Chat dell’orrore, don Buonaiuto: “Non banalizziamo questi fenomeni”

Il sacerdote fondatore di Interris.it ospite alla trasmissione di Rai 1, Storie Italiane. Ecco quali sono le tematiche che sono state affrontate

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:56

A 64 giorni dalla tragedia di Caronia, si torna a parlare della vicenda di Viviana e Gioele. Ad affrontare l’argomento è la trasmissione di Rai 1 Storie Italiane, condotta dalla giornalista Eleonora Daniele. Intervistato, il padre di Viviana spiega che secondo lui la figlia sia stata uccisa, teoria che i familiari sostengono in quanto sul traliccio non sono state trovate impronte.

Il dolore dei parenti

Sono tanti gli interrogativi e i dubbi che aleggiano intorno al giallo della morte di Viviana e Gioele. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti che permette di condurre tutti gli accertamenti del caso. Nel corso della trasmissione, il papà di Viviana, Gino, e il marito, Daniele, hanno espresso il loro dolore. A pesare la lentezza delle ricerche, delle indagini che, ancora dopo oltre due mesi, non hanno fornito risposto su quello che è accaduto a Viviana e Gioele.

Le dichiarazioni di don Aldo Buonaiuto

“La cosa che mi lascia basito è il silenzio di chi potrebbe sapere, magari si tratta anche di qualcuno che ci sta ascoltando. Vorrei dire loro di non portare questo peso sulla coscienza, bisogna parlare ora, subito – ha detto don Aldo Buonaiuto, fondatore del quotidiano online Interris.it e sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII -. Questo silenzio, di chi sa e che o per paura o per altri motivi si nasconde, sta uccidendo. Devono assolutamente recarsi dalle autorità preposte e dire quello che sanno o, nell’eventualità, costituirsi, perché prima o poi la verità viene sempre fuori. Sarebbe meglio che questo accadesse il prima possibile”.

La chat dell’orrore

Una chat su internet, una storia al limite dell’incredibile, un omicidio pianificato nei minimi dettagli da una ragazzina di 15 anni, insieme al suo fidanzatino voleva uccidere i genitori. Ascoltata dagli inquirenti si è giustificata dicendo che non avrebbe mai fatto una cosa del genere.

Guai a banalizzare questi fenomeni perché sono più diffusi di quello che possiamo immaginare. Quando ascoltiamo questi fatti dobbiamo capire che vediamo la punta di un iceberg, dovremmo capire chi sono i fabbricanti di queste chat – ha detto don Aldo Buonaiuto -. Si parla di una realtà che si nasconde per operare crimini, danneggiando le persone più fragili che sono i nostri minori. Chi ha il compito di legiferare deve mettere in atto leggi che possano tutelare i nostri minori. Quando si parla di dark web o deep web, sappiamo benissimo che è alla portata di tutti, anche di un bambino di 6 anni. Non criminalizziamo internet – ha concluso don Buonaiuto -, ma difendiamo i minori che con un click possono avere a che fare con chiunque”.

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