Coronavirus, l’appello di Salvini ai vescovi: “Fateci partecipare alla Messa di Pasqua”

Ospite a SkyTg24, Salvini chiede ai Vescovi di far partecipare i fedeli alle celebrazioni pasquali. Fiorello: "Se hai fede puoi pregare anche a casa"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:30

Il leader della Lega, Matteo Salvini, torna a parlare di religione in televisione, questa volta durante l’Intervista di Maria Latella a SkyTg24. Salvini ha affermato di sostenere “le richieste di coloro, che in maniera ordinata, composta, sanitariamente sicura” vorrebbero poter partecipare alla Messa di Pasqua. Nel corso dell’intervista, la giornalista di SkyTg24 ha incalzato Salvini chiedendogli di “non recitare una preghiera anche con me, perché l’hanno criticata molto per aver recitato l’Eterno Riposo con la D’Urso”. Pronta la risposta del leader della Lega che ha minimizzato la questione, sottolineando che c’è chi passa “dei giorni a criticare dieci secondi di preghiera in memoria di chi non c’è più e dei loro parenti”. Nel corso dell’intervista, Salvini ha anche affermato di essere a conoscenza di “un appello inviato ai vescovi” che è stato raccolto da tempi.it. La Santa Pasqua, la resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, per milioni di italiani può essere un momento di speranza da vivere”, ha concluso.

L’appello ai vescovi

Come affermato dal leader della Lega, attraverso il sito online tempi.it, è stato lanciato un appello ai vescovi affinché si possa celebrare la messa di Pasqua. Riportiamo il testo integrale pubblicato da Tempi con il titolo “Non sottraeteci quel Corpo. Lasciateci celebrare la Messa di Pasqua”, a firma di Davide Rondoni.

Dando voce al cuore di molti, peccatore e senza voler creare divisione o scandalo, rivolgo una supplica che è anche grido: lasciateci celebrare la Messa di Pasqua. Lo chiedo ai nostri Vescovi che sono custodi della fede, non della legge.

È singolare che per legge sia consentito (con adeguate misure) andare dal tabaccaio o dal profumiere e non accostarsi al Corpo di Cristo, come se anche Lui, quel corpo amato e desiderato più di ogni altro da chi ha fame di vita, e quanta oggi ci invade, dovesse sottomettersi alla sottrazione dolorosissma di corpi che vediamo nella distanza, nella morte solitaria, nella sparizione.

Ma non è possibile davvero organizzarsi con molti turni di messe per poche persone? Chiese che sono sempre semivuote non strariperanno… Lo si sta facendo per le opere di carità, non si può farlo per la liturgia di Pasqua? Con mail di prenotazione o altro? Con accorgimenti che qualunque fedele accetterebbe pur di baciare, mangiare quel Corpo amatissimo e divino, Corpo risorto mentre tutto parla di corpi morti?

Quale scompiglio si creerebbe mai nel fare turni, in pochi, a ripetizione? Chiedendo ai sacerdoti di compiere il loro primo ministero in modo estremo, speciale. E anche che consolazione sarebbe per tanti, che non potrebbero farlo, sapere che altri lo fanno.

A questa sottrazione non concorre forse una strisiciante ma potente “protestantizzazzione” della stessa nostra fede e di ciò in cui crediamo? Ridotta a sermone, a rito, addirittura a scenografia. Come se bastassero le parole, sagge, illuminate.

No, come ha mostrato il Papa nel suo atto di umile preghiera, al centro c’è quel Corpo Divino. Non sottraetecelo, Vescovi. Non lasciate che sia equiparata la Messa a un concerto, a una conferenza, a qualcosa di meno necessario di qualche etto di formaggio. È pane, vino, ne abbiamo fame, indegni e anche scossi come siamo in questa circostanza. Si può trovate il modo, faremo tutti dei sacrifici per questo, ma non sottraetecelo. È Pasqua“.

La replica

La richiesta del leader della Lega, però, incontra più di qualche resistenza. La prima replica arriva dallo showman Rosario Fiorello che, da casa, registra un videomessaggio in cui lo invita a rivedere la sua posizione: “Secondo il mio parere personale, riaprire le chiese a Pasqua potrebbe essere un errore, Dio non credo accetti le preghiere solo da chi va in chiesa. Puoi pregare anche in bagno se sei fedele”. Con un tweet, arriva anche la replica di don Dino Pirri, sacerdote di San Benedetto del Tronto: “Caro Salvini, oggi le chiese sono chiuse perché noi preti rispettiamo la legge del nostro paese. Obbediamo ai nostri vescovi e non a te. Non usiamo il nostro popolo, ma lo amiamo. Non ci sta a cuore il consenso ma il bene comune”.

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