SABATO 08 AGOSTO 2015, 000:03, IN TERRIS

Welfare sussidiario, una strada per uscire dal tunnel

AUTORE OSPITE
Welfare sussidiario, una strada per uscire dal tunnel
Welfare sussidiario, una strada per uscire dal tunnel
liliana ocminIn questo scorcio d’estate, sul fronte dell’occupazione, è arrivata la doccia fredda del Fondo Monetario Internazionale secondo cui “serviranno almeno 20 anni all’Italia per ritornare ai livelli pre-crisi” in uno scacchiere, quello europeo, che di certo non ride se è vero che, sempre secondo il FMI, la disoccupazione nell’eurozona è e resterà alta per molto tempo. In questo scenario, costellato di dibattiti e polemiche tra chi vede e chi no la ripresa, la Cisl sta portando avanti le proprie idee sul fisco, sulla previdenza e su lavoro, quest’ultimo culminate nella recente Proposta per un nuovo modello contrattuale, monitorando al tempo stesso l’iter legislativo dei vari decreti del Jobs Act e chiedendo con forza di riformare organicamente il sistema di politiche attive e dei servizi all’impiego che restano i nodi cruciali dell’asse lavoro su cui costruire la ripresa e lo sviluppo del nostro Paese.

Le statistiche sul lavoro di questi mesi, infatti, in maniera altalenate, se da un lato, rivelano segnali positivi, anche riconducibili alle misure contenute nel Jobs Act, dall’altro lato, evidenziano che la scossa vera, quella di cui effettivamente l’Italia ha bisogno per determinare l’inversione di marcia e creare buona e stabile occupazione, ancora non si vede soprattutto nelle aree del nostro Mezzogiorno dove - come ci ha riferito lo Svimez nell’ultimo “Rapporto sull'economia del Mezzogiorno 2015” – vi è un forte “rischio di desertificazione industriale e sottosviluppo permanente”, quello stesso sud che, tradizionalmente motore delle già poche nascite nel nostro Paese - sempre secondo lo Svimez - nel 2014 ha registrato solo 174 mila nascite, un record storico che rischia non solo di determinare nei prossimi anni uno stravolgimento demografico nel Mezzogiorno ma anche di alimentare ulteriormente quell’emergenza nazionale che si chiama denatalità, da noi più volte evidenziato.

Il prezzo più alto della crisi al sud lo stanno pagando senz’altro i giovani e le donne, di cui solo una su cinque lavora, con un tasso di occupazione femminile fermo intorno al 35,6%. In relazione alle giovani donne under 34: a fronte di una media italiana del 34% (in cui il centro-Nord arriva al 42,3%) e di una europea a 28 del 51%, il Sud si ferma al 20,8%. Male anche sul versante giovanile: al sud tra il 2008-2014 si sono persi c.a. 622 mila posti di lavoro tra gli under 34, con un tasso di disoccupazione under 24 che raggiunge il 56%.

Come donne della Cisl siamo interessate a mantenere alta l’attenzione sul tema dell’occupazione femminile che è poi strettamente connessa a quello del potenziamento delle politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e a quello del miglioramento della quantità ma anche della qualità dei posti di lavoro. Continuiamo a registrare scarsi progressi sul fronte del lavoro femminile che presenta ormai da troppo tempo livelli fermi a quel dato del 47% c.a. alimentato da lavori spesso precari, nel caso delle giovani generazioni, e dalle “over 55”, intrappolate nelle maglie delle ultime Riforme previdenziali e nel blocco del turn over nella pubblica amministrazione.

Ecco perché il Coordinamento Nazionale Donne, attraverso tutte le sue articolazioni e a tutti i livelli, è impegnata a costruire sul territorio come sui luoghi di lavoro alleanze stabili, costruttive e partecipate in piena sintonia con quanto prevede la Proposta Cisl per un nuovo modello contrattuale che nella diffusione e sperimentazione del welfare sussidiario a livello aziendale e territoriale individua lo strumento idoneo a dare risposta sia ai bisogni sociali delle persone che all’esigenza di produttività delle aziende.

Proprio nell’ambito della contrattazione una sempre maggiore presenza di sindacaliste, di donne qualificate portatrici di quel know-how di conoscenze e di sensibilità specifiche sulle tematiche di genere, sulle politiche family friendly nonché sulle pari opportunità e la non discriminazione può rappresentare ai tavoli contrattuali quel quid in più vincente per tutta l’Organizzazione e far finalmente camminare le nostre idee.

 
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