Appello del Papa per garantire “la necessaria protezione ai rifugiati”

All'Angelus Francesco esorta i fedeli a "essere più responsabili della cura della casa comune"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:12
Foto © Vatican Media

“Saluto tutti voi, cari fedeli romani e pellegrini venuti da varie parti dell’Italia: adesso cominciano a vedersi i pellegrini! Anche da altri Paesi, qualcuno, vedo le bandiere lì…”. Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in piazza San Pietro. Nell’introdurre la preghiera mariana, il Pontefice ha evidenziato che “nel Vangelo di questa domenica risuona l’invito che Gesù rivolge ai suoi discepoli a non avere paura, ad essere forti e fiduciosi di fronte alle sfide della vita, preavvisandoli delle avversità che li attendono. Il brano odierno fa parte del discorso missionario, con cui il Maestro prepara gli Apostoli alla prima esperienza di annuncio del Regno di Dio. Egli li esorta con insistenza a “non avere paura”, e descrive tre situazioni concrete che essi si troveranno ad affrontare.
Anzitutto l’ostilità di quanti vorrebbero zittire la Parola di Dio, edulcorandola o mettendo a tacere chi la annuncia. In questo caso, Gesù incoraggia gli Apostoli a diffondere il messaggio di salvezza che Egli ha loro affidato. Per il momento, Lui lo ha trasmesso con cautela, quasi di nascosto. Ma loro dovranno dire “nella luce”, cioè apertamente, e annunciare “dalle terrazze”, cioè pubblicamente, il suo Vangelo”. E “la paura è tra i nemici più brutti della vita cristiana“.

Profezia

Prosegue Jorge Mario Bergoglio: “La seconda difficoltà che i missionari di Cristo incontreranno è la minaccia fisica contro di loro, cioè la persecuzione diretta contro le loro persone, fino all’uccisione. Questa profezia di Gesù si è realizzata in ogni tempo: è una realtà dolorosa, ma attesta la fedeltà dei testimoni. Quanti cristiani sono perseguitati anche oggi in tutto il mondo! Se soffrono per il Vangelo e con amore, sono i martiri dei nostri giorni. A questi discepoli di ieri e di oggi che patiscono la persecuzione, Gesù raccomanda: ‘Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima‘. Non bisogna lasciarsi spaventare da quanti cercano di spegnere la forza evangelizzatrice con l’arroganza e la violenza. Nulla, infatti, essi possono contro l’anima, cioè contro la comunione con Dio: questa, nessuno può toglierla ai discepoli, perché è dono di Dio. La sola paura che il discepolo deve avere è quella di perdere questo dono divino, rinunciando a vivere secondo il Vangelo e procurandosi così la morte morale, effetto del peccato. Il terzo tipo di prova che gli Apostoli si troveranno a fronteggiare, Gesù la indica nella sensazione, che alcuni potranno sperimentare, che Dio stesso li abbia abbandonati, restando distante e silenzioso. Anche qui esorta a non avere paura, perché, pur attraversando queste e altre insidie, la vita dei discepoli è saldamente nelle mani di Dio, che ci ama e ci custodisce”.

Foto © Vatican Media

Tribolazioni

Sostiene il Pontefice: “Non si tratta di una semplice esortazione a recuperare fortezza e coraggio di fronte alle tribolazioni e ai pericoli. No, si tratta di una precisa certezza che il Signore ci invita a rinnovare nel nostro cammino ogni giorno e in ogni momento. Il Padre si prende cura di noi, perché grande è il nostro valore ai suoi occhi. Ciò che importa è la franchezza della testimonianza di fede: “riconoscere Gesù davanti agli uomini” è la condizione per essere “riconosciuti” da Gesù davanti al Padre; condizione di salvezza, di vita eterna con Lui nel Paradiso. Maria Santissima, modello di fiducia e di abbandono in Dio nell’ora dell’avversità e del pericolo, ci aiuti a non cedere mai allo sconforto, ma ad affidarci sempre a Lui e alla sua grazia, più potente del male”. Evidenzia Francesco: “Ieri le Nazioni Unite hanno celebrato la Giornata Mondiale del Rifugiato. La crisi provocata dal coronavirus ha messo in luce l’esigenza di assicurare la necessaria protezione anche alle persone rifugiate, per garantire la loro dignità e sicurezza. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per un rinnovato ed efficace impegno di tutti a favore della effettiva protezione di ogni essere umano, in particolare di quanti sono stati costretti a fuggire per situazioni di grave pericolo per loro o per le loro famiglie”.

Uomo-ambiente

Conclude il Pontefice: “Un altro aspetto su cui la pandemia ci ha fatto riflettere è il rapporto uomo-ambiente. La chiusura ha ridotto l’inquinamento e ha fatto riscoprire la bellezza di tanti luoghi liberi dal traffico e dai rumori. Ora, con la ripresa delle attività, tutti dovremmo essere più responsabili della cura della casa comune. Apprezzo le molteplici iniziative che, in ogni parte del mondo, nascono “dal basso” e vanno in questo senso. Ad esempio, a Roma oggi ce n’è una dedicata al fiume Tevere. Ma ce ne sono tante! Possano favorire una cittadinanza sempre più consapevole di questo bene comune essenziale. Saluto tutti voi, cari fedeli romani e pellegrini venuti da varie parti d’Italia e, sempre più, anche da altri Paesi. Saluto in particolare voi giovani: oggi ricordiamo San Luigi Gonzaga, un ragazzo pieno di amore per Dio e per il prossimo; morì giovanissimo, qui a Roma, perché si prendeva cura dei malati di peste. Alla sua intercessione affido i giovani di tutto il mondo. A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.