Don Forka, il prete che accusa il suo governo di genocidio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:34

Ha scelto la piattaforma YouTube per denunciare il “massacro” dei militari del governo costato la vita a 22 persone, inclusi donne e bambini, lo scorso 14 febbraio. Non usa mezzi termini don Esua Andrew Forka, che ha definito “inaccettabile” la violenza degli scorsi giorni: “Poiché il governo sta usando metodi violenti […], questa rabbian non può più essere estinta […]. Alziamoci come popolo e decidiamo se vogliamo vivere insieme o separarci” ha dichiarato Forka. 

 

Il video in cui don Forka denuncia il “massacro” nelle regioni anglofone del Camerun – Video © YouTube

Il “massacro”

L'evento ha suscitato forte risonanza nell'opinione pubblica, proprio perché tra le vittime si annoverano bambini, anziani e donne. Nonostante la presenza di testimoni attendibili, da parte sua il portavoce dell'esercito camerunense ha dichiarato: “il presunto massacro è una notizia falsa”. Stando a quanto riporta il quotidiano online cattolico Crux, parla di “omicidio raccapricciante” l'avvocato per i diritti umani, Felix Agbor Balla; gli ha fatto eco l'avvocato camerunense e presidente del Consiglio internazionale della conferenza anticorruzione, Akere Muna, che ha dichiarato: “Sofferenza, morte e uccisione sono ora la nuova normalità. Come siamo arrivati ​​qui dove la vita umana non ha più alcun valore? Dobbiamo tutti, ora, sinceramente cercare la pace prima che questo Paese perda la sua anima. Prego per tutte quelle vittime innocenti” ha aggiunto.

Escalation di violenze

I conflitti nelle regioni nord e sud-occidentali del Camerun si sono insapriti nel 2016, quando avvocati ed insegnanti angolofoni hanno condannato il governo, colpevole – a detta loro – di voler minare il sistema di istruzione e di common law vigente nelle regioni anglofone. Presto questa protesta si è trasformata in una ribellione armata. La frizione tra le due parti si è esacerbata prorio dall'inizio di quest'anno quando, in occasione delle elezioni locali e legislative avute luogo il 9 febbraio scorso, il governo ha dispiegato oltre 700 soldati nelle due regioni. La presenza di frange governative ha indisposto i separatisti armati, che hanno messo le regioni a ferro e fuoco: almeno un centinaio di camerunensi è scomparso, stando al rapporto 2020 di Human Rights Watch.

La Chiesa e il dialogo

Nel contesto camerunense la Chiesa gioca un ruolo fondamentale. Negli scorsi mesi, infatti, due prelati cattolici sono stati scelti come guida delle delegazioni nel piano di dialogo nazionale messo in piedi dal governo centrale del 29 ottobre al 4 novembre. Ma l'impegno della Chiesa è stato più volte disatteso dall'esercito, alla dipendenze del governo. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha ucciso almeno 3mila persone e indotto 500mila camerunensi a lasciare le loro case.

L'appello del sacerdote suona, dunque, come l'estremo tentativo di ripristinare la pace in una terra che continua ad essere segnata dalla violenza.

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