Le parole di Papa Leone XIV, pronunciate nel corso dell’Angelus, a partire dal Vangelo di Giovanni, offrono una riflessione profonda e attuale sul senso autentico della testimonianza cristiana. Al centro emerge la figura di Giovanni il Battista, capace di riconoscere in Gesù il Messia e di farsi da parte senza cedere alla tentazione della fama. Un messaggio che interpella anche l’uomo di oggi, spesso prigioniero della ricerca di consenso e visibilità. Il Papa richiama così al valore dell’umiltà, della sobrietà e dell’ascolto interiore, indicando nella semplicità e nella preghiera le vie per incontrare davvero il Signore.
Le parole del Santo Padre
Oggi il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista, che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia: «Ecco l’agnello di Dio – dice –, colui che toglie il peccato del mondo» (v. 29), e aggiunge: «Sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele» (v.31). Giovanni riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito, come attestano queste sue parole: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me» (v. 30). Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme (cfr Gv 1,19). Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore (Mc 1,3; cfr Is 40,3), e quando il Signore viene, con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena.
Il valore della testimonianza
Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza! Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. È l’amore di cui ci parla Gesù: quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi.
Mantenere vigile lo spirito
Carissimi, non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza. Impariamo da Giovanni il Battista a mantenere vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui. Ci aiuti in questo la Vergine Maria, modello di semplicità, di saggezza e di umiltà.
L’appello
Inizia oggi la Settimana per la preghiera dell’unità dei cristiani, le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli fa”. “Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani” e poi l’auspicio che l’impegno per l’unità sia anche “quello per la pace e la giustizia nel mondo”. Per questo poi cita le sofferenze della popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo, “costretta a fuggire dal proprio paese e ad affrontare una grave crisi umanitaria”. “Preghiamo affinché prevalga il dialogo per la riconciliazione e la pace”, dice il Pontefice. Infine, il ricordo per le vittime colpite inondazioni che hanno colpito Africa meridionale.

