Clima, Onu: “L’aumento del livello del mare è irreversibile per millenni”

Per le aree costiere, si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che potrebbe portare inondazioni più frequenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:10

Il continuo aumento del livello del mare è uno dei fenomeni dei cambiamenti climatici già in atto, “irreversibili in centinaia o migliaia di anni”. Lo affermano gli scienziati del Gruppo di lavoro 1 dell’Ipcc nel rapporto “Cambiamenti climatici 2021 – Le basi fisico-scientifiche“, la prima delle tre parti del Sesto Rapporto di Valutazione che sarà completato nel 2022. Gli esperti rilevano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico. Tuttavia, avvertono, forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici.

Continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo

Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che potrebbe portare inondazioni più frequenti e gravi e all’erosione delle coste. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno, avvertono gli scienziati.

Il rapporto parla di un riscaldamento che procede molto velocemente e fornisce nuove stime sulle possibilità di superare il livello di global warming di 1,5 gradi centigradi nei prossimi decenni.

Obiettivo fuori da ogni portata

A meno che non ci siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, limitare il riscaldamento a circa 1,5 o addirittura 2 gradi centigradi sarà un obiettivo fuori da ogni portata.

Lo studio mostra che le emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane sono responsabili di circa 1,1 gradi di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Mediamente nei prossimi 20 anni, la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5 gradi di riscaldamento.

Con 1,5 di riscaldamento globale, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Con un riscaldamento globale di 2 gradi, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute.

“Questo rapporto è un riscontro oggettivo”, ha detto la copresidente del Gruppo di Lavoro I dell’Ipcc, Valérie Masson-Delmotte. “Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, che è essenziale per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come ci possiamo preparare”.

Quanto aumenterà il livello del mare?

Il livello degli oceani è aumentato di circa 20 centimetri dal 1900 e il tasso è triplicato nell’ultimo decennio a causa dello scioglimento delle calotte glaciali. Nello scenario di aumento medio della temperatura di 2 gradi, gli oceani potrebbero salire di circa 50 centimetri nel 21/o secolo e arrivare a quasi due metri entro il 2300, il doppio di quanto stimato dall’Ipcc nel 2019. Ma nella peggiore delle ipotesi, con uno scioglimento drastico delle calotte glaciali, un aumento di due metri potrebbe anticipare al 2100.

Gli scienziati non possono infatti escludere cambiamenti bruschi nel sistema climatico che sono “poco probabili” ma “ad alto impatto”. Tra questi ci sono il crollo di calotte glaciali capaci di far salire il mare di decine di metri, lo scioglimento del permafrost che contiene immensi volumi di carbonio o la trasformazione dell’Amazzonia in una savana. L’aumento medio della temperatura globale nel 2030 dovrebbe essere fra 1,5-1,6 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale in tutti e cinque gli scenari valutati dagli scienziati dell’Ipcc nello studio diffuso oggi e aggiornato rispetto al precedente rapporto del 2014. Dunque, questo aumento verrebbe raggiunto dieci anni prima rispetto alla precedente stima dell’Ipcc di tre anni fa.

Co2 record da 2 milioni di anni

Nel 2019 – si legge nel rapporto IPCC – le concentrazioni atmosferiche di Co2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) le più elevate degli ultimi 800.000 anni; negli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni; l’aumento medio del livello del mare è cresciuto a una velocità mai vista negli ultimi 3000 anni.

Il rapporto, contenuto nel primo dei tre volumi – approvato dai 195 Paesi dell’Onu e diffuso oggi – fa parte del Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022. Realizzato da oltre 230 scienziati di 66 nazionalità sulla base di 14.000 studi pubblicati, il volume rileva che entro la fine del secolo il limite di +1,5 auspicato dall’accordo di Parigi sul clima del 2015 sarà superato salvo drastici interventi che possono contenere l’aumento entro 1,4 gradi centigradi.

Gli studiosi, fra cui ci sono tre italiani del Cnr, affermano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico e avvertono che forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra sono ancora possibili e in grado di limitare i disastri provocati dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo in alcune parti del mondo. Il richiamo è ancora una volta al drastico e immediato taglio dei gas serra per abbassare la febbre del pianeta, in particolare della Co2 che permane nell’atmosfera per centinaia di anni. Durante i lockdown causati dalla pandemia, infatti, nonostante la riduzione globale del 7% dell’anidride carbonica non c’è stato alcun effetto apprezzabile sulla temperatura della Terra.

Guterres: “L’era dell’energia fossile deve finire”

L’ultimo rapporto sul clima “deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta”. Lo ha affermato oggi il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres commentando l’ultimo rapporto dell’Ipcc. Senza profondi tagli immediati delle emissioni, l’obiettivo di un riscaldamento globale non superiore ai 1,5 gradi Celsius “sarà rapidamente fuori portata”, ha aggiunto Guterres. “L’odierno Rapporto è un codice rosso per l’umanità. I campanelli d’allarme sono assordanti e le prove sono inconfutabili: le emissioni di gas serra dovute alla combustione di combustibili fossili e alla deforestazione stanno soffocando il nostro pianeta e mettendo a rischio immediato miliardi di persone”, ha aggiunto Guterres.

Per il segretario generale dell’Onu “non ci devono essere nuove centrali a carbone costruite dopo il 2021. I paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ) “devono eliminare gradualmente quelle esistenti entro il 2030, e gli altri entro il 2040″. I paesi dovrebbero trasferire i sussidi ai combustibili fossili in energie rinnovabili.

“Entro il 2030, la capacità solare ed eolica dovrebbe quadruplicare e gli investimenti nelle energie rinnovabili dovrebbero triplicare”, ha aggiunto. La soglia concordata a livello internazionale di un riscaldamento globale non superior ai 1,5 gradi Celsius sopra i livelli pre-industriali è “pericolosamente vicina. Siamo a rischio imminente di toccare 1,5 gradi nel breve termine. L’unico modo per evitare di superare questa soglia è intensificare con urgenza i nostri sforzi e perseguire la strada più ambiziosa”, ha concluso Guterres.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.