A Interris.it la lettera di un padre al “figlio speciale” in tempo di Covid-19

"Anche se nelle ordinanze di voi non si parla, io e tua madre non ti abbiamo dimenticato: non ti facciamo visita in comunità per proteggerti dal contagio", scrive il papà a Giorgio Massacci che "parla con gli occhi"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:48

Mentre dilaga la pandemia di coronvirus, Interris.it richiama l’attenzione sulle conseguenze umane e familiari dell’emergenza sanitaria dal punto di vista delle disabilità complesse, rare, intellettive. Antonio Massacci vive a Jesi, in provincia di Ancona, presiede l’onlus Anffas, l’associazione delle famiglie di disabili intellettivi. Suo figlio Giorgio, 37 anni, soffre di un’epilessia farmacoresistente che gli impedisce di memorizzare ciò che apprende. Antonio Massacci ha scritto al suo “figlio speciale” Giorgio una “lettera in tempo di Covid-19“.

Tutela della salute

“Caro Giorgio, ti scrivo per dirti che io e la mamma non ti abbiamo dimenticato. Non ti facciamo visita in ottemperanza a quanto disposto per dare efficacia alla lotta contro il Covid-19. Per rispetto tuo e nostro ed in particolare, per la tutela delle persone che con te condividono la Comunità. Per la tutela delle persone che di voi, con abnegazione e spirito di servizio, si prendono cura. Anche se nelle ordinanze, di loro e di voi, non si parla e non si provvede. Noi non abbiamo mai fatto ricorso alle parole scritte per comunicare. Tu hai sempre cercato i nostri occhi e lì leggevi tutto quanto c’era scritto e noi cercavamo e cercheremo di leggere i tuoi. Tu che parli con gli occhi e fai parlare gli occhi e parli con i sorrisi e vuoi sorrisi, tu che abbracci e leggi le tonalità delle voci e somatizzi i nostri stati, e sai leggere ciò che è scritto negli animi nostri“.

Turbamento

Prosegue Antonio Massacci: “Non sono in grado di dirti se, chi ti leggerà quanto ti scrivo, sarà in grado di trasmetterti il nostro stato, la nostra condizione. Mi auguro di no! Perchè altrimenti ti giungeranno il mio turbamento, la mia indignazione, dovute in principal modo a comportamenti indegni di certi capetti di “Staterelli”, quelli grossi, quelli bravi e le loro instabilità e i loro cambiamenti di opinione. Prima, attività produttive tutte aperte poi tutto chiuso, poi chiusetto poi apertino. Poi soldi, tanti soldi, poi, chissà? Ma la cosa peggiore in assoluto, figlio mio, è il terrorismo mediatico. Reti, anche importanti, da settimane, hanno trovato il modo di riempire i palinsesti con trasmissioni a costo zero, ospitando “scienziati”, più o meno illustri, più o meno competenti, più o meno “emeriti”. Fornendo dati contraddittori, con numeri incredibili e somme che non tornano, diffondendo paura a piene mani. Forse pensano che lo spavento, la drammatizzazione diano alle cure effetti maggiori. Si pensi alla “povera Lombardia”, lo Staterello più malato, non è vero e questo chiunque lo può capire ma chiunque, dovrebbe predisporsi a pensare con la propria testa, ma per chi è preso dalla sciagurata comunicazione, ciò non avviene. Il rincorrersi di notizie sui posti letto sì o i posti letto no, sulla sanità pubblica che ha ceduto il passo a quella privata e ora, in molti casi, quella non c’è o non è preparata perchè fa, faceva altro.

Sotto un bombardamento

Aggiunge Antonio Massacci: “Un continuo “bombardamento” di notizie inquietanti e in pochi si preoccupano del danno che si va facendo, negli animi, nei cuori, nelle menti, nella psiche. Si parla di ripresa, ma avremo persone pronte a ripartire? Oppure dopo la pandemia avremo un’epidemia di persone nel panico, di persone depresse? Avremo poi le figure mediche, pubbliche o private, sufficienti per la psicoterapia e per la psichiatria? Per contro imperversano ora gli oppositori che opponendosi chiedono anche ciò che non può essere chiesto, tanto loro non devono dare, credono, ma anche le opposizioni, pagheranno prezzo, anche se non ci credono e quindi chiedono senza vergogna, senza pudore. Ecco figlio caro, spero che chi ti leggerà questa mia lettera, non ti trasmetta l’indignazione, il turbamento dell’animo mio. Noi speriamo che tu e tutta la Comunità e chi vi lavora con tanta passione e profonda dedizione, vi manteniate in buona salute. Un bacio grande, Giorgio, che Dio ti benedica“.

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