Un question time inedito in cui i giovani prendono la parola, ricevono ascolto e si confrontano con gli esperti su uno dei temi che più investe le loro vite: il digitale. La Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto ha ospitato lo scambio tra i ragazzi e psicologhe, professori e presidenti di associazioni a tutela dei diritti dei genitori e dei minori, organizzato dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e Unicef Italia. Un’occasione di partecipazione che celebra il 35esimo anniversario della ratifica da parte del nostro Paese della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
L’educazione digitale
La pervasività della tecnologia nella quotidianità di ognuno rappresenta una “situazione senza precedenti nella storia dell’umanità”, secondo la presidente della Commissione Michela Vittoria Brambilla, che invita a interrogarsi sui possibili effetti della connessione normalizzata fin da piccoli, la centralità dei social network e i rischi per la privacy, sull’età evolutiva. “Serve l’educazione digitale per favorire lo spirito critico su questi temi e per non lasciare indietro nessuno”, osserva Matteo De Mitri di Unicef Italia, “perché dietro lo schermo ci possono essere fragilità e discriminazione”.
Le dipendenze digitali
Il primo panel del convegno si concentra sulle dipendenze “nascoste” dietro lo schermo e sugli effetti sul benessere psicofisico dei giovani. La dottoressa Daniela Chieffo, docente della Cattolica e responsabile dell’Unità di psicologia clinica del Policlinico Gemelli, rispondendo a Giulia Fusco dello Youth Advisory Board dell’Unicef, spiega che “i ragazzi si rifugiano nelle addiction digitali perché vogliono sentirsi parte di qualcosa”. L’esperta esorta a costruire una nuova architettura educativa a partire dal fornire ai ragazzi alternative valide: “Togliamo il pc dalla stanza e mettiamoci uno strumento musicale”.
Porsi domande
L’intelligenza artificiale sostituirà le facoltà intellettive proprie dell’essere umano come lo spirito critico, quello analitico e la creatività?, chiede Valerio Carfagna di Younicef e Yab a Mario Pireddu, professore di Tecnologie per la formazione all’Università della Tuscia. “Da sempre si tenta di delegare compiti alla macchina. Il rischio non è che le macchine pensino al nostro posto, non dobbiamo attribuirle caratteristiche umane”, risponde, “porsi domande resta la cosa più interessante da fare per guidarle nelle loro operazioni di calcolo”.
Agire con etica
I ragazzi chiedono agli adulti di riferimento di accompagnarli e di stargli vicino quando si interfacciano con il mondo delle piattaforme, che “non sono neutre”, ricorda Beatrice Fusco di Younicef, e trattengono gli utenti, passivi e inconsapevoli, davanti allo schermo. Il direttore generale del Movimento italiano genitori (Moige) Mario Affinita afferma che “i genitori sono parte lesa perché ci sono state offerte garanzie e sicurezze sui prodotti digitali rivolti ai minori, ma ci sono algoritmi in grado di creare dipendenza”. “Dobbiamo stimolare comportamenti corretti e l’enciclica di Papa Leone ci incoraggia ad affrontare questa sfida con l’etica”, aggiunge.
La relazione cura
L’ambiente digitale è uno spazio virtuale dove, oltre a fruire di contenuti, si prendono informazioni e si entra in contatto con altri soggetti. Non sempre verificate le prime né innocui i secondi. Siradio Bah e Mariia Kulinich dell’U-Report on the Move Steering Group, la piattaforma di ascolto dell’Unicef rivolta a minori e giovani con background migratorio e rifugiati, interpellano la psicologa e criminologa Aurora Barbari, sottotenente dei Carabinieri del ruolo tecnico, su come orientarsi in Rete e sull’odio online. “Su Internet non si cerca solo svago, ma anche ascolto. In assenza di figure parentali o tutori si prende per vero qualsiasi contenuto, per provare a restare saldi e integri quando non si ha più niente, col rischio di sviluppare anche una dipendenza emotiva”, spiega, “quello che cura è la relazione”.

