Davanti a migliaia di fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha guidato la preghiera dell’Angelus, riflettendo sulla parabola dell’amministratore infedele. Il Pontefice ha sottolineato che la vita e i beni materiali sono doni affidati da Dio alla responsabilità dell’uomo, chiamato a gestirli con giustizia e generosità. Invitando a superare l’egoismo e a costruire relazioni solidali, il Santo Padre ha esortato i fedeli a usare ciò che possiedono per il bene comune, ricordando che la vera ricchezza consiste nell’amicizia con il Signore e nella solidarietà con il prossimo. Al termine della preghiera, Leone XIV, ha pronunciato un sentito appello alla pace.
Le parole Santo Padre
La parabola che ascoltiamo oggi dal Vangelo ci fa riflettere sull’uso dei beni materiali e, più in generale, su come stiamo amministrando il bene più prezioso di tutti, che è la nostra stessa vita. Nel racconto vediamo che un amministratore viene chiamato dal padrone a “rendere conto”. Si tratta di un’immagine che ci comunica qualcosa di importante: noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità. Un giorno saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi. L’amministratore della parabola ha cercato semplicemente il proprio guadagno e, quando arriva il giorno in cui deve rendere conto e l’amministrazione gli viene tolta, deve pensare a che cosa fare per il suo futuro. In questa situazione difficile, egli comprende che non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano; e, allora, si fa venire un’idea brillante: chiama i debitori e “taglia” i loro debiti, rinunciando quindi alla parte che sarebbe spettata proprio a lui. In questo modo, perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo.
La ricchezza vera
Prendendo spunto dal racconto, Gesù ci esorta: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne». Infatti, l’amministratore della parabola, pur nella gestione della disonesta ricchezza di questo mondo, riesce a trovare un modo per farsi degli amici, uscendo dalla solitudine del proprio egoismo; tanto più noi, che siamo discepoli e viviamo nella luce del Vangelo, dobbiamo usare i beni del mondo e la nostra stessa vita pensando alla ricchezza vera, che è l’amicizia con il Signore e con i fratelli.
Il dono di Dio
Carissimi, la parabola ci invita a chiederci: come stiamo amministrando i beni materiali, le risorse della terra e la nostra stessa vita che Dio ci ha affidato? Possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi; ma questo ci isola dagli altri e sparge il veleno di una competizione che spesso genera conflitti. Oppure possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e usarlo come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno. Preghiamo la Vergine Santa, perché interceda per noi e ci aiuti ad amministrare bene ciò che il Signore ci affida, con giustizia e responsabilità.
L’appello
Il Santo Padre, al termine della preghiera, rivolgendosi alle associazioni cattoliche operanti nella Striscia di Gaza, ha pronunciato un sentito appello alla pace.

