come l’eliminazione del divario retributivo di genere – è una precondizione importante per superare modelli stereotipati e, più in generale, situazioni di dipendenza economica delle donne in ambito familiare. Voglio inoltre ricordare che per contribuire concretamente al percorso verso la parità di genere, la Camera si è dotata dallo scorso marzo di un nuovo strumento sperimentale: l’analisi di genere dei progetti di legge, di iniziativa parlamentare, avviata dal Servizio Studi”.

“Questa innovazione – che prende le mosse da un ordine del giorno al bilancio interno presentato dalla vicepresidente Spadoni – ci pone nelle condizioni di verificare in che modo un intervento normativo può incidere sulla parità tra uomini e donne”.

L’altra e non meno importante linea di intervento – dice ancora Fico – attiene alla sfera educativa e culturale. Sicuramente è molto importante l’attenzione che i mezzi di informazione riservano ai casi di violenza e in generale alla parità di genere. Come è importante però anche il linguaggio utilizzato. Occorre far comprendere a tutti, a partire dalle scuole, che il rispetto pieno e incondizionato della dignità delle donne è un valore fondamentale del nostro ordinamento, inviolabile e non negoziabile. Importanti in questa direzione sono sicuramente le iniziative di carattere simbolico. Ricordo ad esempio il progetto “panchine rosse“, divenute in tante città l’emblema della lotta contro la violenza sulle donne, al quale ha aderito lo scorso anno la Camera con l’installazione – all’interno del cortile di Palazzo Montecitorio – di una panchina rossa con affissa la targa del numero antiviolenza 1522”.

“Ma a mio avviso è ancora più importante fare in modo, nel dibattito pubblico ed istituzionale come nei media, di non lasciare mai sole le donne, siano esse cittadine italiane o migranti, di fronte alla prevaricazione. Nessuna pratica che offende la dignità o la libertà delle donne, può essere tollerata nel nostro Paese. Concludo, ribadendo che potremo vincere la battaglia contro la violenza sulle donne solo agendo come comunità, con il contributo di cittadini, associazioni, Istituzioni”, conclude Fico.

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