Card. Zuppi: “Il Mediterraneo sia un mare in cui ritrovare il noi”

Non potendo essere presente, il Presidente della CEI ha inviato un video in occasione del Premio internazionale Empedocle-Borsellino, prestigioso riconoscimento che gli è stato conferito oggi ad Agrigento

Zuppi
Card. Matteo Zuppi (frame del videmessaggio)

Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, dispiaciuto di non poter essere presente al premio Empedocle, ha lodato l’Accademia degli Studi Mediterranei per aver posto la sfida ineludibile del Mediterraneo. Ricordando l’appello di Papa Francesco a “salvare la vita” e vergognarsi per i morti in mare, sottolinea che la prima scelta deve essere la difesa della vita, pur riconoscendo la complessità della sfida migratoria. Il Mediterraneo, storicamente mare di unità, cultura e scambio, deve tornare a essere un “mare nostro” che unisca e non divida. La Chiesa Italiana riprenderà gli incontri sul Mediterraneo, sul modello Lapira, per confrontarsi con le città e far riscoprire la diversità come ricchezza

Il testo del Videomessaggio

Carissimi, mi dispiace di non essere con voi, vi ringrazio tantissimo, è un grande onore il premio Empedocle, l’Accademia degli Studi Mediterranei, in una città così importante e così significativa, con tanta storia passata, ma anche con tanto futuro. Il ricordo della professoressa Assuntina Gallo Afflitto ci unisce, credo che sia qualcosa a cui tutta la vostra storia è legata e dà un valore e un significato ancora più importante in questa cerimonia. Io devo ringraziare perché ci aiutate a porre di nuovo una sfida che non è eludibile e che deve vedere il nostro Paese e anche la Chiesa italiana assolutamente attenta, quello del Mediterraneo. Papa Francesco ci portò tutti, la sua prima uscita fu proprio al centro del Mediterraneo per renderci conto di quello che stava avvenendo. Purtroppo ancora oggi tante persone perdono la vita e questo non può non ferirci. Vi ricordate che Francesco diceva ma come si fa qua? Bisogna vergognarsi e piangere, bisogna trovare assolutamente sempre un modo per salvare la vita. Questo è chiaro che non significa affatto quindi accettare le migrazioni come se fosse qualcosa che non si può governare. E’ molto difficile la sfida epocale per cui è chiaro che richiede anche forse uno sforzo per tutti maggiore e soprattutto di lungimiranza, di grande capacità. Ma la prima scelta è quella comunque di difendere la vita.

Il Mediterraneo

Non possiamo accettare che ci siano ancora dei bambini che ci commuovono come quel bambino che era sulla spiaggia della Turchia la cui immagine, sono dieci anni, da cui immagine ci ha ferito, ci ha umiliato ma ce ne sono tante di cui immagini non arrivano ma le cui tragedie si consumano ancora in quello che è il mare nostro e abbiamo la responsabilità che sia davvero un mare nostro che ci deve aiutare a ritrovare il noi. Ecco questa è la seconda considerazione che voglio che voglio condividere con voi. C’è nel quel nostro forse anche una grande indicazione a ritrovare quello che unisce. Il Mediterraneo è sempre stato un mare di grandi unità, di scambio, di cultura, di sapienza, di economia. Ha superato tutti quanti gli ostacoli, tutte quante le barriere proprio perché è un mare che unisce, che non può non unire la sua storia. Questo credo che ci deve spingere a tante nuove iniziative. La Chiesa italiana vorrà riprendere quegli incontri proprio sul Mediterraneo: il cardinal Bassetti, il mio predecessore, volle sulla spinta di Lapira,  quindi il dialogo e nel secondo incontro, a Firenze, era un incontro importante perché unì le Chiese e la città. Se forse vi ricordate fu particolarmente importante, un messaggio, un appello che ha un valore ancora molto pregnante perché fu uno dei sindaci ed i vescovi che parlavano insieme. La Chiesa vive nella città e quindi confrontarci con chi la rappresenta, con chi la deve amministrare, aiuta la Chiesa e aiuta anche la città a comprendere la presenza e il ruolo della Chiesa che può e deve essere come l’anima della città.

L’augurio

Allora la vostra riflessione senz’altro va in questa direzione, anche la nostra scelta e anche l’impegno perché quel mare nostro torni a essere davvero tale, con una nostra cultura capace di unire e non di dividere, di confrontarsi e non di combattersi, di pensarsi insieme, non per essere uguali ma perché la diversità diventi davvero una ricchezza. Quindi buon lavoro a voi, grazie, e che da Agrigento possa nascere, possa partire un grande messaggio di solidarietà e di incontro così come la vostra storia e il Mediterraneo richiede.

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