Lavoratori in nero tramite società estere: “Caporalato danneggia aziende oneste”

La Guardia di Finanza di Pordenone ha scoperto una frode fiscale milionaria e caporalato connesso all'impiego di 400 lavoratori irregolari

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:17

La Guardia di Finanza di Pordenone ha scoperto una frode fiscale milionaria e caporalato connesso all’impiego di oltre 400 lavoratori irregolari nei cantieri navali di Monfalcone e Venezia.

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Nell’inchiesta risultano indagati sette cittadini romeni per reati tributari. Sono state individuate 5 società “esterovestite” e disposti sequestri per 840 mila euro. I redditi sottratti a tassazione sarebbero pari a 5,3 milioni di euro, i contributi e le ritenute non versate ammontano a 3,1 milioni di euro.

L’attività ha avuto origine da un’analisi di contesto nella provincia di Pordenone sulla presenza di società estere operanti nella fornitura di manodopera a favore di aziende e dei cantieri navali di Monfalcone e Venezia, che ha permesso di individuare diverse società di diritto romeno con formali sedi estere, circostanza per la quale non ottemperavano a qualsivoglia obbligo dichiarativo, sia ai fini fiscali sia previdenziali.

Comandante Pordenone: “Il caporalato danneggia le aziende oneste”

“L’esternalizzazione illecita della manodopera nel ciclo produttivo è un fenomeno di cui stiamo riscontrando presenza sempre più diffusa, mentre la somministrazione di manodopera può essere posta in essere legalmente solo da aziende preventivamente autorizzare, le cosiddette agenzie di somministrazione”: Lo ha detto all’ANSA il comandante provinciale della Guardia di finanza di Pordenone, il colonnello Stefano Commentucci, spiegando i dettagli dell’inchiesta su frode tributaria e caporalato.

“La natura di questi illeciti – ha aggiunto – non resta confinata nell’ambito delle violazioni del rapporto di lavoro subordinati essendo connessa anche ad altre fattispecie di reato, quali reati dichiarativi, fraudolente compensazioni e la concorrenza sleale nei confronti delle aziende oneste”.

“La somministrazione abusiva viene sovente dissimulata sotto contratti di appalto – ha concluso Commentucci – nell’ambito dei quali lo pseudo-appaltatore si limita a mettere a disposizione dello pseudo-committente i propri dipendenti, senza esercitarne il potere organizzativo e direttivo che viene invece esercitato, come tipicamente nella somministrazione, dallo pseudo-committente ovvero dell’utilizzatore”.

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