Ex militare ucciso: il nipote confessa l’omicidio per soldi

Giancarlo Fonsatti, nipote della vittima, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al Gip. Sarà trasferito nel carcere di Massama

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:48
L'ex sottufficiale dell'Esercito Paolo Fonsatti e, a destra, il nipote Giancarlo

È durato circa 30 minuti in videoconferenza l’interrogatorio di Giancarlo Fonsatti, noto come Renato, il 55enne che ha confessato di aver ucciso lo zio, l’ex sottufficiale dell’Esercito Paolo Fonsatti, 73 anni, assassinato a coltellate dopo una lite avvenuta mercoledì scorso, nell’abitazione della vittima, nella borgata S’Ungrori di Arborea, nell’Oristanese. L’ex militare è stato ucciso con sette coltellate, quella mortale al petto.

Il tentativo di depistaggio

Giancarlo ha tentato il depistaggio. Dopo l’omicidio, ha preso l’auto e raggiunto lo stagno di Santa Giusta, dove ha gettato l’arma del delitto. Ha cercato di cancellare le prove, lavando il pavimento, poi è uscito di casa con i vestiti sporchi di sangue, ha raggiunto il bar più vicino e ha raccontato che lui e lo zio erano rimasti vittime di una rapina da parte di due persone con accento straniero e a volto coperto.

Una versione che non ha retto già ai primissimi rilievi dei carabinieri, per poi finire completamente sgretolata dopo gli approfondimenti del Ris di Cagliari. Nella casa non c’erano tracce di altre persone, solo le impronte delle scarpe sporche di sangue che indossava il nipote.

La confessione

Oggi Fonsatti ha confermato alla gip del tribunale di Oristano, Silvia Casula, quanto dichiarato davanti alla pm Silvia Mascia in ospedale a Cagliari, dove era stato trasferito per essere operato al tendine di una mano a causa di una ferita da arma da taglio che si era procurato durante la colluttazione con lo zio.

Il 55enne, difeso dall’avvocato Carlo Figus, ha ammesso le proprie responsabilità in merito ai fatti. Il brutale omicidio – ricostruisce Ansa – è avvenuto dopo il rifiuto della vittima all’ennesima richiesta di denaro da parte del nipote: dalle testimonianze raccolte dai carabinieri, emerge che l’uomo ha problemi di ludopatia, alcol e droga, e questo lo spingeva a chiedere soldi ma anche generi di prima necessità ai parenti, in particolare allo zio.

Al termine dell’interrogatorio la gip non ha convalidato il fermo deciso dalla Procura, ma ha emesso una nuova misura cautelare in carcere. L’uomo sarà trasferito dal penitenziario cagliaritano di Uta a quello di Massama a Oristano.

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