Quali sono le colture alimentari più sensibili alla siccità, nella zone del pianeta più esposte al rischio, e quanta produttività perdono? Per rispondere a queste domande due ricercatori del Politecnico di Torino e dell’Università del Delaware, Marta Tuninetti e Kyle Davis, hanno studiato le principali colture, come riso, mais, frumento e soia, che rappresentano oltre la metà della produzione agricola globale, sviluppando nuove metriche capaci di calcolare quanto ognuna di queste sia condizionata dalle condizioni ambientali e con quali effetti. La risposta è che le colture irrigue, grazie ai sistemi di irrigazione, possono mantenere stabili le rese anche in periodi in cui l’acqua scarseggia, a differenze di quelle non irrigue.
Una nuova valutazione
Un nuovo quadro metodologico per valutare la vulnerabilità delle principali colture agricole alla siccità su scala globale, individuando le aree del pianeta più esposte al rischio di perdite produttive. E’ quanto propone uno studio del Politecnico di Torino e dell’Università del Delaware, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications. Finora mancava una valutazione dettagliata della sensibilità delle diverse colture alla siccità nelle specifiche aree di coltivazione del pianeta. Così Marta Tuninetti del Politecnico di Torino e Kyle Davis dell’Università del Delaware hanno sviluppato nuove metriche in grado di misurare, con elevato dettaglio spaziale, quanto specifiche colture risultino influenzate da condizioni di scarsità idrica o temperature elevate nei diversi contesti geografici.
Lo studio
Gli autori dello studio hanno quindi analizzato 17 tra le principali colture alimentari mondiali – tra cui riso, mais, frumento e soia – che rappresentano complessivamente circa tre quarti della produzione agricola globale, quantificando i modelli di sensibilità alla siccità e le perdite produttive ad essa associate.
I risultati
Uno dei risultati più rilevanti riguarda il diverso comportamento delle colture irrigue e non irrigue. Durante i periodi di siccità, infatti, le colture irrigue possono continuare a ricevere acqua attraverso sistemi di irrigazione, mantenendo stabili le rese o addirittura aumentandole. Le colture che dipendono esclusivamente dalle precipitazioni risultano invece molto più vulnerabili agli eventi climatici estremi.
Aree a rischio
Lo studio ha inoltre identificato una serie di aree particolarmente vulnerabili dove le condizioni climatiche e le caratteristiche delle colture coltivate si combinano amplificando il rischio di perdite agricole. Tra queste figurano alcune regioni del Midwest statunitense, del Brasile orientale, della Spagna orientale e dell’India centrale e settentrionale.
Fonte Ansa

