Un’azione terroristica ha trasformato una giornata di festa in un strage. Due uomini hanno esploso una cinquantina di colpi di fucile contro la folle che si era radunata a Bondi Beach, nota spiaggia di Sidney, in Australia, per celebrare Hanukkah, una festività ebra. Il bilancio delle vittime conta 15 morti, tra cui un minore, e trentotto feriti. “Un atto di malvagio antisemitismo che ha colpito al cuore la nazione”, lo ha definito il primo ministro Anthony Albanese. “Non ci risultano italiani coinvolti per il momento, siamo in contatto con il nostro consolato a Sydney”, ha reso noto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Bilancio delle vittime
I due uomini armati che hanno sparato e ucciso 15 persone durante una celebrazione ebraica sull’iconica Bondi Beach di Sydney erano un padre cinquantenne e
suo figlio ventiquattrenne, ha dichiarato la polizia australiana. “Il cinquantenne è deceduto. Il ventiquattrenne è attualmente in ospedale”, ha dichiarato il commissario dipolizia del Nuovo Galles del Sud, Mal Lanyon, in una conferenza stampa. “Posso dire che non stiamo cercando altri autori di reato“, ha aggiunto. Rivisto il bilancio delle vittime, quindici
e non sedici come detto in precedenza.
La strage
Almeno 50 colpi di fucile contro le famiglie riunite in riva al mare per celebrare la festività
ebraica di Hanukkah, il festival delle luci dell’ebraismo: è finito nel sangue, con una delle più gravi stragi d’odio antisemita al di fuori di Israele un pomeriggio di festa a Bondi Beach, la celebre spiaggia di Sydney, in Australia. Due uomini hanno aperto il fuoco sulla
folla: uno è stato ucciso, l’altro è gravemente ferito. A neutralizzarli l’intervento della polizia ma anche il coraggio di un passante che ha disarmato a mani nude uno degli attentatori. Prima però gli attentatori hanno fatto in tempo a seminare il terrore: tra le vittime ci sono anche il rabbino di Sydney Eli Schlanger, una bambina di 12 anni e un sopravvissuto
all’Olocausto. Due agenti di polizia sono gravissimi.
Ordigni rudimentali
Una carneficina, che poteva essere persino più grave: la polizia ha trovato rudimentali ordigni esplosivi su un veicolo nella zona dell’attacco. Di uno degli attentatori è noto il
nome: Naveed Akram, 24 anni. Fonti informate parlano di origini pakistane ma le autorità non confermano. La sua casa, nella zona sud-occidentale di Sydney, è stata perquisita e più tardi ne è uscito un uomo ammanettato. “Uno di questi individui ci era noto, ma non in una prospettiva di minaccia immediata” ha fatto sapere l’intelligence di Canberra. Anche due donne sono state portate via dalla polizia. Le indagini proseguono.
Albanese: “Atto di malvagio antisemitismo”
“Un atto di malvagio antisemitismo che ha colpito al cuore la nazione – ha commentato intanto il primo ministro Anthony Albanese – Il male che si è scatenato a Bondi Beach è incomprensibile”. All’Australia e alla sua comunità ebraica è arrivata la solidarietà dei principali leader internazionali, insieme a quella della comunità musulmana australiana e dell’Autorità Palestinese. Israele però ha puntato il dito contro Canberra, ‘colpevole’ a suo dire di avere tra l’altro riconosciuto lo Stato Palestinese: il governo australiano “ha gettato benzina sul fuoco dell’antisemitismo – ha affermato il premier Benyamin Netanyahu – Si diffonde quando i leader rimangono in silenzio”.
Tajani: “Non ci risultano italiani coinvolti”
“Non ci risultano italiani coinvolti per il momento, siamo in contatto con il nostro consolato a Sydney”. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un collegamento con lo speciale Diario del Giorno su Rete4 a proposito dell’attentato a Bondi Beach. L’attacco, ha rilevato, “è frutto di una campagna antisemita”, con le vittime che “non hanno nulla a che vedere con quanto accade a Gaza e in Cisgiordania”. E da questo punto di vista bisogna “continuare a lavorare con la diplomazia e mantenere la calma, perché attentati come questi non fanno bene al percorso a cui si sta faticosamente lavorando”, quindi bisogna lavorare per rafforzare la tregua e andare avanti con le fasi successive dell’accordo Israele-Hamas, ha aggiunto. Riguardo agli episodi antisemiti in Italia, “ce ne sono stati tanti” ma senza conseguenze fisiche, e “fermo restando che i rischi ci sono sempre, il ministro dell’Interno Piantedosi ha attivato tutte le contromisure necessarie per proteggere le nostre comunità ebraiche”.
Cos’è successo
La strage è avvenuta nel tardo pomeriggio. La festa ‘Chanukah by the Sea’ era iniziata alle 17 ora locale ad Archer Park, una spianata erbosa proprio a ridosso della spiaggia. La locandina dell’evento prometteva “spettacoli dal vivo, musica, giochi e divertimento per tutte le età”. “Portate i vostri amici, portate la famiglia – si legge sui volantini – Riempiamo Bondi di gioia e di luce!”. Ci sono circa mille persone alla festa. E’ domenica, anche la spiaggia è ancora piena di gente. Uno sparo, poi altri, poi altri ancora: sembrano non finire mai, riferiranno i testimoni. E’ il panico. La prima telefonata al numero d’emergenza arriva alle 18,47. Alle spalle del parco c’è uno stradone, Campbell Parade, con un ponte pedonale rialzato: un punto di fuoco ideale per il prato della festa. E’ da qui che due uomini in maglietta nera caricano, mirano, sparano sulla gente coi loro fucili, poi ricaricano e sparano ancora. uno dei due scende dal ponte imbracciando l’arma e riprende a far fuoco da lì. E’ un errore: un passante, Ahmed al Ahmed, 43 anni, trova il coraggio di sgusciare tra le macchine parcheggiate e salta addosso al terrorista, gli strappa il fucile di mano e glielo punta contro. “Un vero eroe – dirà più tardi il premier del Nuovo Galles del Sud Chris Minns – Molte persone questa notte sono vive grazie a lui”. Il terrorista ormai disarmato perde l’equilibrio, poi si rialza e torna verso il ponte dal complice, che nel frattempo vedendo l’altro in difficoltà spara contro Ahmed, ferendolo al braccio. Un video girato da un drone che volteggia sopra il ponte riprende poco dopo il criminale già a terra, privo di
sensi. L’altro terrorista è ancora in piedi e continua a fare fuoco, da un lato del ponte e poi dall’altro, riparandosi dietro le spallette, ma gli agenti che avanzano sparando tra le auto
ormai lo hanno accerchiato. Viene colpito anche lui, cade al suolo. E’ finita. I bagnini aiutano a portare via i feriti sulle tavole da surf. Sulla spiaggia di Bondi, quando ormai è calato il sole, restano il suono delle sirene e il pianto di chi era andato al mare per partecipare a una festa e si è ritrovato, senza nessuna colpa, vittima di una mattanza.
Fonte Ansa

