Un secolo di presenza costante “dentro le vene della storia”, anche quando queste sono sanguinanti. L’Ordinariato Militare per l’Italia taglia il traguardo dei cento anni e lo fa con una settimana di celebrazioni solenni, riflessioni sinodali e appuntamenti istituzionali che coinvolgeranno i vertici dello Stato e della Chiesa. Istituita ufficialmente il 6 marzo 1925 e riconosciuta dallo Stato italiano l’anno successivo, la Chiesa Castrense ha vissuto un’evoluzione profonda, culminata nel 1986 con la Costituzione Apostolica Spirituali militum curae di San Giovanni Paolo II, che ne ha sancito la natura di vera e propria “Chiesa particolare”.
Un laboratorio di sinodalità e servizio
“Questo anniversario non è un atto accademico, ma una memoria grata”, ha spiegato Mons. Gianfranco Saba, Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, durante la presentazione degli eventi. “Il centenario ci invita a leggere un secolo di presenza accanto a uomini e donne in divisa che servono il Paese nei momenti più complessi. Siamo chiamati a rendere presente il Vangelo della prossimità proprio nei luoghi segnati dalla fatica e dal conflitto”. Il programma, illustrato da Mons. Nino Romano, segretario della Commissione per il Centenario, è il frutto di un lungo cammino condiviso iniziato la scorsa estate. “Abbiamo creato un sistema che ha coinvolto tutti: militari e religiosi dell’Ordinariato”, ha sottolineato Romano. Le celebrazioni si apriranno ufficialmente il 2 marzo e proseguiranno per tutta la settimana, per poi spostarsi sul territorio nazionale con mostre, concerti e attività convegnistiche.
Il programma della Settimana del Centenario
Il fitto calendario delle celebrazioni si snoda attraverso i luoghi simbolo della Capitale, unendo in un unico percorso fede, storia e protocollo istituzionale. Si parte martedì 3 marzo con due momenti di forte spessore spirituale: la Santa Messa mattutina a San Paolo fuori le Mura, presieduta dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, seguita nel pomeriggio da una solenne Veglia per la Pace nella Basilica di San Pietro, guidata da Monsignor Filippo Iannone. Il cuore civile della ricorrenza batterà nella mattinata di mercoledì 4, quando l’Ordinario Militare renderà omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria; un atto di memoria che precederà l’Eucaristia presieduta dal Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della CEI nella cornice di Santa Maria Maggiore. Il legame con le massime cariche dello Stato sarà suggellato giovedì 5 marzo dall’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, seguito dalla celebrazione pomeridiana a San Giovanni in Laterano con il Cardinale Baldo Reina Vicario di Sua Santità. Grande attesa per sabato 7 marzo, quando l’intera famiglia dell’Ordinariato sarà ricevuta in Udienza speciale da Papa Leone XIV nella Sala Clementina, un suggello pontificio che corona un secolo di missione. Il sipario sulle celebrazioni calerà infine domenica 8 marzo: la solenne messa conclusiva si terrà nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli e, per permettere a tutto il Paese di partecipare idealmente al centenario, sarà trasmessa in diretta nazionale su Rai 1.
“Artigiani di pace” tra caserme e trincee
La missione dei cappellani militari è stata definita dal Generale Giovanni Maria Iannucci, Comandante del COVI, come una vocazione complementare a quella del soldato. “Ci accomuna il valore pratico del servizio, necessario per generare pace e prosperità dove a pagare sono sempre i più deboli, come i bambini”, ha dichiarato il Generale, sottolineando come l’uniforme sia anzitutto un simbolo di condivisione. Mons. Saba ha ricordato come, in questi cento anni, i cappellani abbiano “abitato” ogni luogo di sofferenza e speranza: dalle trincee del passato alle moderne navi, dagli aeroporti ai teatri operativi esteri (dove attualmente operano 8 cappellani). “Hanno affilato l’arma della carità”, ha concluso l’Ordinario, “educando a un sacrificio che ha come unico obiettivo l’amore”. L’anniversario segna dunque una pietra miliare per una missione che continua: quella di essere “operatori di parole disarmate e disarmanti” in un tempo di forti tensioni internazionali, ricordando che, come insegna la Chiesa, i militari sono a tutti gli effetti “ministri della sicurezza e della libertà dei popoli”.

