Angelus, Leone XIV: “Non possiamo restare in silenzio davanti alla sofferenza delle vittime dei conflitti”

Nel corso della preghiera, il Santo Padre ha richiamato il mondo al dialogo e al rispetto della dignità umana, invitando anche a una conversione del cuore nel tempo di Quaresima

Papa Leone XIV immagine di Vatican News

Un forte richiamo alla pace e alla conversione interiore arriva dalle parole di Papa Leone XIV durante l’Angelus. Commentando il Vangelo della risurrezione di Lazzaro di Betania, il Santo Padre ha invitato i fedeli a liberarsi da egoismi e superficialità che imprigionano il cuore. Allo stesso tempo ha espresso profonda preoccupazione per le guerre in corso, denunciando la sofferenza delle vittime innocenti e definendola una ferita per l’intera umanità. Un appello accorato affinché cessino le ostilità e si aprano percorsi di dialogo, giustizia e rispetto della dignità di ogni persona.

Le parole del Santo Padre

Il racconto della risurrezione di Lazzaro, ci invita “a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nei sepolcri dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine”. Papa Leone XIV lo ha detto nella riflessione prima della recita della preghiera dell’Angelus alle dodici di oggi. Dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico il Papa ha commentato il Vangelo che oggi viene proposto nella liturgia con il racconto della Resurrezione di Lazzaro “Nell’itinerario quaresimale, questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo”. Il Papa prosegue citando Sant’Agostino, e dice che la Grazia del Cristo Risorto “illumina il mondo che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa. Niente di finito può estinguere la nostra sete interiore, perché noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui”. Gesù ci sprona ad “uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura”.

L’appello per la pace

Dopo la preghiera il Papa parla dello “sgomento” per la situazione delle regioni lacerate da guerra e violenza “non possiamo rimanere in silenzio davanti alla sofferenza di così tante persone vittime inermi di questi conflitti. Ciò ferisce l’intera umanità“. Uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio. Il Papa chiede di perseverare nella preghiera perché cessino le ostilità e si aprano cammini di pace fondati sul dialogo e il rispetto della dignità.

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