“Cellulari tracciati e riconoscimento facciale contro l’epidemia”

Lo "spionaggio" della vita dei contagiati del Covid-19 non è una violazione della privacy secondo gli esperti di diritto digitale ma un provvedimento indispensabile: "Siamo in guerra"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:44
Per fronteggiare l’epidemia la pandemia serve il modello-Corea del sud. Parola di Anorc, l’associazione nazionale delle aziende e dei professionisti impegnati nel campo della digitalizzazione e protezione del patrimonio informativo e documentale in ambito pubblico e privato. Da 13 anni Anorc promuove il dialogo istituzionale, la formazione e l’aggiornamento professionale, l’organizzazione di eventi e lo sviluppo di attività informative e di comunicazione del settore
Europa Covid-19 – Foto © Ap

A tappeto

Lo “spionaggio” a tappeto dei contagiati con tracciamento dei cellulari e riconoscimenti facciali, sul modello adottato dalla Corea del Sud per evitare la diffusione del Coronavirus, “non calpesterebbe necessariamente i diritti dei cittadini, perché anche in Europa quello della protezione dei dati personali non è un diritto assoluto, bensì va bilanciato con gli altri diritti fondamentali e in questo caso con quello alla salute, non solo individuale, ma collettiva”, dichiara a Dire l’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni, commentando le misure di contenimento del virus messe in campo da Seul, che in Europa hanno fatto discutere. Secondo Lisi l’attuale regolamento europeo,entrato in vigore quattro anni fa, “prevede la difesa del diritto fondamentale dell’individuo alla protezione dei dati personali, un diritto che possiamo ritenere oggi indirettamente garantito anche dalla Costituzione, che però stabilisce non solo la protezione, ma anche l’adeguata circolazione dei nostri dati personali“.

Emergenza eccezionale

“Se c’è un’emergenza eccezionale cosfera del dirittome quella che si vive oggi- spiega a Dire l’esperto di diritto digitale- si entra nella  alla salute che è altrettanto fondamentale. Quindi, in ipotesi eccezionali, più Stati europei potrebbero in qualche modo ridimensionare il diritto alla protezione dei dati favorendo la circolazione di alcuni dati con delle forme di controllo e garanzia, bilanciandolo così con queste esigenze eccezionali di tutela della salute pubblica”. Prosegue il presidente di Anorc Professioni: “Per fare una cosa del genere, sarebbe opportuno lavorare su una normativa europea specifica e di emergenza che operi quel bilanciamento tra i due diritti, cioe’ il diritto alla cosiddetta privacy e il diritto fondamentale alla salute, che potrebbe avere un enorme giovamento nel caso odierno grazie alla verifica degli spostamenti, dei contatti tra persone infette”.

Garanzie individuali e salute pubblica

È chiaro che “bisognerebbe stabilire i tempi precisi di questo tracciamento, le modalità, le procedure di sicurezza per garantire che soltanto alcuni specifici autorizzati possano accedere a quei dati e fino a che punto quei dati possono essere esposti senza essere previamente pseudoanonimizzati o anonimizzati“. Quindi, secondo il legale,”non possiamo pensare in Europa ad arrivare un controllo generalizzato e pervasivo dei cittadini, pur giustificato dall’emergenza, ma ad un equo bilanciamento tra i diversi diritti in gioco, determinando tempi e modi certi di questa forma di tracciamento e confermandone l’eccezionalità e le dovute garanzie”.  Ecoclude Lisi:”Anche i padri del diritto alla protezione dei dati come Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli non hanno mai pensato al diritto alla privacy come a un diritto assoluto, ricordiamocelo. Oggi stiamo combattendo una guerra e quindi alcune garanzie individuali possono essere compresse, come è stato del resto con la libertà di muoversi

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