Angelus, appello di Papa Francesco per la Siria: “Si apra uno squarcio di speranza”

Il Santo Padre ricorda la Siria nelle sue preghiera, a dieci anni dall'inizio del conflitto. E ricorda i tre aspetti della figura di Gesù

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:52
Angelus Papa Siria
Foto © Vatican Media

Nella quarta domenica di Quaresima, il pensiero di Papa Francesco si rivolge alle vittime del conflitto in Siria, iniziato dieci anni fa e diventato, nel tempo, una delle più gravi emergenze umanitarie del pianeta. “Un numero imprecisato di morti e feriti – ricorda il Santo Padre al termine dell’Angelus domenicale -. Milioni di profughi, migliaia di scomparsi, distruzioni, violenze di ogni genere. E immani sofferenze per tutta la popolazione, in particolare per i più vulnerabili, come i bambini, le donne e le persone anziane”. Un appello, quello del Pontefice, affinché le parti in causa manifestino “segni di buona volontà” e si apra “uno squarcio di speranza per la popolazione stremata” della Siria.

Siria, una preghiera in Quaresima

La preghiera per la Siria, si leva nel giorno in cui il Vangelo riporta l’episodio del dialogo notturno fra Gesù e Nicodemo. Questi, “come ogni membro del popolo d’Israele, attendeva il Messia, indentificandolo in un uomo forte che avrebbe giudicato il mondo con potenza”. Gesù, tuttavia, “mette in crisi questa aspettativa presentandosi sotto tre aspetti: quello del Figlio dell’uomo esaltato sulla croce; quello del Figlio di Dio mandato nel mondo per la salvezza; e quello della luce che distingue chi segue la verità da chi segue la menzogna”. Tre aspetti che Papa Francesco analizza nella sua riflessione.

Figlio dell’uomo e Figlio di Dio

Gesù, come Figlio dell’uomo, si riferisce al racconto del serpente di bronzo che, “per volere di Dio, fu innalzato da Mosè nel deserto quando il popolo era stato attaccato dai serpenti velenosi; chi veniva morso e guardava il serpente di bronzo guariva. Analogamente, Gesù è stato innalzato sulla croce e chi crede in Lui viene sanato dal peccato e vive”. Figlio di Dio, poiché “Dio Padre ama gli uomini al punto da ‘dare’ il suo Figlio: lo ha dato nell’Incarnazione e lo ha dato nel consegnarlo alla morte. Lo scopo del dono di Dio è la vita eterna degli uomini: Dio infatti manda il suo Figlio nel mondo non per condannarlo, ma perché il mondo possa salvarsi per mezzo di Gesù”.

Gesù come luce

Ma Gesù è anche luce, la luce del mondo, la cui venuta “provoca una scelta: chi sceglie le tenebre va incontro a un giudizio di condanna, chi sceglie la luce avrà un giudizio di salvezza. Il giudizio sempre è la conseguenza della scelta libera di ciascuno. Chi pratica il male cerca le tenebre, il male sempre si nasconde, si copre”. E ancora: “Chi fa la verità, cioè pratica il bene, viene alla luce, illumina le strade della vita. Chi cammina nella luce, chi si avvicina alla luce, non può fare altro che buone opere”.

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