Eurispes: “Italiani sempre più poveri, non solo a causa del Covid”

Eurispes: "Il Pil non può crescere in un Paese che invecchia. Il bonus bené non basta a risolvere il problema della denatalità"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:44

Gli italiani sono sempre più poveri, e non solo a causa del Covid. Oggi, 13 maggio, il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha presentato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, i risultati del Rapporto Italia 2021 intitolato “Per una nuova Ri-Costruzione“, fotografando un’Italia ancora alle prese con la pandemia, ma con problemi presenti già da molto prima.

L’Eurispes (Istituto di Studi Politici, Economici e sociali) è un ente privato italiano che si occupa di studi politici, economici e sociali operante nel campo della ricerca politica, economica, sociale e della formazione. Il suo attuale presidente, Gian Maria Fara, è sociologo e docente a contratto presso diverse università italiane. Il segretario generale, Marco Ricceri, è storico dell’Unione europea, esperto di politiche sociali e del lavoro.

Il presidente Eurispes, Gian Maria Fara

Il Pil non può crescere in un Paese che invecchia

“Il Pil non può crescere in un Paese che invecchia e nello stesso tempo diminuisce in popolazione. L’economia per crescere ha bisogno di innovazione e della capacità di sapersi rapidamente adattare ai mutamenti imposti, di volta in volta, dal sistema globali”.

Lo scrive nell’introduzione del Rapporto Italia 2021 il presidente Fara, per il quale ora “abbiamo l’occasione per svecchiare e ammodernare l’Italia”. Allo stesso tempo, osserva Fara, è un errore “considerare solo la lettura economica del problema della denatalità. Non basta il ‘bonus bebè’ per risolvere un fenomeno che ha radici profonde e strutturali”.

“Soffriamo di un grave deficit demografico ma – aggiunge – pretendiamo che a risolverlo debbano essere giovani senza un lavoro, una casa e che dovrebbero garantire la nascita di nuove famiglie e nuova prole”.

Italiani sempre più poveri

Secondo i dati di Banca d’Italia – die Fava – già nei primi mesi di emergenza sanitaria la metà delle famiglie italiane abbia subìto una riduzione nel reddito famigliare di circa il 15%. La situazione è particolarmente allarmante tra i lavoratori indipendenti: quasi l’80% ha subìto un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare. Mentre l’Istat segnala per il 2020 la perdita di 440.000 posti di lavoro”.

Stranieri svantaggiati sul lavoro

Guardando al mercato occupazionale e, di riverbero, alla condizione socio-economica, non si può ignorare il nodo irrisolto della popolazione straniera, una parte importante della quale, nel nostro Paese, viene relegata a mansioni svantaggiate.

Secondo il Rapporto Italia, ciò non è imputabile esclusivamente al minor livello di istruzione – è degna di nota la quota di lavoratori stranieri sottomansionati rispetto al titolo di studio – o alla minore anzianità. La posizione di debolezza degli immigrati si traduce quasi sempre in contrattualizzazioni penalizzanti (tempo determinato o prestazioni occasionali), concentrazione nel comparto dei lavori manuali (l’85% operaio, a fronte del 57% degli italiani), quando non in un vero e proprio sfruttamento, anche sotto “caporale”, come le tante operazioni delle forze dell’ordine dimostrano.

Eurispes: effetto Covid su psiche, 1 su 5 ha preso farmaci

L’Eurispes, per il Rapporto Italia 2021, ha indagato sul consumo di psicofarmaci da parte dei cittadini e sul ricorso al sostegno psicologico, rivelando che il Covid ha avuto un’influenza negativa sulla psiche.

Un intervistato su 4 si è infatti rivolto ad uno psicologo e quasi una persona su 5 ha assunto nell’ultimo anno farmaci come ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, antipsicotici. Vi ricorrono maggiormente le persone mature e le donne.

Nello specifico, il 19% del campione sondato dall’Eurispes ha dichiarato di aver assunto psicofarmci, il consumo risulta più diffuso della media tra le persone più mature (22,5% dai 65 anni in su), meno tra i giovanissimi (10,1% dai 18 ai 24 anni).

La percentuale tra le donne risulta più alta che tra gli uomini: 21,2% contro 16,7%. Una maggiore incidenza è stata rilevata, poi, tra i persone in cassa integrazione (27,2%) e pensionati (23,7%). Inoltre, stando ai dati raccolti nell’indagine, è rilevante la quota di chi si è rivolto ad uno psicologo: più di un quarto del campione (27,2%). Ad uno psichiatra si è rivolto il 5,6% degli intervistati, in un percorso che solitamente si avvale anche di una terapia farmacologica di supporto.

Covid impone a Paese una “rivoluzione culturale”

“Il Paese dis-organizzato, così come è oggi, non è in grado di sostenere le sfide che la pandemia ha lanciato. Senza una pacifica ‘rivoluzione culturale’ saremo destinati all’oblio, ad una deriva dell’esserci senza essere, alla perdita di quel tanto di identità rimasta”, è l’analisi conclusiva del presidente dell’Eurispes nel Rapporto Italia.

Il virus ci ha imposto “l’urgenza di impegnarsi nella coltivazione di un pensiero a lungo termine – sottolinea -. Nello stesso tempo, ci obbliga a ripensare l’economia per ricostruirla sulla base della sostenibilità ambientale”.

Ha, infatti, “mostrato il fallimento delle pretese taumaturgiche delle autonomie regionali“, sostiene, “fatto emergere la necessità di ricostruire una identità statuale compressa negli anni da una devoluzione verso il basso, le Regioni, e verso l’alto, l’Europa” e “archiviato l’idea che i cittadini possano sostituire efficacemente le Istituzioni politiche”, scrive Fara, per il quale anche “l’idea che ‘uno vale uno’ si è miseramente infranta di fronte alla necessità della competenza nella gestione della complessità”.

Cosa aspettarsi per il dopo-Covid? Secondo l’Eurispes “potremmo essere agli esordi di una auspicabile Quarta Repubblica”, con una parola chiave: “responsabilità”, che può essere “il carburante” e “la cartina di tornasole di un Paese che si ri-costituisce“.

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