34 milioni di presenze turistiche in meno nelle città d’arte. 7 miliardi di perdite

Sos città d'arte. Confesercenti chiede al governo di istituire delle zone franche urbane speciali nei centri storici dei comuni di interesse culturale ad alto flusso turistico

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:13

E’ un crollo di visitatori senza precedenti quello che si registra nelle città d’arte a causa dell’emergenza Covid. Afferma Patrizia De Luise, presidente nazionale Confesercenti: “E’ una situazione di gravità eccezionale, che richiede misure straordinarie”. Per questo, aggiunge De Luise, “chiediamo di istituire delle zone franche urbane speciali nei centri storici dei comuni di interesse culturale ad alto flusso turistico, che sono i più colpiti dall’onda lunga della crisi scatenata dall’emergenza coronavirus”.

Maschere di untori della peste al Carnevale di Venezia – Foto © Andrea Pattaro per AFP

Venezia maglia nera delle città d’arte

Sostiene Confesercenti: “Le zone franche dovrebbero consentire alle imprese che vi operano di godere di un sostegno speciale, sotto forma di un contributo da usare in compensazione dei versamenti tributari e contributivi. In questo modo daremmo un po’ di ossigeno ad attività ricettive, servizi turistici, imprese del commercio e di ristorazione e bar, adesso in asfissia. Senza un intervento, migliaia di piccole e medie imprese rischiano di saltare come birilli“. La maglia nera va a Venezia: per la millenaria Serenissima, simbolo del turismo Made in Italy e, sottolinea l’Ansa, solitamente tra le mete più ambite a livello globale.

10 milioni di presenze in meno a Roma

A Venezia si prevede una diminuzione di 13,2 milioni di presenze. Per un totale di 3 miliardi di euro di spesa turistica perduta. Segue Roma. Per la capitale le previsioni sono di 9,9 milioni circa di presenze in meno e 2,3 miliardi di consumi dei viaggiatori sfumati. A Firenze le perdite si attesteranno sui 5 milioni di presenze e 1,2 miliardi circa di consumi. A Milano la contrazione di presenze dovrebbe invece arrivare sfiorare i 4 milioni in meno. Per i consumi, invece,  sarà superiore ai 900 milioni di euro. A Torino si stima un calo di oltre 800 mila presenze e di 186 milioni di euro di spese turistiche in meno.

L’aggravante-smart working

La flessione dei visitatori stranieri non è compensata dal turismo interno degli italiani che hanno preferito mete balneari e borghi. A ciò va sommato un altro contributo negativo. Quello che deriva dal permanere di una quota elevata di lavoratori ancora in smart working. Una quota destinata a non diminuire troppo fino alla fine dell’anno, visto il prolungarsi dello stato di emergenza e le incertezze complessive. In queste 5 città, che registrano oltre 6,5 milioni di occupati totali, stimiamo un 13% di lavoratori agili, la cui assenza dai luoghi di lavoro sta causando la perdita di circa 250 milioni di euro al mese di spese per alloggio e ristorazione. Fino a fine anno, l’effetto smart working farebbe perdere a queste imprese 1,76 miliardi di euro. Conclude De Luise: “Il turismo sta pagando un prezzo molto alto per l’emergenza scatenata dal Covid. Un duro colpo che si avverte in modo particolare nelle grandi città d’arte. Qui il combinato disposto di frenata dei viaggiatori e allungamento del lavoro agile rischia di far saltare i sistemi imprenditoriali locali. Soprattutto quelli legati alla spesa turistica. Dai ristoranti ai bar, fino ai negozi dei centri storici“.

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