Coronavirus, la risposta del Vaticano all'epidemia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:27

Dispenser con gel igienizzante davanti agli uffici e chiusura di luoghi particolarmente affollati. È la risposta della Città del Vaticano all'emergenza sanitaria del nuovo coronavirus, secondo quanto riferisce il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. È stato finora confermato il regolare svolgimento dell'udienza fissata per mercoledì prossimo in Piazza San Pietro. Bruni ha, infatti, spiegato che sarà disponibile “un infermiere e il medico di guardia per l'assistenza immediata negli ambulatori della Direzione Sanità e Igiene nel caso di pazienti con sintomi riconducibili al coronavirus, che mettono in atto le procedure previste come da accordi con il Ministero della Salute italiano”.

Udienza confermata

Confermato, invece, il regolare svolgimento dell'udienza generale di papa Francesco, prevista mercoledì in Piazza San Pietro, Bruni spiega inoltre che finora “non è stata rilevata alcuna positività al virus 219-nCoV […]. La Direzione Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano è in costante contatto con la Regione Lazio e la Task Force del Ministero della Salute e seguirà e diffonderà eventuali raccomandazioni che le siano fornite”.Mentre sale a sei il numero delle vittime da Coronavirus in Italia, di cui l'ultima è un uomo 80enne deceduto all'ospedale Sacco di Milano, e si attestano ad oltre 222 i casi di contagio confermati, la Conferenza Episcopale Italiana si adegua alle ordinanze regionali, in particolare modo nelle zone colpite. L'arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha reso noti gli accorgimenti, peraltro confermati dall'ultimo punto stampa in Regione: “Troveremo un altro modo per introdurci nella Quaresima – ha dichiarato il prelato a Vatican News[…] L'alternativa può essere di dedicarsi più personalmente alla preghiera e alla penitenza, alla meditazione del Vangelo e poi magari di realizzare un rito significativo più avanti nella Quaresima. Secondo quello che succederà… Non sembra, per adesso, che bisogna prevedere troppo perché le misure restrittive, almeno qui in Regione, riguardano i prossimi sette giorni. Il Duomo di Milano in questo momento è chiuso, per oggi e per domani si comporterà secondo i flussi turistici di Milano”.

Il messaggio del vescovo di Pavia

Dopo un primo dietro front, anche la diocesi di Pavia si è adeguata alle disposizioni del Pirellone: Messe a porte chiuse da oggi. Di seguito il messaggio a tutti i fedeli e i sacerdoti del vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti:

“Carissimi fedeli e cari confratelli nel sacerdozio,Con questo messaggio intendo offrire alcune indicazioni che ci aiutino a vivere la situazione che si sta creando, anche nel territorio della nostra Diocesi, per l’infezione virale del “Coronavirus”.Ovviamente, siamo tenuti a osservare le disposizioni emanate e aggiornate dalle competenti Autorità che hanno lo scopo di fronteggiare la diffusione del virus, evitando allarmismi esagerati e la crescita di un clima sociale di sfiducia e di paura. Dovendo purtroppo sospendere, fino a nuova indicazione, la celebrazione delle sante Messe, dispongo che le chiese rimangano aperte, per la preghiera personale dei fedeli, e chiedo che anche nei giorni feriali, i sacerdoti celebrino la Messa quotidiana, a porte chiuse, pregando a nome di tutta la comunità, segnalando con il suono della campane che l’Eucaristia è offerta per i vivi e i defunti: anche se non possiamo celebrare pubblicamente, non deve venire meno la preghiera liturgica che per noi sacerdoti è appuntamento quotidiano di vita ed è sorgente inesauribile di grazia per tutto il popolo di Dio. I sacerdoti mantengano i contatti con i fedeli, e non manchino di continuare la loro presenza presso i malati e gli anziani nelle case e nelle strutture di accoglienza. Questa situazione di prova, che siamo chiamati a vivere, può essere un tempo di purificazione e di maturazione della nostra fede, se ci porta ancora di più a stringerci a Cristo Salvatore, con la preghiera personale e nelle famiglie: come facevano i nostri vecchi, quando si trovavano ad affrontare ben peggiori epidemie e malattie, senza togliere nulla all’impegno prezioso dei medici e degli operatori sanitari, e senza venire meno alle indicazioni di prudenza e d’igiene, prendiamo in mano il Rosario e affidiamoci alla tenerezza e all’intercessione potente di Maria, invochiamo la protezione di nostri Santi, di San Siro, di Sant’Agostino, di San Riccardo Pampuri. Tra pochi giorni entreremo nella Quaresima: alla preghiera, uniamo il gesto della penitenza, del digiuno, delle opere di carità e accettiamo di vivere questi giorni delicati e difficili come tempo di conversione. Rimane sempre la possibilità di seguire la Messa anche quotidiana via radio o Tv. Concludo con una semplice riflessione: il clima di grande allarme sociale, d’insicurezza e d’ansia che rischia di diffondersi è anche il frutto di uno sguardo sulla vita che vorrebbe avere tutto sotto controllo, che fa fatica ad accettare la condizione umana fragile e vulnerabile e che, in fondo, ha cancellato Dio dall’orizzonte dell’esistenza. Pensavamo di poter controllare tutto, ma la realtà è più grande di noi e forse dobbiamo imparare a unire al giusto e appassionato impegno per vincere il male e le malattie, l’affidamento al vero Signore del mondo, creatore e Padre, nel gesto umile e intelligente della preghiera: “I conti sull’uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo, senza di Lui non tornano” (Benedetto XVI). Invochiamo il Signore della vita per le persone coinvolte da questa infezione, stiamo vicini alle loro famiglie, evitiamo ogni forma di distanza e di sospetto nelle relazioni sociali: che questi giorni ci facciano essere più uniti e attenti, solleciti del bene di ogni fratello e sorella in umanità.

Tutti benedico e tutti affido alla dolce Madre di Dio!”

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