Angelus, Leone XIV: “La nostra preghiera per la pace prosegue incessante”

Il Santo Padre, recitando l’Angelus, ha ricordato ai fedeli l’importanza di affidarsi alla misericordia di Dio

Angelus di Papa Leone XIV dal Palazzo apostolico (@ Vatican News)

In Piazza San Pietro, durante la preghiera dell’Angelus, Papa Leone XIV ha commentato il Vangelo del giorno, soffermandosi sulla parabola del fariseo e del pubblicano. Il Pontefice ha invitato i fedeli a riconoscere con umiltà i propri errori, sottolineando che non è l’ostentazione dei meriti a salvarci, ma la sincerità del cuore e la fiducia nella misericordia di Dio. Al termine della preghiera, il Santo Padre ha espresso vicinanza alle vittime dell’alluvione che ha colpito il Messico orientale e ha rinnovato un accorato appello per la pace nel mondo.

Le parole del Santo Padre

Oggi il Vangelo ci presenta due personaggi, un fariseo e un pubblicano, che pregano nel Tempio. Il primo vanta un lungo elenco di meriti. Le opere buone che compie sono molte, e per questo si sente migliore degli altri, che giudica in modo sprezzante. Sta in piedi, a testa alta. Il suo atteggiamento è chiaramente presuntuoso: denota un’osservanza della Legge esatta, sì, ma povera d’amore, fatta di “dare” e di “avere”, di debiti e crediti, priva di misericordia. Anche il pubblicano sta pregando, ma in modo molto diverso. Ha tanto da farsi perdonare: è un esattore al soldo dell’Impero Romano, e lavora con un contratto di appalto che gli permette di speculare sui proventi a scapito dei suoi stessi connazionali. Eppure, alla fine della parabola, Gesù ci dice che proprio lui, tra i due, è quello che torna a casa “giustificato”, cioè perdonato e rinnovato dall’incontro con Dio. Perché? Anzitutto, il pubblicano ha il coraggio e l’umiltà di presentarsi davanti a Dio. Non si chiude nel suo mondo, non si rassegna al male che ha fatto. Lascia i luoghi in cui è temuto, al sicuro, protetto dal potere che esercita sugli altri. Viene al Tempio da solo, senza scorta, anche a costo di affrontare sguardi duri e giudizi taglienti, e si mette davanti al Signore, in fondo, a testa bassa, pronunciando poche parole: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

Il messaggio

Così Gesù ci dà un messaggio potente: non è ostentando i propri meriti che ci si salva, né nascondendo i propri errori, ma presentandosi onestamente, così come siamo, davanti a Dio, a sé stessi e agli altri, chiedendo perdono e affidandosi alla grazia del Signore. Commentando questo episodio, Sant’Agostino paragona il fariseo a un malato che, per vergogna e orgoglio, nasconde al medico le sue piaghe, e il pubblicano a un altro che, con umiltà e saggezza, mette a nudo davanti al dottore le proprie ferite, per quanto brutte a vedersi, chiedendo aiuto. E conclude: «Non ci stupisce […] se quel pubblicano, che non ebbe vergogna a mostrare la sua parte malata, se ne tornò […] guarito».

La misericordia di Dio

Cari fratelli e sorelle, facciamo così anche noi. Non abbiamo paura di riconoscere i nostri errori, di metterli a nudo assumendocene la responsabilità e affidandoli alla misericordia di Dio. Potrà così crescere, in noi e attorno a noi, il suo Regno, che non appartiene ai superbi, ma agli umili, e che si coltiva, nella preghiera e nella vita, attraverso l’onestà, il perdono e la gratitudine. Chiediamo a Maria, modello di santità, che ci aiuti a crescere in queste virtù.

La preghiera

Dopo aver recitato l’Angelus, il Papa esprime vicinanza alle popolazioni del Messico orientale colpite nei giorni scorsi da un’alluvione. “Prosegue incessante – dice infine Leone XIV – la nostra preghiera per la pace particolarmente tramite della recita comunitaria del Santo Rosario: facciamo nostra la sofferenza dei bambini, delle madri, dei padri, degli anziani vittime della guerra. Da questa intercessione del cuore nascono tanti gesti di carità evangelica, di vicinanza concreta, di solidarietà. A tutti coloro che ogni giorno con fiduciosa perseveranza portano avanti questo impegno ripeto: beati gli operatori di pace”.

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