Atlantia e zone rosse. I nodi politici della ripartenza economica

Il governo è alle prese con il dossier Autostrade e le divisioni nella maggioranza sulle riaperture e i concorsi degli insegnanti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:38

Sembra risolto il nodo sulle risorse negate in un primo momento alle zone rosse. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha rassicurato che la norma verrà corretta con un emendamento al decreto Rilancio. I fondi andranno a tutti i comuni più colpiti e la cifra sarà superiore ai 200 milioni di euro previsti, mentre le regioni da tempo sono in pressing per avere maggiori risorse nel provvedimento che approderà alla Camera.

Alto rischio

I fari sono sempre puntati sui dati del contagio. La conferenza Stato regioni, riferisce l’Agi, ha approvato le linee guida sulle riaperture, ma resta il paletto sugli spostamenti. I casi sono in calo ma “è evidente che non si apre una regione ad alto rischio“, ha spiegato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Sotto esame sempre la regione Lombardia, anche se registra mille guariti al giorno. Ma nel governo intanto è scoppiato il dossier Atlantia che era rimasto in freezer. La società dei Benetton, evidenzia l’Agi, ha deciso di confermare il piano di investimenti straordinari in autostrada e di passa alle vie legali. L’esecutivo non accetta diktat ma tra i rosso-gialli il tema resta divisivo. Mentre Italia viva  è intenzionata a portare a casa il “piano shock” sulle infrastrutture i pentastellati su Autostrade tengono il punto. E il presidente del Consiglio aspetta anche il rush finale della proposta della Commissione Ue sul Recovery Fund. Conte ha già detto che il Mes non è né un obiettivo né una soluzione “in quanto si tratta di un prestito” ma non è solo Silvio Berlusconi a dire che quei soldi “praticamente gratis” andrebbero accettati. Il Pd e Italia viva restano in attesa. E perfino nel Movimento 5 stelle non si esclude che alla fine il governo, se riuscisse a vincere la battaglia dei Recovery fund, possa decidere di utilizzare pure il fondo Salva-Stati in un pacchetto complessivo

Vertice di maggioranza

Pressing dei partiti della maggioranza sul presidente del Consiglio, Conte su tutti i dossier sul tavolo. A partire da quello sulla scuola. Per ora nessun accordo sul tema dei concorsi. Il vertice di maggioranza in video conferenza non ha fatto registrare, sottolinea l’Agi, alcun passo avanti. Da una parte Pd e Leu che hanno alzato il muro e dicono no anche alla clausola di emergenza pensata dal ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina (se si rialzano i contagi niente selezione in presenza) e puntano sul reclutamento dei professori in base ad una semplice graduatoria per titoli, dall’altra la responsabile dell’Istruzione e il Movimento 5 stelle. La trattativa è bloccata e il premier ha perorato la causa del ministro pentastellato, spiegando ai capigruppo della maggioranza che occorre una mediazione che non può non tener conto del piano portato avanti dalla Azzolina. Il tempo stringe, però, perché lunedì si dovrebbe cominciare a votare in commissione al Senato gli emendamenti al decreto sulla scuola e il governo potrebbe andare sotto. Senza un’intesa il voto di fiducia è altamente a rischio.

Fase 2

Il braccio di ferro continua, anche sul piano della ripartenza a settembre, con Italia viva che avrebbe già voluto riaprire. Anzi, secondo quanto riportato dall’Agi, sembra che Conte e M5s non vogliano neanche la clausola di salvaguardia. Il premier intanto è al lavoro sul dl semplificazione. E non sarà (ha chiarito più volte) solo un via libera ai grandi cantieri. Il presidente del Consiglio ha avocato a sè il dossier. Ci sarà un intervento sul codice degli appalti per rendere più veloci le procedure, rafforzando allo stesso tempo i presidi di legalità, ma anche norme legate ai comuni, per “sburocratizzare” le regole di piccole opere. Tuttavia nella maggioranza sul cosiddetto “modello Genova” si continuano a registrare distanze. Italia viva vorrebbe replicarlo, ma il Pd con il ministro De Micheli alza il muro. Si deve partire (questa la linea) dal piano messo a punto da tempo per realizzare infrastrutture per i prossimi 15 anni, attraverso procedure negoziate sotto la soglia europea dei cinque milioni di euro.

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