30 luglio. Giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani

La tratta più diffusa resta quella sessuale: 1 vittima su 12 ha meno di 18 anni, il 5% meno di 14.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:37

Il numero 14 del Bollettino informativo a cura della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale del Vaticano accende i riflettori soprattutto su quelle parti del mondo che hanno maggiori difficoltà a far sentire la propria voce, riguardo il tema della tratta degli esseri umani.

La situazione in Mozambico

Qui, il fenomeno della tratta esiste soprattutto riguardo a “bambini, donne e persone con problemi di pigmentazione della pelle”, ovvero albini. Così spiega Suor Marinês Biasibetti, segretaria generale della Cemirde (Commissione per migranti, rifugiati e sfollati all’interno della Conferenza episcopale del Mozambico), “in questi ultimi mesi, ci sono stati diversi casi di espianto di organi e di vendita di bambini albini nella regione centrale del Paese. Non possiamo dire che tali crimini siano direttamente legati alla pandemia, ma è vero che la crisi, associata alla povertà, ha favorito e alimentato talune pratiche dannose per la dignità umana e i diritti fondamentali delle persone”. Specifica, inoltre, che il Covid-19 “ha una conseguenza diretta sulle persone e le comunità, rendendole sempre più vulnerabili ai casi di traffico”. Riferisce che gli attacchi armati perpetrati nelle regioni settentrionali e centrali del Paese, come Cabo Delgado, “costringono ad enormi spostamenti persone che vivono in condizioni di estrema povertà e affrontano ogni tipo di difficoltà”. Ed è proprio “in questa mobilità che si possono creare condizioni favorevoli al verificarsi di casi di tratta”.

Un centro di ascolto per le donne a Capo Verde

Suor Milagros García, appartenente alla Congregazione delle Suore Adoratrici e coordinatrice della Commissione diocesana per le Migrazioni, riferisce che: “Abbiamo lanciato quattro progetti  ovvero un centro di ascolto e di sostegno integrale per le donne; l’intervento psicosociale per i minori in situazione di esclusione; l’approccio all’ambiente per aiutare le donne che in contesti di prostituzione; l’attività di sensibilizzazione nelle scuole superiori e nelle università, con forum e tavole rotonde”.

Lo sfruttamento in Italia

Save the Children riferisce, attraverso il rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili”, che sono state 2.033 le persone prese in carico dal sistema anti-tratta nel 2019. La forma più diffusa di sfruttamento resta quella sessuale (84,5%) e vede come vittime principalmente donne e ragazze (86%). 1 vittima su 12 ha meno di 18 anni, il 5% meno di 14.

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