Una concentrazione di ricchezza da record mentre le diseguaglianze aumentano, tanto che appena dodici persone sono più ricche di metà popolazione mondiale. Lo scrive l’organizzazione non governativa Oxfam nel suo ultimo rapporto “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, con il supporto dei dati. Lo scorso anno la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16%, arrivando a 18.300 miliardi di dollari, mentre una persona su quattro nel mondo soffre di insicurezza alimentare. Una distanza tale, tra chi e chi non ha, da rappresentare un rischio per la democrazia. L’economista e docente universitario Leonardo Becchetti ha commentato con Interris.it le cause dietro questa forbice e riflettuto sulle possibili soluzioni.
Il nuovo rapporto Oxfam denuncia una forbice della diseguaglianza mai così larga, con una concentrazione di ricchezza mai registrata prima. Com’è stato possibile arrivare a questo?
“In teoria il 99% della popolazione dovrebbe votare per la redistribuzione delle risorse, ma l’1% più ricco ha un potere economico molto forte e poiché i politici sono finanziati da poteri economici, i loro programmi finiscono per essere legati ai loro finanziatori. Inoltre, all’epoca della comunicazione sociale, questi poteri possono ‘truccare’ il campo di gioco, decidendo chi e cosa far vedere e far girare”
Come si spiega tanta ricchezza concentrata in poche persone?
“A livello mondiale, molto spesso si tratta di player con aziende che vanno bene in borsa. Se guardiamo all’Italia, prendiamo due persone, una che ha solo il reddito e l’altra che dispone anche di un patrimonio e lo investe. Il primo si è visto ridurre il salario reale, a causa dell’inflazione, ma non solo, mentre il secondo si porta a casa un rendimento annuale”.
Secondo Oxfam le diseguaglianze sono un rischio per la democrazia. Quale pericolo rappresentano?
“Nelle società ci sono tanti anticorpi, pensiamo alle amministrazioni locali e alla società civile. Ma il rischio è che la massa dica ‘non vado più a votare’ ritenendolo inutile, dato il legame tra programmi politici e grandi lobbies. E questo erode la democrazia – che non è soltanto il momento del voto, ma partecipazione attiva”.
Ci sono “ricette” contro povertà e diseguaglianze?
“Una novità importante è la Global minimum tax, la tassazione minima al 15% sui profitti delle multinazionali da pagare nel Paese dove hanno sede fiscale o in quelli in cui operano. Il discorso è meno semplice quando si parla di mettere una tassa sulla ricchezza, perché si corre il rischio di fenomeni come la delocalizzazione, l’elusione o l’evasione, ma Paesi come la Spagna e la Norvegia stanno ottenendo buoni risultati. Un problema dell’Italia è il sostegno alla povertà, perché solo il 40% degli aventi diritto all’assegno di inclusione riesce effettivamente a percepirlo. Fare la domanda è complesso e richiede competenze, per esempio bisogna calcolare l’Isee e aver lo Spid. Abbiamo gli assistenti sociali e i Caf che se ne occupano, ma quello che manca è una rete di ‘angeli sociali’ che si metta al fianco dei più vulnerabili”.

