C’è un filo rosso, fatto di coraggio e sete di libertà, che unisce le 21 Madri Costituenti italiane alle donne afghane che oggi combattono contro l’oscurantismo dei talebani. Questo legame simbolico è il cuore di “Donne. Resistenza. Libertà.”, l’ultimo libro della giornalista Angela Iantosca (Edizioni Paoline), presentato presso la Sala Capitolare del Senato. Il volume raccoglie le testimonianze di ventuno rifugiate arrivate in Italia dopo il tragico 15 agosto 2021, data della caduta di Kabul. “A dicembre 2024, mentre parlavo della nostra Costituzione in una scuola, ho ascoltato la storia di una ragazza afghana – ha spiegato l’autrice – e ho avuto i brividi: nelle sue parole sentivo la voce delle nostre costituenti”. Ogni capitolo del libro si apre infatti con un parallelismo tra una delle ventuno protagoniste afghane e una delle madri della nostra Repubblica.
La resistenza silenziosa
Dall’instaurazione del regime talebano, l’Afghanistan è diventato il teatro di una sistematica cancellazione dei diritti femminili. Divieti di studio, di viaggio, obbligo del volto coperto: una vera e propria apartheid di genere. Eppure, la resistenza continua. “Nel momento in cui è stato tolto loro il quaderno – ha raccontato Iantosca – hanno iniziato a scrivere sulla sabbia per non dimenticare la scrittura”. Alla conferenza è intervenuta la senatrice Alessandra Maiorino, che ha sottolineato come la condizione femminile non sia mai un fatto isolato: “L’Afghanistan non è un luogo confinato, tutte le donne vengono da lì. La nostra Costituzione parla di persona umana e dobbiamo vigilare affinché questi diritti, sempre fragili, vengano difesi”.

Le voci di chi non si arrende
Le testimonianze dirette hanno scosso la platea della Sala del Senato. Waheeda, giovanissima madre, ha ricordato il tempo in cui le era proibito persino ridere, recitando una poesia di Neruda dedicata al figlio. Razia, giornalista e insegnante, ha invece associato la sua storia a quella della costituente Laura Bianchini: “Escludere le donne dai media e dall’istruzione significa escluderle dalla storia. La nostra non è solo una raccolta di ricordi, è un atto di memoria contro il silenzio imposto dai talebani”. Anche Sediqa ha citato l’eredità di Teresa Mattei (la più giovane delle costituenti italiane), ricordando come la resistenza delle donne afghane negli ultimi anni sia diventata una rete sotterranea per garantire istruzione e supporto reciproco. Erano presenti altre donne afghane, giunte in Senato con un Pink Shuttle, il primo e unico mezzo di trasporto tutto al femminile, realizzato a Kabul.
Il ruolo di “Nove Caring Humans”
Il progetto editoriale è strettamente legato all’associazione Nove Caring Humans, a cui sarà devoluto parte del ricavato delle vendite. La direttrice Livia Maurizi e Flavia Mariani hanno ribadito l’importanza di non lasciare queste donne nell’isolamento: “Oltre all’empatia, serve responsabilità. Queste donne compiono atti di resistenza quotidiana e noi lavoriamo nelle scuole perché è lì che si forma il futuro”. Il libro si chiude con una provocazione dell’autrice: la “ventiduesima madre costituente” deve essere ognuno di noi, chiamato a proteggere e amare i propri diritti, non dandoli mai per scontati.

