Battaglia sulla definizione di “essenziale” mentre in fabbrica si rischia il contagio

Ieri Interris.it ha dato voce a operai marchigiani angosciati dal mancato rispetto delle misure anti-contagio in aziende non strategiche rimaste inspiegabilmente aperte aggirando il lockdown. Oggi nuove testimonianze. "Si va verso la chiusura dopo le segnalazioni e i controlli"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:42

Ieri Interris.it aveva raccolto le testimonianze di lavoratori su un pericoloso fenomeno che mette a repentaglio la salute di singoli e dell’intera comunità. E cioè si continua a produrre (senza rispettare le misure anti-contagio) in molte imprese non strategiche mentre la pandemia dilaga da nord a sud. Oggi il loro grido d’allarme ha trovato ascolto e, secondo quanto abbiamo potuto verificare sul campo, qualcosa si sta muovendo. A cosa serve, infatti, proseguire la produzione in piccole ditte di componenti meccaniche e suppellettili quando le grandi multinazionali che acquistano la loro merce partecipano giiustamente alla serrata per senso di responsabilità e in ossequio alle norme a tutela della salute pubblica?

Lo spettro dei fatturati in caduta libera

Si susseguono incessantemente su tutti i media, notizie, informazioni e indiscrezioni sull’allarme contagio in aziende nelle quali prosegue inspiegabilmente la produzione di beni classificati come“essenziali” contro ogni logica. È come se il Paese si stesse dividendo fra chi parteggia per la chiusura e chi per l’apertura; fra chi minaccia lo spettro di crisi economiche apocalittiche e chi esaspera epidemie dalla durata biblica. Purtroppo non riusciamo ad essere un paese coeso nemmeno in questa occasione.  Nelle fabbriche si procede in ordine sparso, in un caos foriero di ulteriori danni al bene prioritario e non negoziabile della salute pubblica. Si sono rivolti per consiglio a me nelle ultime convulse giornate i titolari di alcune piccole e medie imprese manifatturiere che incomprensibilmente continuano a restare aperte, pur avendo due terzi del personale a casa con un certificato di malattia e, soprattutto, pur appartenendo a settori merceologici che nulla hanno a che vedere con le filierie utili in questa fase di allerta.

Una azienda su due è “essenziale”

Certo che l’esempio di equilibrio dovrebbe arrivare dall’alto ma la credibilità è merce rara. Come fare a credere, infatti, che siano state considerate essenziali circa il 50% delle aziende in Italia. Provate a fare mente locale nella vostra casa di quello che considerate “essenziale”; nei servizi essenziali includereste luce acqua e gas ed anche telefono e televisione, ma dubito includereste la bilancia a pannelli solari o il portaritratti a luci led, così come pane, pasta e latte li considereste essenziali ma lo yogurt al mirtillo o la barretta energetica magari no. Ecco, l’essenziale è figlio dei nostri tempi, d’altronde taluni possono fare a meno di tutto tranne che del superfluo citando Wilde, d’altronde più decadente di questo secolo difficilmente ce ne saranno.

Foto © Abc News

Lavoratori ancora in trasferta

Un esempio che traggo dalla mia ventennale esperienza di ingegnere nell’industria, in cui ho avuto sempre una costante interlocuzione con il mondo sindacale, Mai come in questa situazione di emergenza avverto l’opportunità di rilanciare le argomentazioni poste all’attenzione del governo dalle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori. Come è possibile che aziende metalmeccaniche di supporto ai trasporti siano considerate “indispensabili” quando in questo periodo treni e viabilità sono ridotti al lumicino? Come è possibile che vengano ancora inviati in trasferta lavoratori in zone critiche per “improrogabili esigenze produttive “? Non esistono in loco, provider e strutture tecniche per le manutenzioni straordinarie?

Senso di responsabilità

Soprattutto, perché non vengono effettuati controlli su queste aziende i cui dirigenti, dimostrando un senso di responsabilità collettiva pari a zero, stanno facendo di tutto per far dichiarare strategiche? Prima che si dichiarino “indispensabili” queste imprese perché non si fanno controlli? Perché non si verifica se i contesti produttici sono stati resi a norma anti-contagio? Si scoprirebbe che i soliti furbetti di turno, niente hanno fatto per mettersi in regola, non hanno misurato le distanze minime fra lavoratori, non hanno messo in sicurezza le aree comuni (bagni, spogliatoi e mense), senza parlare poi dei dispositivi di sicurezza e degli ipotetici controlli delle temperature del personale in ingresso. Nulla di tutto ciò.

 

 

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