Bianchi (Istruzione): “Sì alla Dad. Non tutti insieme in classe fino al 30 giugno”

Bianchi: "In questo periodo le scuole non sono mai state chiuse: bisogna iniziare ad aggiungere, fare dei percorsi di sostegno dei singoli"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:46
Il Ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi

“Si tornerà a scuola ragionando su quello che è avvenuto, non cancellando il passato ma ragionandoci su per avere una scuola e un mondo del lavoro più avanzato”: lo ha detto a Radio Rai 1 il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, a due settimane dall’insediamento.

“Capisco voler fare i titoloni sulla Dad ma la scuola è presenza. In questo anno i nostri insegnanti hanno lavorato in situazioni difficilissime, va loro riconosciuto, è un patrimonio che non può essere disperso. Dopo si tornerà in presenza facendo tesoro delle esperienze, Bisogna allargare le nostre capacità”. Lo ha detto a Radio Rai 1 il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

“Bisogna usare tutti gli strumenti, avendo una visione dell’educazione. Questa idea di fare la lezione soli davanti al pc è stata superata, lo strumento può mettere in collegamento i ragazzi lontani tra loro. Bisogna allargare le nostre capacità”, ha aggiunto il ministro dell’Istruzione su Radio Rai 1, riportato da Ansa.

Non tutti insieme in classe fino al 30 giugno

“In questo periodo le scuole non sono mai state chiuse: bisogna iniziare ad aggiungere, fare dei percorsi di sostegno dei singoli, non con tutti seduti al banco fino al 30 giugno ma con percorsi individuali. Gli insegnanti sono presenti fino al 30 giugno per tutte le attività della scuola. Si tratta di portare avanti questo lavoro, siamo solo a marzo, c’è tutto il tempo di verificare la perdita degli apprendimenti, i docenti stanno già facendo questo lavoro”, ha aggiunto Bianchi percisando che, nei primi giorni di partenza delle prove Invalsi, sono già state fatte 17 mila le valutazioni.

“Subito aiuti alle famiglie, far passare piena”

“La scuola non è solo importante è il cuore e il battito della comunità. Io sono qui. Per anni la scuola è stata quasi considerata un mondo a parte, oggi ne stiamo parlando tutti, tutti ci rendiamo conto della sua importanza. Ci siamo trovati difronte ad un evento non prevedibile. Difronte a questa che, spero, sia l’ultima battaglia dobbiamo essere uniti“.

Sulle misure per aiutare le famiglie che abbiano figli in dad, il ministro ha ricordato che “abbiamo posto il tema col ministro della famiglia Bonetti. Siamo in emergenza, bisogna far passare l’ondata di piena senza lasciare sole le famiglie. Io spero subito, quanto meno il prima possibile arriveranno gli aiuti alle famiglie”.

“A scuola si sono prese e si stanno prendendo tutte le misure per la sicurezza – ha detto il ministro, rispondendo ad un’altra domanda – ma la scuola mette in movimento una città, una comunità e questo coinvolge il sistema dei trasporti, l’intero sistema urbano. Questo Dpcm insiste molto su questo, in zona rossa c’è pericolo per tutti, con le varianti anche per i bambini. E nelle zone arancioni le regole sono molto stringenti, non sono regole discrezionali”, conclude Bianchi su Rai Radio 1.

Il problema della variate inglese

“Ci siamo trovati di fronte a un rapidissimo cambiamento della situazione epidemiologica. La variante inglese ha modificato radicalmente il quadro precedente: colpisce anche i ragazzi e non solo quelli tra i 10 e i 19 anni, ma anche più piccoli. Abbiamo chiesto un parametro chiaro. Il Cts ce lo ha dato: 250 casi ogni 100 mila abitanti. Abbiamo fatto delle scelte”, ha aggiunto il ministro in un’intervista in apertura de La Stampa, dove commenta la decisione presa con il nuovo Dpcm del governo Draghi.

“Scuole chiuse – aggiunge – è un termine sbagliato. Si farà didattica a distanza nelle zone rosse o in quelle con situazioni epidemiologiche che richiedono maggiori restrizioni. Ma la scuola ha sempre lavorato e continuerà a farlo. Non ci sono beffe o contraddizioni – rimarca Bianchi -. Siamo davanti a un oggettivo cambiamento delle condizioni”.

“Investiremo risorse per affrontare questa fase – spiega il ministro -. Attiveremo la rete del volontariato a supporto della scuola, favoriremo i patti di comunità con il territorio, guardando anche oltre l’emergenza, considerando la DAD non come ripiego – rimarca – ma come integrazione e arricchimento per costruire una scuola nuova”.

“Il punto cruciale del nostro Recovery Plan per l’Istruzione sarà la lotta contro la dispersione scolastica e la povertà educativa. Ci sarà un grande piano – conclude -. La pandemia ha esasperato una situazione che era presente anche prima, ora abbiamo l’occasione per intervenire”.

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