Egitto. Ancora 45 giorni di custodia cautelare per Zaki

Lo studente dell'università di Bologna detenuto da cinque mesi e il legame con Giulio Regeni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:51
Fonte: ANSA

È stata prolungata di altri 45 giorni, a partire da oggi, la custodia preventiva di Patrick George Zaki, lo studente egiziano di 28 anni dell’Università di Bologna, da oltre cinque mesi in carcere in Egitto per propaganda sovversiva. La notizia è stata resa nota all’ ANSA da una sua legale al Cairo. Tra le accuse a suo carico, basate peraltro solo su un controverso account Facebook, vi sono “diffusione di notizie false“, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici“.

La vicenda di Zaki

Patrick George Zaki si era trasferito in Italia per frequentare, presso l’Università di Bologna il Master Erasmus Mundus in Studi di Genere e delle Donne, sponsorizzato dalla Commissione Europea. ll 7 febbraio Patrick di ritorno in Egitto per far visita alla sua famiglia viene fermato all’ aeroporto del Cairo dall’Agenzia di Sicurezza Nazionale egiziana in nome di un mandato di arresto, emesso nel settembre 2019 in seguito a dei post pubblicati su una pagina Facebook del ragazzo, dichiarata falsa dalla difesa. Giada Rossi, amica e compagna di studi di Patrick, ha raccontato come “pur essendo consapevole della situazione nel suo Paese, Patrick non si aspettava assolutamente di poter essere perseguito, era tranquillissimo”. Peraltro, Patrick non avrebbe fatto ritorno in Egitto se avesse potuto immaginare ciò che lo aspettava. Tutto ciò sembra dovuto principalmente alla collaborazione del ragazzo con l’Egyptian Initiative for Personal Rights (EIFR), una ONG che si occupa della difesa dei diritti fondamentali in Egitto. Inoltre, i suoi legali hanno affermato che durante il primo interrogatorio gli agenti abbiano insistito nel chiedergli quali legami avesse con la famiglia di Giulio Regeni, con cui Patrick non è mai venuto a contatto. La vicenda di Zaky, infatti, richiama alla mente di moltissimi la storia di  Giulio Regeni, il giovane ricercatore  italiano scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato nove giorni dopo, torturato e barbaramente ucciso per motivi apparentemente ancora sconosciuti.
Sono state numerose le manifestazioni per richiedere la liberazione di Zaky, invocando il rispetto dei valori democratici e dei diritti fondamentali dell’uomo da parte dello Stato egiziano. Il suo caso ha scosso le istituzioni e in particolare le società civili dell’intera Unione Europea, poiché ha colpito un giovane che, pur essendo cittadino extracomunitario, viveva e studiava in Europa. Il suo arresto non fa che sommarsi a quello di migliaia di cittadini egiziani, che hanno visto i propri diritti di espressione e opinione e le proprie libertà progressivamente limitati da un regime repressivo e capillare.

L’udienza di ieri 26.07.2020

Sulla pagina Facebook “Patrick Libero”, tenuta dagli attivisti che si battono per la sua causa si legge: “Oggi si è tenuta un’udienza davanti al Tribunale penale e, per la prima volta dal 7 marzo, Patrick ha partecipato alla sua stessa udienza. Gli è stato permesso di comparire davanti ai giudici in presenza dei suoi avvocati”. La presenza di Zaki in Tribunale secondo gli attivisti “è stato di per sé un buon passo in quanto finalmente i suoi avvocati hanno potuto vederlo, anche se molto brevemente, in quanto non era stato visto dalla sua famiglia o dai suoi avvocati dopo la sospensione delle visite in carcere e il trasferimento alle udienze rispettivamente dal 10 e dal 7 marzo. I suoi avvocati ci hanno informato che sembra essere in buona salute, e speriamo che presto potremo avere altre notizie da lui”. Viene fatto rilevare che, dallo scorso 7 marzo, le udienze del ricercatore egiziano “sono state rinviate o la sua detenzione è stata rinnovata senza la sua presenza, né la presenza dei suoi avvocati in alcuni casi, il che significa che ha trascorso gli ultimi quattro mesi in carcere sulla base di processi legalmente non conformi alla legge, rendendo il suo ordine di detenzione legalmente nullo durante quel periodo in avanti”.

Il punto di vista di Amnesty International Italia

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia ha dichiarato che vi era la speranza, alla vigilia della sentenza, che l’esito fosse diverso e più positivo. Ha detto:
Ieri era stata una sorpresa e oggi una pessima sorpresa. Nessuno aveva particolare ottimismo, però il fatto che fosse accaduta una cosa imprevista faceva sperare in un esito diverso. Proprio ieri, per la prima volta da inizio marzo, il giovane era comparso di persona davanti ai giudici”. Poi prosegue Noury: “Adesso serve tornare a premere sulle autorità egiziane e naturalmente su quelle italiane perché Patrick sia rilasciato.
Patrick è stato visto fisicamente in buone condizioni, e questa è già una buona notizia”. Inoltre, ha precisato: “Non dimentichiamo che nel carcere di Tora al Cairo, dov’è rinchiuso, sono stati registrati casi di Covid-19 e Patrick è asmatico. Eravamo molto preoccupati per le sue condizioni di salute”. L’emergenza coronavirus ha peggiorato la situazione in Egitto anche riguardo la tutela dei diritti umani. Sono state interrotte le visite dei familiari nelle carceri, e chi ha protestato contro tali nuove misure restrittive è stato perseguito.

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